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Secondo il Global Wealth Report di Allianz, gli asset finanziari globali delle famiglie sono diminuiti del 2,7%. In Italia -5,1%, peggio del 2008. Ma per il 2023 si prevede un ritorno alla crescita
Inflazione, guerra e rallentamento dei mercati sono costati cari a risparmiatori di tutto il mondo che hanno archiviato il 2022 con un pesante bilancio. Il patrimonio finanziario delle famiglie a livello globale si è infatti ridotto del 2,7%, calando a 233.000 miliardi di euro. Mai così tanto dalla crisi finanziaria globale del 2008. E l’Italia ha fatto peggio della media: da noi gli asset finanziari lordi sono diminuiti del 5,1% lo scorso anno, superando addirittura le perdite registrate durante la grande crisi finanziaria (-4,6%). È quanto emerge dal quattordicesimo Global Wealth Report di Allianz, che ha analizzato il patrimonio finanziario e l’indebitamento delle famiglie di quasi 60 Paesi.
2022 annus horribilis
Lo scorso anno i prezzi degli asset sono diminuiti in modo generalizzato in uno scenario totalmente ribassista, ma le performance delle tre principali asset class sono state diverse. Mentre i titoli (-7,3%) e le assicurazioni/pensioni (-4,6%) hanno subito una netta battuta d’arresto, i depositi bancari hanno infatti registrato una crescita robusta: +6,0%. Complessivamente sono andati in fumo asset finanziari per un valore di 6.600 miliardi di euro. A livello geografico il Nord America ha registrato il calo più pronunciato (-6,2%), seguito dall’Europa Occidentale (-4,8%). In Asia, invece, ad eccezione del Giappone, i tassi di crescita sono stati relativamente elevati. Anche gli asset finanziari della Cina sono cresciuti, registrando un aumento del 6,9%. Tuttavia, rispetto all’anno precedente (+13,3%) e alla media di lungo periodo degli ultimi 20 anni (+15,9%), anche per Pechino l’andamento si è rivelato piuttosto deludente.
Effetto inflazione: il caso Italia
Da sottolineare che, nonostante tutto, a dicembre dello scorso anno il patrimonio finanziario delle famiglie a livello globale era ancora quasi il 19% al di sopra dei livelli pre-Covid in termini nominali. Ma quasi due terzi della crescita è stata cancellata dell’inflazione, riducendo l’incremento reale a un esiguo 6,6% in tre anni. Mentre la maggior parte delle regioni ha potuto almeno conservare un certo aumento reale, l’Europa Occidentale ha pagato lo sotto più alto: ogni guadagno nominale è stato infatti annullato e la ricchezza reale è diminuita del 2,6% rispetto al 2019.
“Per anni i risparmiatori si sono lamentati dei tassi di interesse a zero, ma il vero nemico dei risparmiatori è l’inflazione, e non solo l’impennata dei prezzi dopo il Covid”, fa notare il capo economista di Allianz, Ludovic Subran, che a questo proposito cita il caso Italia. Da noi, infatti, negli ultimi vent’anni gli asset pro capite sono aumentati del 57% al lordo dell’inflazione, mentre al netto del carovita l’incremento è stato solo di un modesto 7%. “Ciò sottolinea la necessità di un risparmio intelligente e di una maggiore alfabetizzazione finanziaria. Ma l’inflazione è un nemico difficile da combattere. Senza alcuni incentivi e sussidi per il risparmio a lungo termine, la maggior parte dei risparmiatori potrebbe avere difficoltà”, sottolinea quindi l’esperto.
