Itinerari Previdenziali: saldo in miglioramento. Record del rapporto attivi-pensionati. Ma è allarme per l’incremento della spesa assistenziale. Brambilla: “Serve una riforma del welfare a tutto tondo”
In Italia il sistema pensionistico tiene, anzi migliora, ma cruciale per il futuro sarà compiere scelte più oculate sulle politiche per il lavoro, sugli anticipi e sull’età di pensionamento. Oltre che sulla previdenza complementare. È un quadro in chiaroscuro quello che emerge dall’ultimo rapporto di Itinerari previdenziali, stando al quale, benché resti in negativo, il saldo previdenziale tricolore è migliorato nel 2024, passando dai -30,72 miliardi del 2023 a -25,55. La spesa pensionistica complessiva è infatti salita superando i 286 miliardi (+7,1%), ma sono cresciuti anche i contributi (a 260,59 miliardi), grazie all’aumento dell’occupazione e delle retribuzioni.
Fronteggiare la più grande transizione demografica di sempre
Il report descrive, insomma, “un sistema tutto sommato in equilibrio”, ma la cui stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande transizione demografica di tutti i tempi, “tenendo sotto controllo sia l’età pensionabile sia l’eccessiva commistione tra previdenza e assistenza cui si è assistito negli ultimi anni”. Per gli esperti di Itinerari previdenziali, infatti, considerando il forte invecchiamento della popolazione, l’obiettivo per l’Italia potrebbe essere quello di raggiungere un rapporto di 1,6/1,7 attivi per ogni pensionato. In questo senso, le previsioni suggeriscono un lento ma progressivo miglioramento, ma sarà necessario “investire in politiche industriali che rilancino la stagnante produttività del Paese, e quindi migliorare le politiche attive per il lavoro, soprattutto allo scopo di migliorare i tassi occupazionali e arginare il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro”.
Record del rapporto attivi-pensionati nel 2024. Ma non basta
Nel 2024, il numero degli ex lavoratori ha segnato una risalita: 16.305.880, a fronte dei 16.004.000 del 2018, quando si era registrato il valore più basso di sempre. Colpa, secondo lo studio, soprattutto delle molteplici vie d’uscita previste dalla riforma Fornero. “Su 3,58 residenti italiani almeno uno è pensionato, dato obiettivamente molto elevato se si tiene conto che il picco dell’invecchiamento della nostra popolazione verrà toccato nel 2045”, viene evidenziato.Gli esperti suggeriscono di portare il “rapporto demografico” record raggiunto grazie all’aumento dell’occupazione nel 2024, pari a 1,4758 attivi per ogni pensionato, a un obiettivo minimo di 1,5%, entro il 2027 e poi tendere a 1,7. Per riuscirci, spiegano, bisogna innanzitutto ridurre le troppe anticipazioni che hanno consentito a quasi un milione di persone in soli tredici anni di lasciare il lavoro “con requisiti ante Fornero”. Inoltre è necessario aumentare l’occupazione riducendo le eccessive assistenze. Anche perché su 37 milioni di italiani in età lavorativa, gli occupati sono solo poco più di 24 milioni. “Siamo ultimi in tutte le classifiche Eurostat e Ocse, con un tasso di occupazione del 57% tra 55 e 64 anni”, viene sottolineato.
A questo fine, la ricetta proposta è di rivedere i contratti di lavoro adattandoli alle età anagrafiche e introducendo un life-cycle lavorativo, rendere stabile la formazione continua, studiare politiche del lavoro e fiscali per favorire l’invecchiamento attivo, anche con modalità flessibili di pensionamento. Guardando infatti all’età media dei prepensionamenti e delle uscite anticipate nel settore privato, questa nel 2024 era pari a 61,3 anni per le donne e a 61,5 per gli uomini, a fronte di un’età media di uscita per vecchiaia rispettivamente di 67,5 e 67,6 anni. Se si guarda a tutti i pensionamenti anticipati la media di uscita era 61,7 anni. Pensare invece di mantenere e accrescere occupazione e il PIL facendo leva sull’immigrazione e sull’aumento della natalità, secondo l’indagine, “potrebbe essere pericoloso dal punto di vista finanziario e sociale”.
