L’agenda del secondo semestre è fitta di incognite, ma è ancora possibile trovare opportunità. Dall’azionario europeo alle infrastrutture legate all’AI, passando per il private credit, ecco dove guardare. Con una parola d’ordine: gestione attiva
Economia globale frenata dall’incertezza geopolitica e commerciale ma che continua a sorprendere in positivo, banche centrali costrette a muoversi con più cautela di quanto sperato a inizio anno e intelligenza artificiale che resta il grande motore dei mercati ma che ora chiede maggiore selettività. È questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dalle principali case di gestione nei loro outlook per la seconda parte del 2026. Rispetto a sei mesi fa il tono resta costruttivo, ma prevale la cautela. E la parola d’ordine che ricorre, vista anche la notevole concentrazione dei mercato, è diversificazione, a cui si aggiunge la raccomandazione a restare investiti e, soprattutto per chi guarda al reddito fisso, alla selezione. Quasi tutti i gestori segnalano infatti che la fase più facile del ciclo potrebbe essere ormai alle spalle, ma assicurano che le occasioni non mancano. Nell’azionario europeo, ad esempio, così come nelle infrastrutture legate all’AI e nel private credit.
Un mondo a PIL nominale più alto
Per Jim Caron, chief investment officer del Portfolio Solutions Group di Morgan Stanley Investment Management, il tema che guiderà i mercati nei prossimi mesi sarà l’adattamento a un’economia caratterizzata da una crescita nominale (cioè la somma tra l’espansione del PIL in termini reali e l’inflazione) strutturalmente più elevata. “Viviamo in un mondo nominale: le imprese generano ricavi nominali, gli investitori vengono remunerati in dollari nominali e sono proprio questi flussi a sostenere utili e cash flow”, osserva l’esperto. Tale contesto, afferma, continuerà a sostenere le valutazioni azionarie, fino a quando l’indice dei prezzi resterà intorno al 2,5-3% senza diventare un fenomeno destabilizzante.
Il nodo inflazione e banche centrali
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Con la crescita che continua a tenere, proprio l’inflazione è tornata ad essere il principale rischio, con i mercati che scontano due rialzi, sia negli USA che nell’Eurozona, tra settembre e aprile 2027. La chiave di volta, come rimarca Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments, è ovviamente la riapertura dello Stretto di Hormuz. “Le cose non andranno perfettamente lisce nei prossimi mesi, ma alla fine si concluderanno positivamente”, prevede. Il confronto con il 2022 è inevitabile, eppure secondo l’esperto fuorviante. Oggi, infatti, il punto di partenza è molto diverso: le banche centrali partono da livelli di tassi normali, il mercato del lavoro è più debole e non si intravedono ancora quegli effetti che in passato hanno costretto i governatori ad agire con tempestività. Detto questo, secondo l’economista, il rischio inflazionistico non va comunque sottovalutato. “Prevedo che Kevin Warsh farà esattamente il contrario di quello che si aspettava Trump, dimostrando così sia la sua credibilità sia l’indipendenza della Fed”, afferma.
Massimiliano Maxia, senior fixed income product specialist di Allianz GI
Sul fronte azionario, il tema che accomuna molte view sul secondo semestre del 2026 è il progressivo allargamento della leadership di mercato oltre i grandi nomi tech. Come rimarca Massimiliano Maxia, senior fixed income product specialist di AllianzGI, il nodo principale è la concentrazione: gli indici USA continuano a salire, ma la corsa è sostenuta da un numero limitato di titoli e la dispersione tra settori e società resta molto elevata. Inoltre, le valutazioni del mercato statunitense incorporano aspettative particolarmente ambiziose sulla crescita degli utili.
Enzo Corsello, country head Italia di Allianz Global Investors
Per questo, il country head Italia Enzo Corsello abbozza un portafoglio con un leggero sottopeso degli Stati Uniti, accompagnato da una maggiore esposizione all’Europa e agli Emergenti. “Quello che dobbiamo cercare in questo momento è crescita a prezzi ragionevoli, perché gli americani di crescita ne fanno tanta, ma te la fanno pagare”, osserva. Per l’esperto, anche la Cina è interessante per la combinazione di valutazioni contenute, basso costo del capitale, valuta sottovalutata e crescente capacità di innovazione in settori come robotica, biotecnologie e intelligenza artificiale. L’Europa offre invece una composizione più diversificata rispetto agli States, grazie alla maggiore presenza di finanziari, industria, energia e lusso.
L’AI resta centrale ma impone approcci dinamici e selettivi
Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia
Chi guarda più da vicino al tema dell’intelligenza artificiale come chiave di lettura dell’intero portafoglio è BlackRock. Tuttavia, il chief investment strategist per l’Italia, Bruno Rovelli, avverte che prima di arrivare all’abbondanza promessa dagli algoritmi, gli investitori dovranno attraversare una fase segnata dalla scarsità di energia, capitale, infrastrutture e soprattutto di lavoro: una prospettiva che impone approcci molto più dinamici e selettivi. Il manager conferma la volontà della casa di “mantenere un sovrappeso sull’azionario statunitense”, dove si concentra gran parte della catena del valore dell’AI, pur riconoscendo che le opportunità stanno diventando sempre più disperse anche lungo l’intera filiera e in alcuni mercati emergenti o midcap. “L’aumento della dispersione tra i rendimenti rende la gestione attiva uno strumento sempre più importante”, rimarca. Il concetto chiave che emerge dalla sua analisi è quello di “scarsità rotatoria”, da intendersi come una traiettoria nella quale l’attuale carenza di semiconduttori e memorie si sposterà col tempo verso altri segmenti dell’ecosistema. “Il prossimo grande tema potrebbe essere il power”, conclude Rovelli, riferendosi alle infrastrutture energetiche.
La fine dell’eccezionalismo USA apre nuovi spazi per gli Emergenti
Derrick Irwin, co-head of Intrinsic Emerging Markets Equity di Allspring
Dagli outlook emerge anche il ritorno d’interesse per i Paesi emergenti. Per Derrick Irwin, co-head of Intrinsic Emerging Markets Equity di Allspring, che ha presentato insieme a MSCI una ricerca dedicata, l’eccezionalismo statunitense può dirsi infatti ormai concluso: negli ultimi diciotto mesi queste geografie hanno attraversato guerra commerciale, shock petrolifero, inflazione e rallentamento della crescita globale, senza mostrare la fragilità che le ha storicamente caratterizzate. Secondo l’esperto, “per i mercati emergenti c’è spazio per continuare a sovraperformare nel 2026”.
Obbligazionario: rendimento sì, ma serve gestione attiva
Andrew Balls, chief investment officer di Pimco per il Reddito Fisso Globale
Sul fixed income emerge forse la maggiore omogeneità tra le view. Come spiega Andrew Balls, chief investment officer di PIMCO per il reddito fisso globale, dopo anni dominati da tassi prossimi allo zero i mercati obbligazionari sono entrati in una nuova fase caratterizzata da rendimenti più elevati ma anche da maggiore volatilità e dispersione tra settori. “I rendimenti di partenza consentono oggi di ottenere un livello di reddito appetibile senza dover assumere rischi eccessivi”, assicura. A suo giudizio, quindi, la fase attuale premia un approccio selettivo e capace di individuare le opportunità. In particolare, la società di gestione mantiene una preferenza per gli attivi obbligazionari di elevata qualità, per i governativi dei mercati sviluppati, per segmenti selezionati del credito societario investment grade e per segmenti ‛laterali’ come i mercati cartolarizzati.
Una lettura non distante da quella del Team Fixed Income di Quaestio Capital Management, secondo cui in uno scenario di crescita sempre più divergente tra Stati Uniti ed Eurozona, inflazione ancora sopra target e banche centrali orientate verso una moderata restrizione, la view resta costruttiva ma richiede un posizionamento più difensivo. La strategia della casa privilegia le parti brevi e intermedie delle curve, dove il repricing delle attese su Fed e BCE ha migliorato il rendimento disponibile, mentre le scadenze lunghe restano esposte alle incertezze geopolitiche e alle politiche fiscali espansive. L’obiettivo è ridurre beta e spread duration, favorire i settori meno ciclici e concentrarsi su emittenti singola B con fondamentali solidi.
Monica Defend, head of the Amundi Investment Institute
Passando alla componente valutaria e reale dei portafogli, Monica Defend, responsabile dell’Amundi Investment Institute, vede innanzitutto un indebolimento del dollaro. Il target della casa per l’eur/usd è fissato a 1,21 entro fine anno, con il biglietto verde penalizzato dal dominio fiscale americano e da una curva dei rendimenti in rialzo. In un mondo di shock geopolitici permanenti, le valute legate agli asset reali e alle materie prime diventano quindi una copertura strutturale, mentre franco svizzero e yen potrebbero restare indietro. Quanto al lingotto, la società continua a mantenerlo in portafoglio nonostante la recente frenata delle quotazioni: “Dato il contesto geopolitico, i problemi fiscali e l’erosione della fiducia, l’oro rimane un bene che apprezziamo”, afferma Defend.
Private credit: focus sull’asset-based finance
Legal & General dedica particolare attenzione al private credit e, nel suo Midyear Global Outlook 2026, riserva un focus particolare all’asset-based finance. Secondo Richard Hodges, senior fund manager della società, si tratta infatti di un’asset class capace di offrire ritorni aggiuntivi grazie ai premi di illiquidità e complessità, oltre a una maggiore protezione dal rischio grazie a garanzie reali e strutture contrattuali favorevoli ai finanziatori. Inoltre, i rendimenti risultano meno correlati ai bilanci societari rispetto al credito tradizionale e aumentano il potenziale di diversificazione. I comparti preferiti includono il fund finance e il debito dei mercati emergenti, su cui Hodges invita però a mantenere un “approccio selettivo”.
