Il Digital Investor Study di Vanguard fotografa il divario tra conoscenze dichiarate e scelte d’investimento: solo uno su tre ha un’asset allocation definita. Educazione finanziaria e supporto comportamentale fondamentali per le piattaforme digitali
La familiarità con gli strumenti finanziari non sempre va a braccetto con la capacità di ideare piani d’investimento consapevoli. Gli investitori italiani fai-da-te che operano attraverso le piattaforme digitali guardano al lungo periodo, riconoscono l’importanza della diversificazione e mostrano una crescente attenzione ai costi. Eppure, tra le intenzioni e le scelte concrete resta una distanza significativa. Sebbene il 63% ritenga di possedere conoscenze sufficienti sui prodotti finanziari per raggiungere i propri obiettivi, soltanto il 33,6% dispone di un’asset allocation strategica chiaramente definita. È quanto emerge dal Digital Investor Study di Vanguard, condotto su 2.014 investitori autonomi con sede in Italia, che mette in luce il divario tra consapevolezza e comportamenti, ma anche il ruolo che educazione finanziaria e supporto comportamentale possono svolgere nel colmarlo.
Fabrizio Zumbo, senior specialist del Client Research Centre di Vanguard
Nell’illustrare i risultati della ricerca, Fabrizio Zumbo, senior specialist del Client Research Centre di Vanguard, distingue subito la familiarità con i prodotti dalla conoscenza del processo d’investimento. Prima di tutto, infatti, vengono obiettivi, orizzonte temporale e approccio al rischio; soltanto dopo arrivano la scelta degli strumenti e la gestione del portafoglio. La fiducia nelle proprie capacità non manca e rappresenta una delle ragioni che spingono gli italiani a investire autonomamente: il 46,8% delle motivazioni indicate al primo posto è riconducibile alla sicurezza nelle proprie competenze, contro il 51,3% legato al rapporto con la consulenza finanziaria, in particolare ai costi giudicati troppo elevati rispetto al valore ricevuto. Ma la fiducia non basta, se non è accompagnata da una pianificazione reale. Il 49% degli intervistati, infatti, ha soltanto un’idea generale della propria asset allocation, senza averla definita chiaramente. “La crescita degli investimenti fai-da-te rappresenta un’evoluzione importante nell’accesso ai mercati finanziari”, spiega l’esperto. “Ma la vera sfida è aiutare gli investitori a trasformare le proprie conoscenze e intenzioni in comportamenti coerenti con gli obiettivi di lungo periodo”.
Le buone intenzioni degli investitori
Ma il campione mostra anche segnali positivi. Infatti, circa l’84% degli intervistati indica un obiettivo d’investimento specifico, con il 66% che dichiara un orizzonte temporale superiore a cinque anni e il 79% che considera la diversificazione importante. Per Zumbo, i dati sono lo specchio dell’evoluzione delle piattaforme digitali, che da semplici strumenti di trading oggi rappresentano uno spazio utile anche per chi desidera accumulare patrimonio nel tempo. Sul rischio emerge invece maggiore prudenza: meno della metà degli intervistati (43%) sarebbe disposto ad accettare una probabilità più alta di perdita per aumentare il patrimonio. Un numero che inevitabilmente si collega al tema dell’educazione finanziaria, da non confondere con la semplice conoscenza dei prodotti.
La distanza tra intenzioni e comportamenti emerge soprattutto nella costruzione del portafoglio: pur attribuendo importanza alla diversificazione, non tutti gli investitori adottano un’allocazione strategica. La stessa contraddizione si riflette anche nella frequenza in cui viene modificato il portafoglio: il 43% degli intervistati acquista nuovi strumenti finanziari almeno una volta a trimestre, mentre il 65% effettua vendite almeno una o due volte all’anno. A influenzare queste scelte è spesso l’andamento delle performance: il 32,1% indica i rendimenti elevati come principale ragione di acquisto, mentre il 22,9% vende fondi o ETF quando i risultati sono inferiori alle aspettative. Secondo Zumbo, questi comportamenti evidenziano il peso che i bias cognitivi possono avere nelle decisioni finanziarie, soprattutto quando le oscillazioni dei mercati spingono a modificare gli investimenti sulla base dei risultati più recenti. In questo senso, il behavioural coaching assume un ruolo sempre più importante. Un approccio che aiuta gli investitori a riconoscere e controllare le reazioni emotive, evitando scelte impulsive durante le fasi di volatilità, diventa così una guida per navigare le difficoltà del cosiddetto ‘market timing’. Dalla ricerca emerge un crescente interesse per questo tipo di supporto: il 63% degli intervistati vorrebbe approfondire le conseguenze delle decisioni influenzate dalle emozioni, mentre il 70% gradirebbe ricevere notifiche automatiche e tempestive dalla propria piattaforma per affrontare i momenti di turbolenza dei mercati.
