L’Europa accelera sull’integrazione: “Serve una vigilanza più coerente e meno frammentata”
Dal rafforzamento del ruolo dell’ESMA ai gruppi europei di gestione, il confronto al Salone del Risparmio tra istituzioni e industria sul nuovo pacchetto UE
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La Commissione europea ha pubblicato il Market Integration Package, un set coordinato di tre proposte legislative per rafforzare l’integrazione del mercato unico dei capitali e l’efficienza della vigilanza finanziaria UE.
Il pacchetto include: una proposta di regolamento quadro e una direttiva quadro di modifica di diversi atti UE in materia di capital markets, e una proposta di regolamento che, oltre ad abrogare la disciplina ormai superata sul carattere definitivo del regolamento, contiene regole aggiornate su questa materia e modifica la Financial Collateral Directive.
Nel contesto di tale cornice di riforma, l’iniziativa riapre, due ambiti normativi di particolare rilievo per la gestione collettiva del risparmio: (i) il Regolamento sulla distribuzione transfrontaliera dei fondi (Cross-Border Distribution of Funds Regulation, CBDFR) e (ii) le Direttive UCITS e AIFM.
L’iniziativa si inserisce nel solco della consultazione mirata sull’integrazione dei mercati dei capitali pubblicata dalla Commissione europea, a cui ha contribuito anche Assogestioni, e rappresenta l’avvio formale dell’iter legislativo europeo. Le proposte saranno ora oggetto di negoziati e possibili modifiche da parte del Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, secondo il processo legislativo ordinario.
Nel complesso, Assogestioni accoglie con favore lo sforzo di semplificazione e armonizzazione dell’impianto normativo UE, pur sottolineando la necessità di un esame attento dei profili tecnici per evitare che l’applicazione concreta delle nuove regole possa indebolire gli obiettivi di scalabilità cross-border e convergenza della vigilanza.
Per rendere più efficiente la distribuzione transfrontaliera, la proposta introduce un percorso unico e armonizzato: i gestori potranno indicare già nella domanda di autorizzazione i Paesi UE target, allegando la documentazione del fondo. Una volta autorizzati, l’accesso ai mercati esteri decorrerà dalla sola trasmissione dei dati alla piattaforma ESMA, senza duplicazioni di notifica.
A questa impostazione si legano ulteriori interventi di coordinamento normativo, tra cui:
A completamento del quadro, la proposta raccoglie diverse istanze già avanzate da Assogestioni, tra cui l’eliminazione di periodi di presunzione e black-out applicati a pre-marketing e de-notifica dei fondi alternativi, a beneficio della piena scalabilità operativa dei gruppi di gestori UE nel mercato unico.
La riforma introduce inoltre una nuova nozione di gruppo UE di società di gestione e di GEFIA, coerente con l’impianto della Accounting Directive 2013/34/EU, includendo non solo società di gestione ma anche banche e imprese d’investimento UE. L’obiettivo è facilitare la condivisione di risorse intra-gruppo, alleggerire gli oneri regolamentari sulle deleghe infragruppo UE, chiarendone al contempo i confini: (i) le semplificazioni si applicano a soggetti del medesimo gruppo stabiliti nell’Unione, indipendentemente dalla localizzazione della capogruppo; (ii) non mutano la responsabilità ultima del gestore; (iii) restano inalterati i requisiti di consolidamento prudenziale applicabili a banche e imprese d’investimento.
In linea con le aspettative dell’industria, la riforma non introduce una supervisione diretta dell’ESMA su fondi e gestori, che restano vigilati dalle autorità nazionali. La proposta mira però a rafforzare la convergenza e la cooperazione europea: ESMA riceverà un ruolo di coordinamento più incisivo sui grandi gruppi di gestori (ossia quelli con oltre 300 miliardi di euro gestiti su base aggregata e operanti in più Stati membri a livello di gestore o di fondi), conducendo revisioni annuali in cooperazione con le autorità nazionali per intercettare e affrontare pratiche di vigilanza divergenti, duplicate, ridondanti o carenti, basandosi esclusivamente su dati già disponibili tramite i flussi di reporting esistenti.
L’Autorità potrà inoltre facilitare mediazioni tra autorità nazionali nei casi di disaccordo cross-border e, come extrema ratio, sospendere diritti di passaporto o l’operatività transfrontaliera di fondi, gestori o depositari, a prescindere dalla loro dimensione, quando l’applicazione delle norme europee risulti inefficace o incoerente.
La nozione di gruppo UE dei gestori, includendo anche banche e imprese d’investimento, se da un lato riflette assetti operativi reali, dall’altro deve essere coniugata con i principi di indipendenza e autonomia organizzativa dei gestori, soprattutto nei gruppi bancari. Sotto questo profilo potrebbe essere valutato un perimetro più circoscritto alle sole società di gestione armonizzate UE funzionale a consolidare in modo più netto un polo europeo dell’asset management. In parallelo, occorre valutare se i poteri attribuiti a ESMA nei confronti delle autorità nazionali possano determinare forme di sovrapposizione di vigilanza.
Ulteriori due profili, allo stato assenti nella proposta, meriterebbero una modernizzazione esplicita nell’ambito della normativa primaria:
La sfida dell’iter legislativo sarà dunque quella di equilibrare integrazione del mercato e ruolo di coordinamento di ESMA, prevenendo effetti involontari che possano ridurre l’efficacia e la scalabilità cross-border della riforma.
Con la pubblicazione del pacchetto si apre ora una fase cruciale di confronto istituzionale. La capacità dell’industria e dei policy maker di lavorare in modo convergente e coordinato sarà determinante per il successo dell’iniziativa, nella direzione di un’Europa dei fondi più integrata, efficiente e in grado di competere su scala globale.
* Roberta D’Apice, direttore Affari Legali e Regolamentari, Assogestioni
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