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Rapporto Consob sulla corporate governance: prende piede il sistema monistico e aumentano gli amministratori indipendenti. Sempre elevata la concentrazione proprietaria
Meno donne nelle posizioni apicali come quella di presidente o di ceo e meno investitori istituzionali, in particolare esteri, nell’azionariato. Sono queste le principali novità sulle quotate di Piazza Affari fotografate nell’ormai consueto Rapporto di Consob sulla corporate governance. Nel 2025 è anche aumentato il peso delle aziende che hanno adottato il modello di governo societario di tipo monistico, mentre la presenza di amministratori indipendenti è ormai diventata strutturale e le minoranze nei cda appaiono in progressivo rafforzamento. Non accenna però a fermarsi l’emorragia di delisting, con il mese di dicembre che sul listino di Milano ha visto 185 società italiane dalle 196 di fine 2024.
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Più donne, ma non nei ruoli di comando
Quanto alla presenza di donne nei consigli di amministrazione, questa sfiora il 44% e supera così la soglia minima del 40% prescritta dalla legge. In circa una società su cinque il genere femminile è ugualmente o più rappresentato rispetto a quello maschile, facendo registrare una continua crescita nell’ultimo triennio: 19% nel 2025, contro 15,9% nel 2024 e 15,2% nel 2023. Tuttavia, il bilancio è negativo quando si tratta dei ruoli che contano di più: a fine dicembre c’erano solo 21 presidentesse, contro le 24 dell’anno prima. Stesso discorso per le amministratrici delegate, scese a quota 17 da 18.
Diminuiscono gli investitori istituzionali
Segno meno anche per la presenza degli investitori istituzionali che superano le soglie rilevanti del 3% o del 5% nel capitale. Nel 2024 erano 53, nel 2025 sono calati a 46. In 12 mesi è diminuito pure il numero delle partecipazioni detenute da questi soggetti: 71 contro le precedenti 62. Per Consob si tratta in entrambi i casi di una conseguenza dovuta, almeno in parte, alla tendenza delle imprese a lasciare la Borsa. Di contro, si conferma l’elevata concentrazione proprietaria e, quindi, la limitata contendibilità del controllo: la quota detenuta dal principale azionista a fine dicembre era ancora in media al 48,7%, in lieve aumento rispetto agli anni recenti.
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Prende piede il sistema monistico
Sul fronte dei modelli di governance, pur restando prevalente quello tradizionale, è cresciuto nel tempo il peso delle quotate che adottano assetti alternativi e soprattutto il sistema monistico. A fine 2025 quest’ultimo rappresentava circa il 24% della capitalizzazione di mercato, contro il 20% di 12 mesi prima. Inoltre erano 68 gli emittenti, pari al 12,4% del valore totale, che avevano previsto in statuto il voto maggiorato: un dato in lieve calo rispetto al 2024, quando erano 72 (14,7%), soprattutto per effetto di operazioni di delisting. In crescita, invece, il numero di casi di voto maggiorato rafforzato (13 società).
La partecipazione di fondi pensione ed enti previdenziali
Per la prima volta il rapporto analizza anche il contributo dei fondi pensione italiani e degli enti previdenziali. I primi nel 2025 sono stati presenti in circa due terzi delle assemblee, ma con quote contenute, mentre i secondi sono intervenuti in un numero inferiore di sedute ma hanno rappresentato il 41,7% delle azioni degli istituzionali domestici presenti. In generale, la partecipazione degli azionisti alle assemblee delle società del Ftse Mib è stata elevata (73% del capitale) e in lieve incremento rispetto al 2024. E gli investitori istituzionali hanno continuato a svolgere un ruolo rilevante, rappresentando in media circa il 34% del capitale presente, in larga parte riconducibile a soggetti esteri (32%).
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Sempre più amministratori indipendenti
Per quanto riguarda gli organi sociali, Consob rileva il consolidamento delle principali tendenze degli ultimi anni. I consigli di amministrazione restano infatti stabili nella dimensione (in media circa 9,7 componenti) e registrano una presenza degli amministratori indipendenti di oltre il 50%. Parallelamente si rafforza il ruolo delle minoranze, con circa il 70% delle società che ne includono almeno uno a fronte del 66,5% del 2024. Si registrano infine una maggiore rotazione degli incarichi, con una riduzione della durata media nei board, e una crescente valorizzazione dell’esperienza, come evidenziato da un’età media dei componenti pari a circa 58 anni. Limitata, invece, l’internazionalizzazione dei consigli.
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