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La casa vede un secondo semestre ancora segnato da volatilità e crescita moderata. Ma individua nuove occasioni nell’azionario europeo, nel credito privato e nel tema della resilienza energetica. Sotto osservazione il dollaro, mentre i titoli di Stato tornano a svolgere un ruolo di stabilizzazione nei portafogli
L’inflazione resterà più elevata del previsto, la crescita globale continuerà a rallentare senza però sfociare in una recessione e la volatilità rimarrà una caratteristica strutturale dei mercati. È questo lo scenario delineato per il secondo semestre da Legal & General (L&G), che nel suo nel suo Midyear Global Outlook 2026 invita a privilegiare la diversificazione e un approccio selettivo anziché puntare su un singolo tema di mercato. Secondo gli esperti della casa di gestione, il mix tra tensioni geopolitiche e diffusione dell’intelligenza artificiale continuerà infatti a ridisegnare l’universo investibile nella direzione di uno scenario vincitori-vinti. Un contesto che sposta le preferenze verso azionario europeo e impone maggiore selettività sui mercati USA.
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Inflazione persistente e banche centrali caute
Il presupposto del lavoro svolto da L&G è la previsione di uno scenario macro caratterizzato da crescita globale positiva ma destinata a rimanere inferiore ai ritmi degli anni precedenti, con un’inflazione che dovrebbe continuare a oscillare sopra i target delle principali banche centrali. Secondo la casa, anche a causa delle tensioni geopolitiche, il percorso di normalizzazione dei prezzi sarà infatti più lento di quanto i mercati abbiano spesso scontato negli ultimi trimestri. Ne consegue che Federal Reserve e Banca centrale europea dovrebbero mantenere un approccio prudente, evitando un allentamento aggressivo della politica monetaria e procedendo con eventuali riduzioni dei tassi solo in presenza di un raffreddamento convincente del carovita. Uno scenario particolarmente favorevole ai mercati caratterizzati da maggiore dispersione delle performance e da episodi ricorrenti di volatilità, rendendo ancora più importante la diversificazione dei portafogli.
Azionario, Europa favorita sugli USA
Per quanto riguarda l’asset allocation, uno dei messaggi chiave dell’outlook riguarda il diverso posizionamento delle due principali aree sviluppate. Dopo anni di predominio americano, l’head of Macro Strategy di L&G Chris Jeffery ritiene infatti che i mercati europei possano finalmente beneficiare di valutazioni più interessanti e di un miglioramento del quadro macroeconomico. “Una tendenza sostenuta anche dai programmi di investimento pubblici e dalla maggiore spesa progetti infrastrutturali e nella costruzione di una propria industria della difesa per sviluppare quell’autonomia strategica che ancora manca all’Unione Europea”, spiega. Negli Stati Uniti, pur riconoscendo la solidità dell’economia e il ruolo trainante dell’intelligenza artificiale, l’esperto invita invece a monitorare l’aumento della leva finanziaria e il rischio di eccessi negli investimenti in data center o hyperscaler.
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Obbligazioni, negli States più Treasury che corporate
Sul reddito fisso il giudizio resta costruttivo. Lo stesso Jeffery sottolinea quanto le obbligazioni governative tornino a rappresentare uno strumento efficace di diversificazione e protezione del portafoglio soprattutto in uno scenario caratterizzato da crescita moderata e inflazione ancora persistente come quello descritto nel report. Secondo lo strategist, in particolare, il livello raggiunto dai rendimenti offre infatti un punto di ingresso più interessante rispetto agli ultimi anni e consente ai titoli di Stato di recuperare il ruolo di ammortizzatore progressivamente perso durante la lunga fase dei tassi prossimi allo zero Più prudente si conferma invece la valutazione sul credito corporate statunitense, nel quale gli spread appaiono allo specialista ormai “compressi”, così come quella sul comparto immobiliare, che sconta un pricing “piuttosto tirato”. Per lo specialista, il margine di apprezzamento di questi segmenti risulta oggi più limitato e richiede quindi una maggiore selettività nella costruzione dei portafogli: “Privilegiare le aree del mercato dove il rapporto rischio-rendimento appare ancora favorevole”, il mantra.
Private credit: focus sull’asset-based finance
Tra le convinzioni più forti di L&G emerge quella sul private credit, con un focus particolare sull’asset-based finance (ABF) in quanto area che continua ad ampliare il proprio peso all’interno dell’universo investibile. Secondo Richard Hodges, senior Fund Manager della società, si tratta infatti di un’asset class che offre un’interessante combinazione di ritorni aggiuntivi grazie ai premi di illiquidità e complessità ma anche una maggiore protezione dal rischio in scia alle garanzie reali e a strutture contrattuali favorevoli ai finanziatori. Inoltre, i rendimenti risultano meno correlati ai bilanci societari rispetto al credito tradizionale e aumentano il potenziale di diversificazione. I comparti preferiti includono il fund finance e il debito dei mercati emergenti, su cui Hodges invita però a mantenere un “approccio selettivo”. Le recenti discussioni sul rischio delle Business Development Companies (BDC) dimostrano infatti come il private credit non possa essere considerato un blocco omogeneo: accanto alle aree più esposte esistono segmenti, come le capital call facilities, che presentano profili di rischio decisamente più contenuti.
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L’AI alimenta il boom delle infrastrutture
Un altro tema destinato a guidare gli investimenti nei prossimi anni è quello delle infrastrutture necessarie a sostenere la diffusione dell’intelligenza artificiale. Il global head of Index and ETFs David Barron ritiene infatti che la costruzione di data center, reti elettriche, impianti di generazione e apparati digitali rappresenti uno dei più grandi cicli di investimento corporate della storia recente. “L’espansione dell’AI sta alimentando la domanda di energia e capacità computazionale lungo tutta la filiera”, spiega, “dai produttori di semiconduttori alle utility fino ai fornitori di reti”. Ma il gestore ritiene comunque necessario distinguere tra i diversi operatori della catena del valore: gli hyperscaler possono contare su flussi di cassa sufficientemente robusti da finanziare gli investimenti, mentre le società più a valle restano maggiormente esposte al rischio di sovracapacità e all’eventuale rallentamento della domanda.
La resilienza energetica diventa un tema strutturale
Accanto agli algoritmi, il report individua nella resilienza energetica uno dei principali megatrend destinati a caratterizzare il prossimo decennio. Una considerazione che vale soprattutto in Europa, un’area ancora fortemente dipendente dalle importazioni e per la quale l’Infrastructure Research Manager James Tyrrell considera il rafforzamento delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo non solo una scelta ambientale ma anche una priorità geopolitica. “Le recenti tensioni in Medio Oriente potrebbero accelerare ulteriormente questo processo”, spiega, “aumentando l’attrattività degli investimenti nelle infrastrutture energetiche”. La maggiore autosufficienza degli USA promette invece di favorire un mix diverso, in cui alle fonti pulite continueranno ad affiancarsi nella view dall’esperto investimenti in gasdotti e sistemi di stoccaggio. A livello di portafoglio, il tema offre comunque opportunità sia nei mercati pubblici sia in quelli privati grazie alla possibilità di combinare esposizioni a utility, clean power, digitale e filiere industriali collegate.
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Dollaro sotto pressione
Sul fronte valutario, Jeffery invita inoltre a guardare con maggiore prudenza al dollaro statunitense. Secondo lo specialista, il biglietto verde continua infatti a beneficiare del ruolo di valuta di riserva globale e della profondità dei mercati finanziari americani ma alcuni fattori strutturali stanno progressivamente indebolendo questi punti di forza. L’aumento del debito pubblico, i persistenti disavanzi gemelli e una crescente incertezza sulle politiche economiche degli Stati Uniti potrebbero cioè ridurre nel tempo l’appeal della valuta americana. Per questo motivo, L&G ritiene opportuno mantenere un approccio più diversificato senza dare per scontato che il biglietto verde continui a rappresentare il tradizionale bene rifugio nelle fasi di volatilità dei mercati.
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