Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Non è una domanda peregrina. Lo potrebbe chiedere un extra-terrestre, magari evoluto, piombato sulla terra dallo spazio e mandato in avanscoperta per capire – essendo dotato di intelligenza superiore – che cosa sta condannando i terrestri all’estinzione della progenie in tempi più o meno lunghi.
Scoprirebbe che da un po’ di tempo, una ventina d’anni più o meno (ho fatto qualche ricerca “googlando” ma non sono venuto a capo di una data certa) l’Umanità si sta dando parecchio da fare per evitare l’irreversibilità[1] della sua scomparsa a causa delle condizioni climatiche che ha fortemente contribuito a creare. E scoprirebbe che sta crescendo l’attenzione verso la sostenibilità dello sviluppo e verso la tutela dei fattori Esg. Mamma mia, che paroloni, penserebbe, ma grazie alla sua intelligenza iper-sviluppata metterebbe di certo in relazione i concetti di Ambiente, Sociale e Governo delle Imprese rappresentati in lingua inglese dall’acronimo Esg (Environment, Social, Governance) con quello di sostenibilità.
Se un essere extra-terrestre ammettiamo pure che verrebbe quindi a capo della relazione concettuale, mi restano invece molti dubbi sulla comprensione della stessa da parte della media della popolazione. Se la domanda la facesse per esempio un bimbo o bimba, nell’età dei “perché” per intenderci, al papà e alla mamma, non sono certo che otterrebbe risposte soddisfacenti e mi prefiguro un drammatico allungamento della catena dei suoi “perché”, che condurrebbero inevitabilmente i genitori al noto sfinimento propedeutico al trittico di risposte inevitabilmente sbagliate: perché di sì – perché te lo dico io – perché non lo so neanch’io e al conseguente stato di frustrazione del bimbo o bimba in questione.
Ma non è colpa dei genitori se la risposta non sorge spontanea. La responsabilità è di un sistema educativo lacunoso, a fronte invece di una unità d’intenti a livello globale da parte di organismi intergovernativi che sembra essere, più il tempo passa, forte e consolidata. L’Agenda 2030 dell’ONU, che ha fissato i famosi 17 obiettivi generali Esg da raggiungere entro quell’anno o l’Accordo sul Clima di Parigi stanno dando risultati sempre più apprezzabili a mano a mano che i decisori politici, spinti anche dalle avversità climatiche o dalla crisi sanitarie, diventano più sensibili alla necessità di trovare soluzioni.
Al recente Salone del Risparmio, per esempio, un evento che ha finalmente riaperto i battenti dopo la pandemia, il neurobiologo Stefano Mancuso ha ricordato ai presenti che negli ultimi due secoli l’uomo è stato in grado di distruggere ben 2.000 dei 3.000 miliardi di piante abbattute complessivamente da quando la specie umana ha fatto la sua comparsa sul pianeta circa 200.000 anni fa e che in Italia, a fronte di 3 miliardi di alberi piantati ne vengono abbattuti 5 all’anno. Basterebbe però piantare 1.200 miliardi di piante nel mondo per riassorbire in parte l’anidride carbonica in eccesso, responsabile del riscaldamento climatico globale, che altrimenti – ben che vada – resterebbe in circolo per altri 1.000 anni. Il ministro per la transizione ecologica Cingolani nel suo intervento ha ben rappresentato la crescente schiera di decisori politici consapevoli e pronti a fare la loro parte, appellandosi al risparmio privato che a sua volta deve dare il suo contributo, per il semplice motivo che nessuno Stato ce la può fare da solo.
La buona volontà dei governi, spinta dall’emergenza, e le normative ben articolate e stringenti, emanate da entità sovranazionali, stanno dunque producendo i primi effetti concreti. Per dare una spinta decisiva a questo tentativo di recupero in extremis da parte dell’umanità del proprio diritto alla vita, minacciato su tanti fronti (il riscaldamento globale è quello più rilevante ma non l’unico) è tuttavia imprescindibile il coinvolgimento di tutta la popolazione. Sarebbe necessaria una colossale azione educativa e formativa, che deve iniziare dalle basi, dalla spiegazione di che cos’è la sostenibilità e del perché viene rappresentata al meglio dai tre fattori Esg.
Sostenibilità non è un concetto complesso, è relativamente recente e si sta affermando come uno dei termini maggiormente utilizzati a causa dell’esplosione delle cause che minacciano la nostra sopravvivenza. Senza eccessive pretese divulgative, potremmo dire che è la traduzione in un vocabolo solo del concetto “così non si può più andare avanti, non ce la facciamo più a sostenere questa situazione, cerchiamo una soluzione che renda possibile risolverla”.
La soluzione consiste nella realizzazione dei 17 obiettivi individuati dall’ONU come quelli in grado di rappresentare al meglio le problematiche ambientali, sociali e di governo delle organizzazioni societarie e non. Solo accompagnando le azioni necessarie a ristabilire un equilibrio accettabile nell’ambiente con quelle che assicurino una maggiore coesione e meno disparità e con quelle che rendano più efficace e sinergica la guida delle società, l’umanità potrà sopravvivere.
E lo potrà fare solo con il concorso di tutti. Che per agire, dovranno poter capire.
Nel suo breve intervento al Salone del Risparmio e riferendosi al contesto italiano, Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, ha riferito che secondo i dati in loro possesso, la stragrande maggioranza dei connazionali riferisce la sostenibilità ai soli fattori ambientali, ignorando gli altri. Eppure, senza rilevanti cambiamenti sociali e di governance, continuerà ad essere a rischio anche l’ambiente.
Facile immaginare che la consapevolezza di questo assunto sia simile, se non inferiore, anche negli altri Paesi. Ecco perché l’opera di educazione e formazione dovrà essere colossale ed estesa in tutto il pianeta.
Senza di essa temo che anche il nostro amico, superdotato, extra-terrestre se ne andrà sconsolato.
*Consulente finanziario, membro Direttivo IASE Italy, già segretario generale Efpa Italia
[1] https://www.ipcc.ch/2021/08/09/ar6-wg1-20210809-pr/ l’Intergovernmental panel on climate change ha per esempio recentemente affermato che la reversibilità dell’innalzamento della temperatura è ancora possibile ma bisogna fare molto presto
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