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Nel 2025 la spesa previdenziale è salita del 2,3% a 372,45 miliardi. Alle donne il 33% meno degli uomini. Al Sud, il 22,5% prende tra 500 e 1.000 euro ma si registra la quota maggiore di trattamenti di invalidità e assistenza
In Italia oltre 4,5 milioni di pensionati, il 27,5% del totale, hanno percepito nel 2025 un reddito previdenziale inferiore a 1.000 euro al mese. È questo il dato che colpisce di più tra i tanti che emergono dall’Osservatorio Inps relativo all’anno scorso, secondo cui a fine dicembre le prestazioni vigenti erano 23.181.898 (+0,7% sul 2024), per una spesa complessiva di 372,45 miliardi, in crescita del 2,3% rispetto a dodici mesi prima. Il quadro mostra anche il resistere di un ampio divario di genere, con le donne che sono la maggioranza degli ex lavoratori ma che incassano assegni più bassi di un terzo, e una differenza territoriale marcata: al Nord infatti gli importi sono più alti, mentre al Sud si concentra la quota maggiore di pensioni di invalidità.
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Vivere con meno di mille euro
Secondo l’istituto guidato da Gabriele Fava, nel nostro Paese i pensionati sono 16.405.073 (+0,6%) e ricevono in media 1,4 prestazioni a testa: il 68% ne percepisce una sola, il 32% due o più. Proprio il cumulo di più trattamenti spiega perché, se il 53% delle pensioni ha un importo mensile inferiore a mille euro, la quota di pensionati sotto questa cifra scende al 27,5%. Chi sta sotto tale soglia riceve l’8,6% della spesa complessiva. Inoltre, c’è anche un 10,3% che non arriva a 500 euro al mese, mentre il 17,2% si colloca tra 500 e mille euro. Salendo, 2.871.778 pensionati (il 17,5%) hanno assegni tra mille e 1.500 euro, il che porta al 45% la quota di chi resta sotto i 1.500 euro. Gli oltre 9 milioni di ex lavoratori sopra tale importo sono il 55% del totale. All’estremo opposto, 477.654 persone (il 2,9%) percepiscono almeno 5mila euro al mese e si dividono il 10,7% della spesa.
Alle donne un assegno più basso del 33%
Le donne sono il 51% dei pensionati, ma ricevono solo il 44% dei redditi previdenziali: il restante 56% va agli uomini. In media un ex lavoratore incassa 26.031 euro l’anno (erano 25.712 nel 2024), mentre una ex lavoratrice si ferma a 19.553 (da 19.140): la differenza supera il 33%. L’importo medio complessivo è di 22.703 euro, rispetto ai 22.331 del 2024. Il gap di genere è evidente soprattutto nelle fasce basse: sono infatti ben 2,8 milioni le pensionate con assegni sotto i mille euro al mese, e se tra gli uomini il 64,3% supera i 1.500 euro mensili, tra le signore la quota si ferma al 46,2%.
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Previdenza, assistenza e cumuli
Guardando alla natura delle prestazioni, l’Inps certifica che il 76,7% è di tipo previdenziale (invalidità, vecchiaia e superstiti), il 20,7% assistenziale (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) e il 2,6% circa indennitario. I titolari di pensioni di vecchiaia sono il gruppo più numeroso, con 11,5 milioni di persone, il 28% delle quali cumula anche altri trattamenti. Seguono 4,1 milioni di titolari di assegni ai superstiti, con il 69% che percepisce anche prestazioni di altro tipo, e 858mila titolari di invalidità previdenziale, il 46% dei quali cumula assegni diversi. I beneficiari di prestazioni assistenziali sono 4,1 milioni e quasi la metà (48%) ha anche altri trattamenti, soprattutto i titolari di indennità di accompagnamento che percepiscono anche pensioni previdenziali. Le rendite indennitarie riguardano infine 592mila persone, in gran parte (71%) con altre prestazioni.
Il Nord incassa di più
A livello territoriale, le Regioni settentrionali concentrano il 47,2% delle pensioni e il 47,6% dei pensionati, con importi medi superiori del 7,2% alla media nazionale. La spesa si divide così: 51% al Nord, 28% al Sud e 21% al Centro. Nel Meridione ben il 35,3% percepisce un reddito previdenziale fino a mille euro, contro il 20,2% del Nord e il 25,3% del Centro, mentre per gli assegni più pesanti la situazione si ribalta: quelli che prendono sopra i 3mila euro mensili sono l’11,9% al Sud, il 17,2% al Nord e il 17,8% al Centro.
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Vecchiaia al Nord, invalidità e assistenza al Sud
Anche la composizione delle prestazioni cambia da un’area all’altra. Al Nord risiede la maggioranza dei pensionati di vecchiaia e anzianità (54,1%, contro il 26,1% del Mezzogiorno e il 19,8% del Centro). Nel Mezzogiorno vive invece il 47,2% dei pensionati di invalidità previdenziale (il 32% è al Nord, il 20,8% al Centro) e il 48% dei beneficiari di prestazioni assistenziali (31,5% al Nord, 20,5% al Centro). Per leggere correttamente questi numeri, sottolinea l’Inps, bisogna però prendere in considerazione la composizione demografica delle tre aree nel 2025: 27,5 milioni di residenti al Nord, 19,73 milioni nel Mezzogiorno e 11,7 milioni al Centro.
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