I mercati si aspettano un ritocco dei tassi dello 0,25% giovedì e un altro di pari entità a luglio. Poi Lagarde dovrebbe fermarsi visti i rischi sulla crescita. Ma il costo del denaro resterà alto a lungo
Christine Lagarde, presidente della Bce
La conferma del rallentamento dell’inflazione in Germania e Spagna rinsalda la speranza dei mercati che la Banca centrale europea sia ormai prossima alla fine della stretta monetaria. Se infatti non c’è quasi nessun dubbio che nella riunione di giovedì 15 il board dell’Eurotower procederà con un nuovo aumento dei tassi dello 0,25%, il punto per gli investitori è capire cosa Lagarde e colleghi intendano fare dopo. E la tesi prevalente tra gli analisti è che ci sarà almeno un altro incremento di pari entità a luglio, con il picco a farsi sempre più in vista. Una prospettiva rinforzata dal fatto che, nel secondo trimestre, l’Eurozona è entrata ufficialmente in recessione tecnica.
Peter Goves, head of developed market debt sovereign research di Mfs Im
“Ci aspettiamo che la Bce aumenti il tasso di riferimento di 25 punti base raggiungendo il 3,50% questa settimana. L’attuale tasso terminale è atteso al 3,75%, una cifra che ci sembra ragionevole data la previsione di una crescita debole e un’inflazione in calo”, afferma Peter Goves, head of developed market debt sovereign research di Mfs Im. A suo dire, visto un probabile ritorno dell’indice dei prezzi al valore obiettivo non prima del 2025, la narrazione post-meeting dell’Eurotower potrebbe spostarsi su quanto a lungo i tassi rimarranno restrittivi piuttosto che su quanto saranno alti. “Crediamo che molto sia già stato fatto e l’indagine sui prestiti bancari testimonia il funzionamento del meccanismo di trasmissione. A nostro avviso, per il momento, i tassi core rimarranno in una fase di sostanziale stabilità”, aggiunge.
chief economist di Axa group e head of Axa Im Research
Per Gilles Moëc, chief economist di Axa group e head of Axa Im Research, Christine Lagarde ritoccherà i tassi di un quarto di punto e manterrà un orientamento restrittivo per il futuro ma senza una guidance precisa. “Continuiamo a pensare che luglio sarà il picco della stretta ma riteniamo anche che il consiglio direttivo non abbia raggiunto un consenso su cosa fare dopo la pausa estiva. Settembre rimane aperto, nonostante l’Eurozona sia entrata in recessione tecnica”, avverte.
Katharine Neiss, chief european economist di Pgim Fixed Income
Sarà proprio il Pil dell’Area a condizionate l’Eurotower nella visione di Katharine Neiss, chief european economist di Pgim Fixed Income. Per l’esperta, infatti, un’economia più debole, oltre giustificare la riduzione del ritmo della stretta, fa pensare che si sia più vicini al picco. “Se i segnali di rallentamento dovessero mostrare un’accelerazione, non saremmo sorpresi di vedere la Bce sospendere il ciclo di rialzo, con tassi più alti per un periodo più lungo, mentre l’inflazione torna gradualmente verso l’obiettivo del 2%”, chiarisce.
Di parere leggermente diverso Eoin O’Callaghan, macro strategist di Wellington Management, convinto che Francoforte potrebbe mantenere i tassi a un livello più elevato e più a lungo, creando un rischio al rialzo per le previsioni del mercato. “La decisione della Bce di rallentare il ritmo dei ritocchi a 25 punti base nella riunione di maggio mostra una certa sensibilità al rallentamento della crescita del credito e ai rischi associati alle recenti tensioni finanziarie. Ciononostante, le sue stesse previsioni sono coerenti con un tasso terminale inferiore al 4% e i rischi legati a queste proiezioni ci sembrano sbilanciati verso l’alto”, spiega. Per O’Callaghan, in assenza di uno scenario sfavorevole come l’intensificarsi delle difficoltà per le banche, è probabile che l’istituto centrale continui il suo processo di normalizzazione fino al prossimo autunno. “Inoltre, i tassi reali suggeriscono l’esistenza di un rischio al rialzo in relazione all’entità dell’inasprimento che la Bce dovrà intraprendere. Nel complesso, gli investitori dovrebbero prepararsi a una continuazione della divergenza, con implicazioni diverse per i prezzi degli asset dell’Eurozona rispetto a quelli del resto del mondo”, conclude.
Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors
Fuori dal coro i pareri di Franck Dixmier, global chief investment officer per la divisione Fixed Income di Allianz Global Investors. “Nonostante il fatto che l’Eurozona sia entrata in recessione tecnica, le pressioni inflazionistiche persistono e ciò imporrà alla Bce di continuare a inasprire le politiche monetarie per preservare la propria credibilità e ancorare le aspettative di inflazione sul mercato”, fa sapere. “Data la persistenza dell’inflazione core, riteniamo che le aspettative del mercato non tengano sufficientemente conto del potenziale di ulteriori rialzi dei tassi in questo ciclo di inasprimento monetario. Pertanto, è troppo presto per gli investitori costruire posizioni di lunga durata nel mercato dei rendimenti della zona euro”.
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