Cambiamento di preferenza: italiani innamorati del reddito fisso
Guardando alle singole attività, la causa principale del calo della ricchezza è stata l’asset class delle assicurazioni/pensioni, che ha perso il 12,0% del valore. Male anche i titoli (-7,1%), mentre i depositi bancari, invece, hanno continuato a crescere (+0,9%) anche se al ritmo più lento degli ultimi undici anni. In quest’ambito il cambiamento dei comportamenti di risparmio ha giocato un ruolo importante: mentre i risparmiatori italiani hanno ridotto nettamente gli afflussi verso i depositi bancari del 78,7% (a 14,9 miliardi di euro), il risparmio complessivo è sceso ‘solo’ del -44,1%, a 80 miliardi di euro. Gli acquisti di obbligazioni hanno invece toccato quota 64,8 miliardi di euro, contro i -19,4 miliardi dell’anno prima. “Dopo anni di riduzione ‘forzata’ dei portafogli obbligazionari, le famiglie italiane si sono nuovamente innamorate del reddito fisso, non da ultimo delle obbligazioni sovrane: la svolta dei tassi d’interesse ha cambiato la loro preferenza”, si legge nel report.
Rispetto all’anno pre-pandemia del 2019, gli asset finanziari degli italiani sono ancora superiori dell’8,7%, ma solo in termini nominali. Al netto dell’inflazione, i risparmiatori del nostro Paese sono infatti più ‘poveri’: il loro patrimonio ha perso il 1,8% in potere d’acquisto. Contemporaneamente la crescita dell’indebitamento è rallentata al 2,8%, dopo il 3,8% del 2021. Le attività finanziarie nette, infine, sono diminuite del 6,9%. E con un patrimonio finanziario netti pro capite pari a 69.350 euro, l’Italia è scesa al 16° posto nella classifica dei venti Paesi più ricchi, facendo a cambio di posizione con l’Irlanda, ma rimanendo davanti a Francia e Germania. Per gli esperti Allianz, il nostro Paese tornerà a una crescita positiva: nel 2023, si prevede un aumento degli asset finanziari di oltre il 2%.
Ritorno alla crescita nel 2023
Il prossimo anno, secondo il report, gli asset finanziari globali dovrebbero comunque tornare a crescere a livello globale, soprattutto grazie all’andamento finora positivo dei mercati azionari. La previsione è infatti di un incremento complessivo del 6%, tenendo conto anche di un’ulteriore ‘normalizzazione’ del comportamento di risparmio. Considerando per quest’anno un tasso di inflazione globale di circa il 6%, le famiglie dovrebbero quindi evitare un altro anno di perdite reali. Kathrin Stoffel, co-autrice del rapporto, avverte però che le prospettive a medio termine appaiono piuttosto contrastanti. “Non ci saranno elementi monetari o economici favorevoli. La crescita media degli asset finanziari globali dovrebbe oscillare tra il 4% e il 5% nei prossimi tre anni, nell’ipotesi di conferma dei rendimenti medi dei mercati azionari”, spiega. Precisando che il nuovo scenario geopolitico ed economico prevede maggiori oscillazioni di mercato. E gli anni ‘normali’ potrebbero finire per costituire l’eccezione.
Un mondo più austero
L’inversione di tendenza dei tassi d’interesse si è fatta sentire chiaramente anche sul lato delle passività delle famiglie. Dopo l’aumento del 7,8% del debito privato globale nel 2021, l’anno scorso la crescita si è ridotta al 5,7%. Il calo più netto si è registrato in Cina, dove l’aumento del 5,4% registrato è il dato più basso di sempre. Complessivamente, a dicembre dello scorso anno le passività delle famiglie a livello mondiale ammontavano a 55.800 milioni di euro. Mentre il divario tra il debito e la crescita economica si è ampliato a 3,9 punti percentuali, a livello globale il rapporto debito privato/Pil (ossia le passività in percentuale del Prodotto interno lordo) è diminuito significativamente di oltre 2 punti percentuali, attestandosi al 66,1%.
Questo, evidenziano gli analisti Allianz, sta a indicare che il rapporto di indebitamento globale per le famiglie è tornato più o meno allo stesso livello di inizio millennio, denotando un livello di stabilità notevole che difficilmente si concilia con la narrazione diffusa di un mondo che affoga nel debito. Da notare che però ci sono stati dei cambiamenti nel panorama del debito mondiale. In primo luogo, la stabilità caratterizza lo sviluppo delle economie avanzate, mentre nella maggior parte dei mercati emergenti il rapporto di indebitamento è aumentato notevolmente negli ultimi due decenni. In testa c’è la Cina, dove il rapporto è più che triplicato, raggiungendo il 61%.
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