Nel 2024 oltre 180 miliardi di spesa per l’assistenza
Il report evidenza poi un altro punto dolente: nel 2024 l’Italia ha complessivamente destinato alla protezione sociale, pensioni, sanità, assistenza, sostegno ai redditi e welfare enti locali, ben 627,933 miliardi di euro, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. In particolare, è schizzata la spesa per l’assistenza (povertà, assegni sociali, maggiorazioni al minimo…), fino a toccare i 180,554 miliardi (+9,8%). Rispetto al 2012 la spesa sociale nel complesso è aumentata di 195,67 miliardi (+45%), a causa soprattutto degli oneri assistenziali a carico della fiscalità generale, cresciuti del 163,3% (+93 miliardi) a fronte dei 75 miliardi della spesa previdenziale (+35,55%). Nello stesso periodo i prezzi sono cresciuti del 24% e il Pil del 35,88%. Secondo l’indagine, nel 2024 risultavano totalmente o parzialmente assistiti 7,1 milioni di pensionati, tra quelli titolari di assegni sociali, pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, maggiorazioni sociali e importo aggiuntivo. In pratica il 43,99% del totale dei lavoratori a riposo (16,3 milioni) ha ricevuto qualche forma di aiuto.
Alzare a 25 anni il requisito contributivo della pensione di vecchiaia
Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
Per il presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla, numeri e costi delle prestazioni assistite suggeriscono l’importanza di un intervento anche sulle pensioni di vecchiaia, “con un inasprimento del requisito contributivo richiesto da 20 a 25 anni, da affiancare alla maturazione di un assegno di importo pari ad almeno 1,25 volte l’assegno sociale e all’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita”. Secondo lo studio bisognerebbe poi innalzare gradualmente fino ai 70 anni anche il requisito per l’assegno sociale, con verifiche accurate in caso di nastri contributivi esigui o inesistenti.
Per Brambilla, inoltre, demografia, vincoli economici e di finanza pubblica impongono un ripensamento del welfare a tutto tondo. E in particolare un rafforzamento delle tutele complementari, in favore di quel welfare mix che ormai caratterizza la maggior parte dei Paesi ad alto e medio reddito. “Bene, dunque, l’auto-enrolment per i lavoratori neoassunti del settore privato, ma la strada per incentivare le adesioni ai fondi pensione in Italia è ancora lunga”, avverte.Aggiungendo che ci vorrebbe il coraggio di oprare “importanti interventi sulla normativa, a cominciare da una profonda revisione di fiscalità e sistema delle rendite, per arrivare quindi al superamento di quella spaccatura tra dipendenti di aziende con più o meno di 50 addetti creata dall’introduzione del Fondo di Tesoreria Inps”. Fondamentale, eppure ancora inesistente, per una società che invecchia, secondo Brambilla è infine anche una legge quadro per l’incentivazione delle forme di assistenza sanitaria integrativa e per le protezioni per il rischio di non autosufficienza.
Sondaggio Moneyfarm: 7 su 10 vorrebbero andare a riposo prima, ma 4 su 5 non sono consapevoli della durata della vita post lavorativa. La pensione di scorta? Necessaria: tocca allo Stato intervenire
Sarah Holden, senior director di ICI, spiega perché in America il coinvolgimento dei giovani nei fondi comuni supera il 50% contro il 15% dell’Italia. Al centro del divario i piani pensionistici volontari, che rappresentano il principale canale d’accesso agli investimenti e sostengono anche il boom degli ETF
Il governo accoglie le proposte storiche di Assogestioni. Fabio Galli, Direttore Generale dell’Associazione: “Ora serve l’impegno di tutti per spiegare le nuove opportunità contenute nella Legge di Bilancio”
Indagine Sella Sgr: l’83% è preoccupato per l’assegno pubblico, ma solo uno su quattro ha una pensione di scorta. E meno di uno su dieci conosce davvero la propria situazione contributiva
Secondo uno studio Allianz-Bocconi, gli over 50 hanno già metà della ricchezza europea. E la silver economy sta per diventare la terza economia del mondo. Le opportunità per le compagnie assicurative
Il debito pubblico continua a salire, mentre il mercato del lavoro invecchia. Cala la ricchezza delle famiglie, soprattutto tra il ceto medio. Il 60% dei patrimoni nazionali in mano a 2,6 milioni di nuclei
Secondo l’Executive Opinion Survey 2025, in testa ai rischi per i prossimi due anni c’è ancora una possibile recessione. Segue la frammentazione sociale. Salgono i timori per le minacce tech
Un ricerca Fidelity-Nica ha comparato l’aspettativa media di vita con l’attesa sulla durata dei risparmi previdenziali. Ne emerge che il 57% degli italiani è sotto-pianificato
L’Organizzazione parigina prevede un aumento della pressione sul sistema previdenziale. E stima che l’età pensionabile salirà a 70 anni. Gender gap sopra la media
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio