Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli ETF
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
4 min
Un presente che genera paura e insicurezza e il risparmio che fa sempre più fatica a trasformarsi in progettualità di lungo periodo. È questa la fotografia del nostro Paese scattata dalla seconda wave dell’Osservatorio Look to the Future 2026 di Athora Italia, stando al quale tre italiani su dieci lasciano i soldi fermi sul conto corrente per paura degli imprevisti, mentre una famiglia su due non riesce più ad accantonare. Tuttavia, aumenta l’interesse verso strumenti di investimento graduali e flessibili, come i PAC, e per le polizze vita. E il supporto del consulente finanziario resta cruciale nonostante l’avanzare dell’intelligenza artificiale.
📰 Leggi anche “3 italiani su 5 preoccupati di non riuscire a risparmiare“
La ricerca evidenzia una forte tensione tra consapevolezza finanziaria e comportamento concreto: gli italiani identificano nell’inflazione e nell’erosione del potere d’acquisto i principali fattori che incidono sulla capacità di accantonare, ma a prevalere è ancora una diffusa tendenza all’inattività. Anche quando il risparmio c’è, resta spesso fermo, frenato soprattutto dal timore di non avere risorse subito disponibili in caso di necessità. Per questo motivo oltre il 60% di chi continua a mettere da parte denaro mantiene il proprio gruzzolo interamente liquido, tra conto corrente e contanti. La ragione è che il cash viene considerato una garanzia di disponibilità immediata (53%), un elemento che rafforza il senso di controllo (30%) e fonte di sicurezza (25%): tre motivazioni, sottolinea l’indagine, “che confermano come la paura del presente finisca spesso per prevalere sulla costruzione del futuro”. Molti mostrano poi cognizione rispetto all’importanza di mantenere una quota di liquidità disponibile per affrontare imprevisti e spese quotidiane, indicando come adeguata una riserva pari a tre o quattro mesi di spese familiari (38%). Nonostante ciò, quasi la metà avrebbe difficoltà a sostenere un esborso imprevisto di cinquemila euro.
A incidere è anche il progressivo deterioramento della capacità di risparmio: per una famiglia su due, infatti, le spese eguagliano o superano le entrate. Non solo: il 66% segnala un peggioramento della propria capacità di accantonare rispetto a due-tre anni fa, soprattutto a causa dell’inflazione. Tuttavia, il quadro non è solo negativo: il 51% degli italiani riesce comunque a mettere da parte qualcosa e circa un risparmiatore su due (53%) ha accumulato in media tra il 5 e il 20% del reddito negli ultimi dodici mesi.
📰 Leggi anche “Metà degli over 50 rischia di vivere 10 anni senza risparmi“
Anche quando il risparmio è possibile, spicca però un approccio prevalentemente difensivo. Le principali motivazioni che spingono ad accantonare risorse sono infatti la protezione dagli imprevisti (54%) e la ricerca di tranquillità economica (48%). Gli obiettivi di lungo periodo sono invece meno centrali: tra chi accumula per progetti futuri, prevalgono spese legate al tempo libero e ai viaggi, mentre l’istruzione dei figli si colloca solo al quinto posto tra le priorità.
L’indagine mostra anche una contraddizione significativa: gli italiani non rifiutano il concetto di investimento e ne riconoscono il potenziale in termini di rendimento, ma spesso non riescono a trasformare questa consapevolezza in azione. Il rischio viene infatti ancora percepito in modo polarizzato, come scelta tra la totale sicurezza della liquidità e strumenti considerati eccessivamente rischiosi. Restano poi poco conosciute le soluzioni intermedie capaci di combinare gradualità, flessibilità e protezione. In questo contesto cresce l’interesse verso formule di investimento progressive: il 23% dei risparmiatori investe in piani di accumulo, confermando la preferenza per strumenti che consentano un approccio graduale e controllato. Le priorità principali sono la protezione del capitale e la possibilità di uscire rapidamente in caso di necessità e confermano come il bisogno di controllo e flessibilità prevalga spesso sulla ricerca di rendimento nel lungo periodo. Allo stesso tempo sale l’attenzione verso le polizze vita a contenuto finanziario integrate con servizi di protezione. Tra chi investe e conosce questo tipo di prodotti, quasi uno su due è interessato ad acquistare coperture legate alla non autosufficienza.
📰 Leggi anche “Risparmio, solo un italiano su quattro investe: cosa cerca“

Infine, la consulenza continua a rappresentare un elemento centrale. Chi investe si confronta principalmente con advisor finanziari e banche, confermando il valore attribuito al supporto professionale nella comprensione dei prodotti e nella definizione degli obiettivi. In parallelo, iniziano però ad affermarsi anche nuovi strumenti digitali: il ricorso all’intelligenza artificiale riguarda il 7% di chi investe e sale al 23% tra chi sta valutando di iniziare a farlo. Per Jozef Bala, amministratore delegato di Athora Italia, è quindi ancora più importante “accompagnare le persone lungo tutto il loro ciclo di vita e favorire una maggiore conoscenza delle diverse soluzioni disponibili”. L’obiettivo è infatti quello di aiutarle a trasformare il risparmio da difesa del presente a trampolino per guardare al futuro con maggiore fiducia: “In questo senso si conferma essenziale il valore della consulenza personalizzata e qualificata”, rimarca.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
