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Presentata la seconda ricerca di Zurich e SWG sui nuovi bisogni di protezione degli italiani. Tra salute, sostenibilità economica e welfare, cresce la consapevolezza dei rischi legati all’invecchiamento ma resta ampio il gap culturale sulle soluzioni assicurative
L’Italia si prepara a diventare uno dei Paesi più longevi al mondo. Il rischio, però, è che alla crescita dell’aspettativa di vita non corrisponda un adeguato rafforzamento degli strumenti di protezione sociale ed economica. Il paradosso emerge con forza dalla seconda ricerca sulla longevità realizzata da Zurich insieme a SWG, presentata nella sede milanese del gruppo assicurativo: gli italiani guardano con favore alla prospettiva di vivere più a lungo, ma temono sempre più le conseguenze economiche, sanitarie e assistenziali dell’invecchiamento. Dalla sostenibilità dei risparmi alla tenuta del welfare pubblico fino all’incubo della non autosufficienza, la longevità si conferma così una delle grandi questioni economiche e sociali destinate a ridefinire il rapporto tra Stato, famiglie e assicurazioni nei prossimi anni. L’indagine, condotta su oltre 2mila cittadini tra i 18 e i 64 anni, restituisce la fotografia di un Paese sospeso tra fiducia e preoccupazione. Più di sei italiani su dieci si dicono contenti di vivere più a lungo, collegando la longevità alla possibilità di trascorrere più tempo con i propri cari, coltivare passioni e seguire l’evoluzione della propria famiglia. Ma accanto alle opportunità emergono il timore della perdita di salute, della non autosufficienza e dell’insostenibilità economica. “Il mondo della protezione degli individui, delle famiglie e del loro patrimonio è un pilastro fondamentale nella nostra strategia, sia a livello italiano sia a livello globale”, dice Renato Antonini, amministratore delegato di Zurich Investments Life. i Un impegno che si traduce anche nei numeri. Antonini ricorda la crescita registrata dal comparto protection del gruppo, passata da circa 76 milioni di euro nel 2023 a oltre 105 milioni nel 2025, con un tasso di crescita vicino al 18%, mentre il portafoglio è salito da 104 a 136 milioni.
La ricerca evidenzia differenze marcate tra le generazioni. Se per Baby Boomer e Generazione X il timore principale riguarda la possibilità di vivere a lungo in condizioni di salute precaria (una preoccupazione che coinvolge il 70% dei Baby Boomer e il 61% della Gen X) Millennials e Gen Z guardano soprattutto al rischio di un progressivo allungamento della vita lavorativa. Più di un giovane su quattro teme che la prospettiva di una pensione sempre più lontana renda difficile immaginare il futuro con serenità. “La longevità va oltre il dato demografico e si configura come una trasformazione strutturale con impatti rilevanti su economia, lavoro e welfare”, osserva Antonini. “La sfida oggi è colmare la distanza tra consapevolezza e decisione, aiutando le persone a pianificare in modo continuo e lungimirante il proprio futuro”.
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Il rischio “non autosufficienza”
Il tema che più di ogni altro preoccupa è però quello della non autosufficienza. L’84% degli italiani si dichiara preoccupato all’idea che sé stesso o un familiare possa trovarsi in questa condizione. Una paura trasversale alle generazioni, alimentata dalla percezione di un sistema pubblico che faticherà sempre di più a sostenere una popolazione anziana in crescita: oltre il 72% degli intervistati ritiene, infatti, che il welfare statale non sarà in grado di reggere nel tempo l’aumento delle esigenze assistenziali.
La non autosufficienza tocca nel profondo la sensibilità di 1 italiano su 2, che la ritiene concretamente un’amara fase di vita

Fonte: Zurich e SWG
Ma anche “la famiglia oggi non può più rappresentare quell’unico paracadute che era in passato”, aggiunge Alessandra Dragotto, head of research di SWG, sottolineando il progressivo restringimento del welfare familiare tradizionale. Le famiglie sono più piccole, aumenta il numero di persone sole e cresce la percezione di vulnerabilità. Per questo, accanto all’assistenza sanitaria, emergono nuove esigenze: servizi per la non autosufficienza, supporto psicologico, sostegno alla socialità e strumenti per contrastare l’isolamento. Il timore della solitudine pesa soprattutto sulle generazioni più mature, mentre i più giovani mostrano una sensibilità crescente verso il benessere emotivo. Il 29% della Gen Z considera prioritario il supporto psicologico, segnale di un approccio più ampio al concetto di protezione. Dragotto sottolinea anche un altro aspetto cruciale: il forte divario tra consapevolezza del problema e capacità di pianificazione. “La preoccupazione dovrebbe far pensare ad una presa di posizione prima”, dice. Eppure, di fronte al rischio della non autosufficienza, prevale ancora un atteggiamento attendista. Molti italiani continuano a confidare nei risparmi personali o nel sostegno pubblico, nonostante la consapevolezza che queste risorse potrebbero non essere sufficienti. Un italiano su tre teme, infatti, di non avere risparmi adeguati per affrontare una vita più lunga.
In risposta alla non autosufficienza, lo Stato e i risparmi personali restano il rifugio principale. Al terzo posto le polizze assicurative

Fonte: Zurich
Assicurazione, nuovo welfare?
Tracciato lo scenario, il settore assicurativo prova a ridefinire il proprio ruolo: non solo fornitore di coperture ma partner di lungo periodo nella gestione dei rischi legati alla longevità. In particolare, prevede il modello sviluppato da Zurich 4Care, società specializzata nelle soluzioni Long Term Care. Antonini ricorda come la partnership tra Zurich e 4Care, nata sette anni fa, sia evoluta fino all’acquisizione completa della società da parte di Zurich Investments Life. La non autosufficienza è “un rischio che il mercato assicurativo italiano ha finora affrontato in modo insufficiente”, sottolinea anche l’amministratore delegato di Zurich 4Care Claudio Raimondi, durante la presentazione della ricerca. I numeri citati lo confermano: nel 2025 in Italia sono stati sottoscritti circa 3,3 milioni di contratti vita, ma solo poco più di 130mila riguardano coperture Long Term Care. “C’è un bisogno enorme reclamato dai cittadini e un’offerta che invece va da tutt’altra parte”, conferma Raimondi. Secondo il manager, il problema è prima di tutto culturale. Molti italiani percepiscono il rischio della non autosufficienza ma faticano ancora a considerare l’assicurazione come uno strumento concreto di pianificazione. Eppure qualcosa sta cambiando. Oltre un italiano su quattro considera le soluzioni assicurative come possibile forma di tutela per affrontare il futuro, mentre il 47% di chi non possiede una polizza LTC si dichiara disposto a valutarne la sottoscrizione.
Il modello Zurich 4Care nasce proprio per cercare di colmare questo gap. La piattaforma si basa su un approccio mutualistico che punta a rendere le coperture più accessibili rispetto alle tradizionali soluzioni individuali. Il funzionamento prevede convenzioni collettive con aziende, fondi, casse professionali, associazioni. L’obiettivo dichiarato non è soltanto commerciale ma anche sociale. “Non possiamo aspettare che tutti i cittadini capiscano da soli cos’è una soluzione LTC”, aggiunge Raimondi. “Il problema va affrontato con urgenza”. Da qui la richiesta di un maggiore coinvolgimento anche delle istituzioni e della politica nella costruzione di un sistema misto pubblico-privato.
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