Gli imperativi: diversificazione, selettività e pazienza
Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management
In conclusione, se c’è un messaggio che attraversa in modo trasversale tutti gli outlook è quello di un contesto turbolento in cui le opportunità non mancano. Per coglierle, però, sarà necessario adattarsi in corsa a un quadro macro e geopolitico tutt’altro che scontato. Secondo Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management, “c’è ancora carburante nel motore dell’economia”, ma il secondo semestre si apre con un’agenda fitta di incognite, dal Medio Oriente alle midterm USA, passando per l’inflazione e la scommessa AI. In questo contesto, la sua view non cambia rotta: costruttivi sugli asset rischiosi. Ma la parola d’ordine, ripete più volte Toschi, non può che essere diversificazione. Geografica, su Europa e Asia oltre agli Stati Uniti. Settoriale, bilanciando il tech con comparti come la difesa e la sicurezza ma anche le infrastrutture e i titoli finanziari. Di asset class, con un occhio agli alternativi. “Restare investiti è nel lungo termine la strategia più corretta”, sottolinea la manager.
Sulla stessa lunghezza d’onda gli analisti di La Financière de L’Échiquier, la cui raccomandazione di fondo è ancora quella di rimanere investiti, ma con maggiore selettività. Anche il credito, concludono, conserva appeal come fonte di reddito ma va approcciato nella consapevolezza che la compressione degli spread non rende più sufficiente acquistare beta. Per questo, la selezione degli emittenti, la disciplina sui bilanci e il controllo del downside diventano centrali.
Bailey avverte: non sarà l’ultima stretta, l’inflazione potrebbe toccare il 5% nel 2027. Per gli asset manager l’Mpc interverrà ancora, ma le aspettative dei mercati sono troppo pessimistiche
Secondo un sondaggio di Alfi ed Efama, il 97% ricorre strumenti generativi e il 60% ha già introdotto gli agenti, Ma solo il 20% ha raggiunto una fase di implementazione avanzata. A fare da ostacolo qualità dei dati, competenze e difficoltà nel misurare il ritorno degli investimenti
Secondo i gestori, per i mercati il quadro non cambia radicalmente, ma la vittoria dei democratici avrà delle ripercussioni. Soprattutto sul tech, ma anche su Treasury, dollaro, difesa, sanità e rinnovabili
Rifinanziamenti, vincoli regolamentari delle banche e maggiore richiesta di soluzioni su misura aprono spazi ai player alternativi. Una crescita che, per il country head della società, può aumentare la liquidità e ridurre i costi del mercato
Secondo il multi-asset credit strategist Karoui, il rialzo dei rendimenti ha restituito ai bond un ruolo centrale nei portafogli multi-asset. Ma il costo del capitale mette sotto pressione i debitori più fragili, il finanziamento a leva dell’intelligenza artificiale e il mercato immobiliare. Ecco cinque aree da osservare
Capital Group: distribuiti 546 miliardi di dollari (+7,5%). Settore finanziario in testa. In Italia +1% da inizio anno, con una crescita sottostante del 9,2% al netto di un significativo taglio. L’anno dovrebbe chiudere a 2.240 miliardi, +6,8%
Il sentiment index di CFA-Radiocor resta negativo a -47,1 punti. Gli operatori prevedono un peggioramento dell’economia italiana, ma ridimensionano le attese sui prezzi e sulla stretta monetaria. Ancora prudenti i mercati azionari, mentre cambia la prospettiva sul biglietto verde
Secondo gli asset manager, per i mercati contano più utili e inflazione delle urne. Ma l’impatto si farà comunque sentire, soprattutto su tech, sanità, dollaro e rendimenti
Secondo i dati dell'ING People Insights Lab, il 28% della Gen Z e il 27% dei Millennials pronti ad aumentare gli impieghi nel mattone. La casa resta un obiettivo per l'81% degli italiani. Il mutuo? Lo vogliono semplice, veloce e online
Per il gestore del Fidelity Funds – European Dividend Fund, le opportunità sull’azionario europeo non dipendono soltanto dalle valutazioni più contenute rispetto agli Stati Uniti. Dalle banche ai materiali da costruzione, passando per i benefici dell’intelligenza artificiale, la chiave è individuare società di qualità capaci di difendere la redditività
Secondo i dati di eToro, l'8% ha già agito, il 18% sta per farlo e il 21% aspetta i risultati. GenZ più attiva. Ma la direzione non è univoca: il 31% sta comprando azioni mentre il 29% le sta vendendo. I possibili scenari
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