ETF protagonisti, cresce l’interesse per i PAC
Gli ETF sono i protagonisti dei portafogli degli investitori autonomi: il 49,7% li indica tra gli strumenti maggiormente utilizzati. Non solo. Il 38,3% prevede infatti di aumentarne l’utilizzo nei successivi 12-24 mesi, mentre il 48% dichiara di voler spostare maggiori somme dalle strategie attive verso ETF o fondi indicizzati. Infine, il 55% del campione dichiara che, se ne avesse la possibilità, investirebbe di più in portafogli modello basati su ETF. Il dato più significativo sul versante della disciplina è l’interesse per i piani di accumulo: il 69% si dice interessato ad avviare un PAC in ETF nei prossimi 12-24 mesi, quota che sale al 72,7% fra i Millennial. L’attenzione ai costi è crescente, ma la conoscenza degli strumenti presenta margini di miglioramento: solo il 19,4% afferma di conoscere bene gli ETF e il 44,4% ne possiede conoscenze di base. Ma la volontà non manca: il 66% investirebbe di più in ETF se avesse accesso a una migliore educazione finanziaria o a indicazioni più approfondite.
Le piattaforme digitali sono oggi un punto di riferimento per gli investitori fai-da-te. Non stupisce perciò che l’82,7% degli intervistati si dichiara soddisfatto della propria piattaforma principale, soprattutto per l’offerta di prodotti (34,7%) e la facilità operativa (20,4%). Le aspettative, tuttavia, vanno oltre la semplice possibilità di acquistare e vendere strumenti finanziari. Il 69% vorrebbe contenuti più chiari su come investire e selezionare i prodotti, il 68% chiede maggiori strumenti analitici e ricerche di terzi, mentre il 65% auspica più analisi sulle prospettive dei mercati. Il 59% afferma inoltre che investirebbe somme maggiori se la propria piattaforma offrisse più materiali di educazione finanziaria. Un’esigenza che emerge anche dalle abitudini informative: il 73% dedica meno di una settimana alla ricerca su un prodotto prima di acquistarlo o venderlo, mentre le fonti più utilizzate per prendere decisioni sono i siti di informazione ed educazione finanziaria (35,1%) e amici e familiari (25,9%).I social media (0,8%) e gli influencer finanziari (2,4%) restano invece relegati a un ruolo più marginale.
Investire in autonomia, ma con il supporto del consulente
La scelta di gestire autonomamente i propri investimenti non sembra però escludere il bisogno di un supporto professionale. Se il 23,1% degli intervistati considera il costo della consulenza eccessivo rispetto al valore ricevuto, il 52% afferma che la possibilità di confrontarsi con un consulente finanziario, anche soltanto una o due volte all’anno, aumenterebbe la propria soddisfazione verso la piattaforma utilizzata. Emerge inoltre una significativa apertura verso le nuove tecnologie: il 58% si dichiara disposto a fidarsi di strumenti e chatbot basati sull’intelligenza artificiale per ricevere orientamento finanziario. Risultati che, secondo Vanguard, evidenziano le opportunità di evoluzione delle piattaforme digitali verso modelli ibridi, capaci di affiancare all’autonomia operativa forme di assistenza personalizzata, sia attraverso il supporto umano sia mediante strumenti tecnologici. La sfida, dunque, per Vanguard non riguarda soltanto l’ampliamento dell’offerta o la riduzione dei costi, ma anche la capacità di accompagnare gli investitori nelle diverse fasi del loro percorso finanziario.
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