Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli ETF
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
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Tenere fermi 10mila euro sul conto corrente significa veder calare il potere di acquisto del proprio gruzzolo di 160 euro l’anno a causa del carovita. Ma le famiglie italiane continuano a lasciare parcheggiati i propri risparmi, che complessivamente ammontano a quasi 902 miliardi di euro, sia per inerzia sia perché non hanno chiaro il quadro della situazione. È quanto emerge dall’European Wealth Drain Index di Revolut, secondo cui una possibile svolta potrebbe arrivare dai micro-investimenti.
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Stando ai calcoli di Revolut, in Italia i depositi vincolati a un anno rendono in media il 2,80% contro un’inflazione all’1,60% e questo significa che garantiscono un rendimento reale positivo di 120 euro l’anno. Tuttavia, mantenere il denaro inattivo fa perdere una sostanziale crescita sul mercato a lungo termine. È infatti guardando ai mercati che il paradosso diventa più evidente: un investimento diversificato, ad esempio in un ETF che replica l’indice MSCI Europe (rendimento annualizzato a dieci anni del 9,06%), potrebbe fruttare fino a 626 euro l’anno sempre a fronte di 10.000 euro impiegati. Se poi il ragionamento si allarga all’intero Paese, il costo dell’immobilismo diventa pesantissimo: convogliare quei 901,8 miliardi di risparmio bancario passivo verso i mercati dei capitali significherebbe immettere nell’economia tricolore 56,5 miliardi di capitale di crescita annuale. Un tema tanto più attuale mentre l’Europa punta a mobilitare 33.000 miliardi di euro di ricchezza privata totale del continente per ripartire e far fronte alla concorrenza di Usa e Cina.
Secondo la ricerca condotta su un campione di mille persone, quasi un italiano su cinque (19,6%) non ha risparmi tradizionali e chi dispone di un gruzzoletto si scontra con tre barriere nei confronti degli investimenti. La prima è il divario di consapevolezza: in sostanza, si tratta del noto problema della scarsa educazione finanziaria dei nostri connazionali. Il 54% dei rispondenti, infatti, valuta male o non conosce affatto il rapporto tra i propri rendimenti e il carovita. Nello specifico, non solo il 25,5% non sa come si confrontano i tassi di deposito con l’inflazione ma il 17,7% crede anche erroneamente che i tassi siano più alti e il 10,8% li ritiene equivalenti. Altro ostacolo è l’inerzia: due risparmiatori su tre (67,9%) non hanno mai cambiato banca al fine di ottenere rendimenti migliori, spesso per fedeltà all’istituto di fiducia (22,4%), per mancanza di informazioni su dove guardare (21,8%) o perché percepiscono la differenza di tasso trascurabile (18%). Infine, pesa anche la frammentazione: circa il 43% del campione usa più app finanziarie contemporaneamente e, per oltre la metà di loro, questo complica le scelte di investimento. Lo dimostra il fatto che 36,7% ammetta di non avere una visione chiara su quanto potrebbe permettersi di destinare ai mercati, mentre il 17,1% trova troppo complicato spostare denaro tra piattaforme diverse.
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Se percezione del rischio (24,3%) e scarsa conoscenza finanziaria (22,5%) restano i principali freni all’investimento, lo studio indica anche possibili soluzioni: il 35,1% degli intervistati inizierebbe infatti a mettere a frutto i propri soldi se potesse farlo attraverso piccole somme, il 33,5% chiede maggiore trasparenza sui rischi e il 14,3% apprezzerebbe strumenti di educazione finanziaria in-app. Non solo. I dati interni della fintech dimostrano che un’unica piattaforma digitale di servizi bancari, conti con interessi accreditati giornalmente, strumenti per la formazione e micro-investimenti riducono le barriere d’ingresso: il primo deposito medio di investimento per un cliente Revolut nell’UE è di 406 euro, con una mediana di soli 18. Spinti da questo modello accessibile, viene sottolineato, i risparmiatori attivi nel Vecchio Continente sono cresciuti del 56% su base annua. “Una forte economia europea ha bisogno di istituzioni finanziarie solide e innovative che restino vicine ai cittadini e modernizzino l’infrastruttura finanziaria”, ha concluso la ceo di Revolut per l’Europa Occidentale Béatrice Cossa-Dumurgier.
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