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Secondo la ING Global Investment Survey, tre su quattro investono già o sono disponibili a farlo. Aumenta la consapevolezza che lasciare i soldi fermi sia un rischio, ma pesano la paura delle perdite e la complessità degli strumenti
Altro che conti deposito. Gli italiani hanno molta meno diffidenza nei confronti dei mercati di quanto si pensi e sono pronti a mettere a frutto il proprio gruzzolo, soprattutto di fronte a prodotti trasparenti e se nella scelta sono supportati da un consulente. Il quadro emerge dalla ING Global Investment Survey, stando alla quale il 76% dei nostri connazionali possiede risparmi e il 44% li impiega già strumenti finanziari. E se a questi si aggiunge un ulteriore 32% che al momento non investe ma si dichiara disponibile a farlo, si arriva a tre persone su quattro.
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Gli europei investono sempre di più. Italiani sul podio
Secondo la survey, condotta dal team di ricerca della banca insieme a Ipsos in 12 Paesi, il resto dell’Eurozona non si discosta molto dall’Italia: i fondi valgono il 23% delle attività finanziarie delle famiglie, la quota più alta dall’inizio del secolo, mentre i depositi scendono dal 67% del 2019 al 62% del 2025 e toccano così il livello più basso dal 2008. Inoltre, dallo scorso anno, i risparmiatori del Vecchio Continente stanno destinando una quota più ampia (37% dal 24% del periodo 2015-2024) dei nuovi accantonamenti finanziari agli investimenti: fondi, obbligazioni e azioni. In questo scenario, con il 44% di investitori, il nostro Paese si colloca al secondo posto tra quelli dell’Eurozona dietro alla Germania (46%). Il dato che più colpisce è però un altro: la quota di chi dichiara di non voler investire in futuro, il 24%, è la più bassa. Il segnale, sottolinea lo studio, di “un grande potenziale per una più ampia partecipazione”.
Perché si guarda agli investimenti
A spingere verso i mercati è la crescente consapevolezza dell’importanza di proteggere i propri risparmi nel tempo. Anche in un contesto caratterizzato da una diffusa prudenza finanziaria, molti italiani riconoscono infatti che non investire comporta a sua volta un pericolo: quello di vedere diminuire il valore reale dei propri soldi a causa dell’erosione dell’inflazione. Questa rischio è ben compreso dal 72% degli investitori e dal 65% di chi potrebbe iniziare in futuro. Gli investimenti sono inoltre visti come uno strumento per costruire sicurezza finanziaria nel lungo periodo, in un contesto economico e previdenziale sempre più incerto.
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Il “prezzo” dei depositi
A questo proposito, lo studio quantifica quello che definisce il costo nascosto dei depositi sia per le famiglie stesse sia per l’economia reale. Un calcolo basato non su un indice teorico ma sul rendimento medio effettivo dei portafogli degli europei. Se gli italiani avessero investito in fondi anche solo il 25% del denaro che hanno destinato ai depositi, oggi avrebbero 130 miliardi in più: il 5,8% del Pil. Stesso discorso per il Vecchio Continente, il cui patrimonio complessivo avrebbe potuto essere superiore di circa 1.170 miliardi.
Gli ostacoli: paura di perdere e complessità
Nonostante la disponibilità, alcuni ostacoli restano però difficili da superare. Primo fra tutti l’avversione al rischio: oltre il 64% degli italiani preferisce impieghi più sicuri anche a fronte di rendimenti inferiori e circa quattro su dieci venderebbero se registrassero perdite del 10%. Pesa poi la percezione di complessità: per il 43% aprire un conto investimenti è ancora troppo complicato e uno su due afferma che potrebbe investire maggiormente se i prodotti fossero più semplici da capire. C’è poi un 47% che incrementerebbe gli impieghi qualora gli strumenti offerti avessero costi inferiori. Un tema che lo studio lega a quello fiscale, con il 57% del campione che investirebbe di più in presenza di una tassazione nulla o agevolata. Infine, a scoraggiare è anche la fiducia nella proprie conoscenze finanziarie: appena il 51% si sente sicuro della propria comprensione di prodotti relativamente semplici come azioni e bond.
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Parole d’ordine: trasparenza, semplicità e consulenza
Gli stessi ostacoli indicati dai risparmiatori, secondo ING, possono dunque trasformarsi in opportunità per rendere i mercati ancora più accessibili. Gli italiani si mostrano infatti particolarmente ben disposti verso prodotti più semplici da comprendere, meno costosi e supportati da vantaggi fiscali. Anche un accesso più agevole all’educazione finanziaria e alla consulenza viene indicato come elemento importante: circa il 40% si affiderebbe a un professionista per fare chiarezza su economia e investimenti, analizzare aziende o settori. “La sfida non è tanto generare interesse verso gli investimenti”, fa notare da ING Italia il senior economist Paolo Pizzoli, “quanto aiutare i risparmiatori a trasformare questa disponibilità in comportamenti concreti”. Per riuscirci, a suo parere, è necessario ridurre le barriere: a partire dalla paura di perdere, dalla complessità percepita e dalla limitata familiarità con i mercati.
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