Rapporto Assogestioni-Censis: gli italiani si aspettano un assegno pubblico pari al 48,4% della retribuzione. Ma il 13% non sa cosa sia un fondo pensione e il 45% dice di avere altre priorità. Gota: più informazione per garantire l’efficacia della riforma. Durigon: pensiamo a incentivi anche nella prossima manovra
Ancora poco informati sulla previdenza complementare, gli italiani si aspettano pensioni pubbliche decisamente basse, ma continuano a rimandare il momento in cui iniziare a pianificare il loro futuro post-lavorativo. È la fotografia scattata dalla settima edizione dell’indagine condotta da Assogestioni con il Censis sul rapporto tra italiani e risparmio, incentrata nel 2026 su uno dei temi più d’impatto e d’attualità per l’industria finanziaria. Le principali novità introdotte con l’ultima Legge di Bilancio in materia di secondo pilastro sono, infatti, in procinto di entrare in vigore e autorità di vigilanza e operatori sono al lavoro per garantire efficacia ed efficienza di un rinnovamento normativo atteso da oltre vent’anni.
Questa sconosciuta
Lo studio, intitolato ‘Le opportunità della previdenza complementare’, mostra che la possibilità di crearsi una pensione integrativa è sostanzialmente ancora poco conosciuta: solo il 28,9% del campione di lavoratori tra i 18 e i 50 anni dice di sapere bene cos’è la previdenza complementare, mentre il 57,6% la conosce a grandi linee e il 13,5% non ne sa nulla. Tuttavia, appena il 17% ha una competenza effettiva, verificata dal funzionamento dei suoi meccanismi di base, e solo il 6% è al corrente delle novità normative introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Inoltre, secondo il 55,8% circolano sul tema indicazioni poco chiare, mentre al 18,3% è capitato di ricevere informazioni che poi si sono rivelate false.
Diffidenza e procrastinazione pesano sulle adesioni
Tra chi è informato, oltre due su tre (76,1%) ritengono la previdenza complementare una soluzione per mantenere o migliorare il proprio tenore di vita da pensionato. E il 69,9% è convinto che, oltre a integrare l’assegno pubblico, potrebbe contribuire a generare le risorse per finanziare progetti, attività ed esigenze di vita nell’età longeva. Tuttavia, questo riconoscimento non si è ancora tradotto in adesione: seppure in aumento, infatti, i tassi di partecipazione restano inferiori al 40% delle forze di lavoro. Oltre alla diffidenza, sul decollo delle pensioni integrative pesa poi anche la persistenza di meccanismi di procrastinazione: il 45,0% è infatti convinto di avere altre priorità al momento, e che quindi ci penserà più avanti, e il 51,3% è certo che non abbia senso pianificare perché le regole cambiano troppo di frequente.
Rassegnati a pensioni pubbliche basse
Eppure, in media gli italiani si aspettano un assegno pubblico pari al 48,4% della propria retribuzione. Più precisamente, i dipendenti lo stimano pari al 49,7% e gli autonomi al 41,5%. In generale, il 24,7% ha indicato meno del 40%, il 46,7% tra il 40% e il 60%, il 17,4% più del 60% e l’11,2% ha dichiarato di non averne idea. In ogni caso, per oltre due su tre (76,6%) l’aumento dell’età di uscita non garantirà comunque un ammontare adeguato. Tanto che l’80,3% è convinto che i giovani non avranno una pensione dignitosa. Quanto ai desiderata, il 64,8% dei lavoratori vorrebbe lasciare entro i 60 anni. Aspirazione condivisa dal 68,1% dei 18-35enni, dal 65,1% dei 36-45enni e dal 59,3% dei 46-50enni. In media l’età di pensionamento ambita è quindi pari a 60 anni. Quando però si tratta della realtà, la percezione cambia: il 9,3% indica che andrà a riposo prima del 65° anno di età, il 34,4% tra i 65 e i 69 e il 56,3% a 70 anni o più. L’età media attesa è quindi di 69 anni. Scommettono sui 70 anni o più il 67,8% dei 18-35enni, il 56,4% dei 36-45enni e il 38,3% dei 46-50enni. Ne deriva che lo scarto tra quanto stimato e quanto desiderato è di ben 9 anni.
Nonostante il quadro difficile, l’indagine individua il game changer in grado di smuovere il lavoratori: la consulenza. Oltre uno su due (55,0%) di quelli che conoscono la previdenza complementare dichiara infatti che, se supportato nel comprenderne i vantaggi da un advisor capace e di cui si fida, probabilmente si deciderebbe ad iscriversi. E comunque il 55,9% apprezzerebbe l’affiancamento di professionisti esperti per capire bene contenuti, benefici e rischi delle varie forme. Da notare, poi, che il 42,8% utilizzerebbe, se disponibile, un’intelligenza artificiale fondata su una base di informazioni certificate per meglio comprendere opportunità e soluzioni.
Alfabetizzazione e collaborazione: la ricetta di Assogestioni
Maria Luisa Gota, Presidente Assogestioni (Imagoeconomica/Andrea Panegrossi/2026)I
Per la Presidente di Assogestioni, Maria Luisa Gota, la svolta passa quindi dalla diffusione della cultura previdenziale e dalla collaborazione tra operatori e autorità. “Quella sulla previdenza complementare è una riforma attesa da tempo e rappresenta un’occasione concreta per avvicinare più lavoratori”, ha rimarcato nel corso della presentazione del rapporto a Roma. Le nuove misure possono infatti dare una spinta alle adesioni, ma perché questo si traduca in partecipazione effettiva, secondo Gota c’è bisogno anche di “rafforzare l’alfabetizzazione previdenziale”, così da aiutare le persone “a comprendere per tempo il valore della pianificazione, del lungo periodo e delle opportunità che il sistema mette a disposizione”.
Fabio Galli, Direttore Generale Assogestioni (Imagoeconomica/Andrea Panegrossi/2026)
Una possibile direttrice, ha indicato, è quella della ‘paghetta previdenziale’ alla nascita: un piccolo patrimonio iniziale, alimentato con il contributo delle famiglie e con il sostegno pubblico. Non solo. Come sottolineato da Fabio Galli, direttore generale dell’associazione, il secondo pilastro è anche un elemento di stabilità per l’intero sistema finanziario: “Investitori istituzionali più solidi e capaci di contribuire a una sana allocazione del capitale sostengono lo sviluppo dei mercati e dell’economia reale”.
Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro (Imagoeconomica/Andrea Panegrossi/2026)
Presente all’evento romano, il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, ha definito la previdenza complementare “la gamba principale del futuro pensionistico” e sottolineato l’importanza di un maggiore aiuto statale. “Per la prossima manovra è ancora presto, però credo che previdenza complementare, flessibilità in uscita e giovani siano elementi fondamentali che dobbiamo mettere al centro”, ha affermato. Impegnandosi anche per un cambiamento di quella che definito “cultura del TFR”. “Incentivare con una tassazione inferiore quanto si deve pagare sarà sicuramente una cosa positiva: ci lavoriamo”, ha promesso.
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