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Da una survey di Protiviti, la mappa dei rischi secondo i ceo globali. In testa crimini informatici ed engagement, ma gli executive temono anche altro. A partire dai disastri naturali e dal contesto economico
La difficolta nell’attrarre e mantenere talenti, sempre più necessari a sopravvivere a un contesto economico complesso. La paura dei crescenti attacchi cyber. Il rischio connesso alla gestione delle terze parti, acuito da un quadro normativo stringente e dall’incertezza delle supply chain. Sono svariate e talvolta anche peculiari le minacce con cui dovranno fare i conti le aziende italiane nel corso del 2024. A rilevarle è la survey annuale condotta dalla multinazionale di consulenza Protiviti, che insieme a North Carolina State University ha sondato il parere di oltre 1.100 executive globali in vari settori industriali. Lo studio, che mappa i rischi da qui ai prossimi dieci anni a livello sia macroeconomico sia strategico e operativo, mostra infatti l’emergere di nuove preoccupazioni. Con il contesto geopolitico, la diffusione della tecnologia e l’incremento della dipendenza dalla fornitura di servizi critici a giocare il ruolo di driver.
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L’incapacità di attrarre talenti è la prima preoccupazione
Il tema che maggiormente preoccupa gli executive del nostro Paese nel breve periodo riguarda la capacità di attrarre e trattenere talenti. Seguono i timori per le minacce cyber, il rischio connesso alla gestione delle terze parti, la sfida posta da un contesto economico all’insegna dell’incertezza e l’inasprimento del quadro regolamentare. Oltre a quelle condivise con i ceo esteri, la classifica tricolore evidenzia però anche minacce assenti nella prospettiva globale: le caratteristiche uniche di un’economia orientata all’export e dalle risorse di altri Stati, ad esempio, accede i riflettori sull’incertezza legata alla catena di fornitura. Come conseguenza della recente introduzione della Corporate Sustainability Reporing Directive, che rafforza gli obblighi di rendicontazione in materia di sostenibilità in capo alle aziende, emerge invece quale tema specifico la crescente attenzione alle tematiche Esg. Ma la top ten dei rischi tricolore comprende anche la resilienza organizzativa e la capacità di gestione delle crisi. E in classifica non manca neppure il rischio di eventi naturali catastrofici o fenomeni meteorologici avversi: la vulnerabilità del nostro Paese su questo fronte genera infatti grossi percoli per l’operatività aziendale. Infine, data la vicinanza con i principali conflitti in corso, sia in Italia sia in Europa vi è una sensibilità maggiore rispetto ad altri continenti sulle minacce derivanti da tensioni, guerre regionali, terrorismo e instabilità politica.

Fonte: Protiviti
View confermata sul lungo periodo
Nel lungo periodo, sette dei dieci temi ritenuti prioritari nella visione globale coincidono con quelli attenzionati dai nostri manager. Nelle prime tre posizioni si confermano l’engagement del personale, le minacce cyber e il rischio terze parti. A seguire si possono invece trovare l’inasprimento del contesto regolamentare e la maggior frequenza delle innovazioni disruptive abilitate dalle nuove tecnologie. Risulta quindi evidente come le preoccupazioni emerse nella visione al 2024 si confermino tra le principali criticità anche nel lungo periodo. In particolare, la sensibilità alla finanza etica diventa più determinante sia nel contesto italiano sia in quello europeo e arriva a collocarsi al terzo posto da noi (a pari merito con il rischio di eventi naturali estremi). Anche il rischio connesso all’incertezza della catena di fornitura, tipico dell’Italia, resta una preoccupazione rilevante nel lungo periodo.
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Gli executive globali temono banche centrali e inflazione …
Allargando lo sguardo al resto del mondo, tra i principali pericoli individuati per il 2024 dagli executive globali spicca quello relativo all’incertezza del contesto economico: si tratta infatti di un dossier reso ancora più importante delle politiche delle banche centrali e dall’inflazione. Sempre per i prossimi dodici mesi emergono però anche delle minacce mai segnalate prima: tra queste, la paura di attacchi cyber (al terzo posto) e il rischio terze parti (al quarto posto). Chiude la top five globale la preoccupazione legata a regolamentazioni sempre più invasive e impattanti sull’operatività aziendale. New entry delle classifica sono invece i pericoli legati all’inadeguatezza delle infrastrutture IT e delle operation rispetto alla trasformazione digitale, così come i rischi derivanti dall’evoluzione delle politiche monetarie globali o dal tema della privacy. Mentre si confermano preoccupanti i temi relativi ai dipendenti, ma declinati in riferimento all’adozione di tecnologie che richiedono nuove competenze e l’aumento del costo del lavoro.
Il ruolo dei dati da qui al 2034
Di qui al 2034 restano in classifica ben otto delle dieci minacce del 2024, ma emergono due nuove preoccupazioni: l’incapacità di utilizzare data analytics o market intelligence, strumenti resi cruciali dalla necessità di gestire una mole di informazioni sempre maggiore, e discontinuità generata dalle innovazioni disruptive, compresa l’intelligenza artificiale generativa ma anche il quantum computing e il metaverso).
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