Siglato un accordo che punta a sostenere il ruolo dei consulenti finanziari nella pianificazione previdenziale. Al centro, la necessità di accompagnare cittadini, famiglie e imprese in una fase decisiva per il secondo pilastro
La previdenza complementare entra in una fase in cui le regole da sole non bastano più. Dopo le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, la sfida è trasformare la maggiore attenzione normativa in adesioni consapevoli, pianificazione di lungo periodo e strumenti comprensibili per lavoratori, famiglie e imprese. È in questo contesto che Anasf e Mefop hanno siglato un protocollo d’intesa per rafforzare la consulenza previdenziale e promuovere una più ampia cultura della pianificazione finanziaria e pensionistica.
L’accordo, presentato nel corso di una conferenza stampa con i vertici delle due realtà, apre a una collaborazione tecnica e istituzionale. Mefop metterà a disposizione competenze, strumenti e supporto specialistico per gli associati Anasf, con l’obiettivo di aiutare i consulenti finanziari a offrire un accompagnamento sempre più qualificato su un tema che, per effetto della longevità, delle carriere discontinue e dei cambiamenti del mercato del lavoro, riguarda ormai l’intero ciclo di vita.
Luigi Conte, presidente Anasf
Luigi Conte, presidente Anasf, ha richiamato proprio la trasformazione del mercato del lavoro: il venir meno del modello del posto fisso, la discontinuità delle carriere e il rischio che il Tfr venga consumato a ogni passaggio professionale modificano il modo in cui va costruito il futuro pensionistico. “Parlare di previdenza oggi non significa parlare soltanto di numeri, tabelle o coefficienti di conversione”, ha spiegato Conte. “Significa rappresentare l’idea di pianificare la vita lavorativa”.
Da qui anche la necessità di distinguere tra educazione finanziaria ed educazione previdenziale, due dimensioni collegate ma non sovrapponibili. “Il tema della pensione è un tema rispetto al quale non si può più derogare”, ha aggiunto Conte, sottolineando che la consulenza previdenziale deve diventare “una componente strutturale distintiva dell’approccio consulenziale”. Il compito dei consulenti, in questa prospettiva, è aiutare i cittadini a collegare le scelte di oggi con i bisogni di domani, costruendo quel “risparmio paziente” capace di attendere, proteggere e svilupparsi nel tempo.
La spinta gentile verso il secondo pilastro
Mauro Marè, presidente di Mefop
Mauro Marè, presidente di Mefop, ha allargato lo sguardo alla sostenibilità complessiva del sistema pensionistico italiano. Il punto di partenza è il rapporto tra popolazione attiva e pensionati, da cui dipende la tenuta del modello pubblico a ripartizione. “Il grande vantaggio dei sistemi a capitalizzazione è che c’è un accumulo reale di risorse” che, ha osservato Maré, contribuisce a limitare la possibilità che in futuro i costi del sistema pensionistico siano scaricati sulle generazioni future.
Per Marè, l’Italia non è ancora pronta per una piena obbligatorietà dell’adesione al secondo pilastro, ma le misure che incentivano la previdenza complementare vanno nella direzione corretta. Il nodo resta culturale: la conoscenza della finanza e della previdenza va rafforzata, soprattutto in un Paese in cui lo stock di ricchezza è concentrato in larga parte nelle generazioni più anziane.
In questa prospettiva, il trasferimento intergenerazionale può diventare anche uno strumento per sostenere i più giovani nella costruzione di uno “zainetto previdenziale”. Secondo Marè, creare meccanismi che favoriscano il passaggio di una parte del risparmio verso i giovani rappresenta “un atto di grande responsabilità” e un modo concreto per rafforzare la solidarietà intergenerazionale.
A illustrare i contenuti dell’intesa è stato Paolo Pellegrini, vicedirettore Mefop, che ha richiamato il ruolo dell’istituto come soggetto tecnico e istituzionale vicino ai fondi pensione. La collaborazione con Anasf, ha spiegato, consente di affiancare a questo presidio specialistico una rete territoriale capace di portare informazioni più chiare e complete a cittadini e imprese.
Il tema riguarda anche i datori di lavoro, chiamati a gestire gli adempimenti legati alle novità normative e a comprendere meglio il funzionamento della previdenza complementare. In particolare, per le piccole imprese, il consulente finanziario può contribuire a fare chiarezza sia sul piano degli obblighi connessi all’adesione automatica sia su quello della gestione del Tfr e della tesoreria aziendale.
Susanna Cerini, tesoriera Anasf e responsabile dell’area Finanza, Bilancio, Contabilità, Welfare e Previdenza, ha richiamato le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, gli obblighi informativi e formativi per la categoria e i più recenti dati Covip. In questo quadro, la consulenza può contribuire a ridurre il divario tra consapevolezza e adesione, accompagnando il Paese da livelli di partecipazione ancora intorno al 40% verso percentuali più vicine a quelle dei sistemi in cui l’adesione automatica o obbligatoria ha prodotto risultati più ampi.
Il protocollo Anasf-Mefop non va quindi letto soltanto come un’intesa tra due soggetti dell’industria. Il suo significato più rilevante risiede nel momento in cui arriva: una fase in cui la previdenza complementare è chiamata a uscire dal perimetro degli addetti ai lavori per diventare una scelta più naturale, tempestiva e comprensibile. Perché la riforma produca effetti reali non basteranno norme e moduli. Serviranno consulenza, educazione, linguaggi semplici e punti di riferimento capaci di trasformare la pianificazione previdenziale in una responsabilità condivisa.
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