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Per il Credit Suisse, il conflitto peggiorerà la corsa dei prezzi nel breve. Ma Bce, governi e risparmio dei consumatori possono salvare la ripresa. Per proteggere i portafogli, meno rischio e più diversificazione
L’inflazione ormai non sembra avere freni e la guerra scatenata dall’invasione russa all’Ucraina rischia di peggiorare sensibilmente il quadro. L’inflazione dell’area euro è balzata dal 5,1% di gennaio a un nuovo record del 5,8% a febbraio, al di sopra del consenso del 5,6%. Per il Vecchio Continente si tratta del quarto mese consecutivo di prezzi record, con il dato core che ha sorpreso al rialzo per otto mesi consecutivi e l’inflazione di fondo per sei sugli otto ultimi mesi. A far da traino sono sempre i beni energetici.
Anche l’Ocse è tornata a lanciare l’allarme. L’inflazione dell’area è infatti continuata ad aumentare per raggiungere il 7,2% nel gennaio 2022, il tasso più elevato dal 1991, dopo il 6,6% del dicembre scorso e solo l’1,6% di gennaio 2021. L’Italia, secondo l’organizzazione parigina, ha toccato il 4,8% a gennaio contro il 3,9% di dicembre, un aumento di 0,9 punti percentuali, tra i più consistenti di tutti i Paesi Ocse.
La corsa dell’inflazione frenerà i falchi Bce
Dati preoccupanti, insomma, che oltretutto non hanno ancora scontato le conseguenze della guerra scatenata da Putin. “Vediamo ulteriori rischi al rialzo per l’inflazione a breve termine a causa del conflitto Russia-Ucraina, ma continuiamo ad aspettarci un’inflazione moderata nel secondo semestre, man mano che l’inflazione energetica e le catene di rifornimento globali si normalizzano”, spiegano gli analisi del Credit Suisse, precisando che finora non sono emerse molte prove di effetti secondari, cioè un’inflazione nominale temporaneamente elevata che si trasmette alla dinamica dei prezzi a più lungo termine attraverso i salari.
Questo, a detta degli esperti, dovrebbe continuare a dare alla Bce un po’ di conforto che l’attuale corsa dei prezzi, ancora in gran parte guidata dall’energia, possa passare senza destabilizzare i risultati dell’inflazione a lungo termine. “E ciò dovrebbe, a sua volta, permettere all’Eurotower di continuare a concentrarsi sui rischi al ribasso della crescita a causa del conflitto Russia-Ucraina, invece che sui rischi al rialzo per inflazione, e suonare dovish la prossima settimana, anche se probabilmente vorrà mantenere la flessibilità per stringere i tassi più avanti nell’anno, se necessario. La nostra previsione attuale è che la Bce effettui il primo rialzo dei tassi di 25 pb nel dicembre 2022, anche se il rischio di un ritardo nel 2023 è aumentato a causa delle tensioni geopolitiche”, assicurano.
La ripresa Ue salvata dal risparmio
Quanto alla crescita, il rischio di ricadute concrete dell’invasione russa dell’Ucraina sulle economie europee è aumentato. Il rincaro di materie prime, energia e beni agricoli peserà sulla spesa discrezionale delle famiglie per altri beni. “Il consumo di energia rappresenta tipicamente circa il 7,6% della spesa totale per i consumi delle famiglie e riteniamo che un aumento del ~25-30% dei prezzi dell’energia affrontato dai consumatori dell’area euro quest’anno potrebbe aumentare la spesa energetica come quota del consumo totale di 2,1 p.p., e quindi compromettere il consumo di altri beni”, stimano dal Credit Suisse.
Il risparmio potrebbe però aiutare a non far deragliare la situazione. “I risparmi in eccesso accumulati durante la pandemia dalle famiglie dell’area dell’euro, pari a circa 880 miliardi di euro, forniranno un certo cuscinetto, anche per le famiglie a basso reddito. È però possibile che le famiglie scelgano invece di aumentare i risparmi precauzionali e di ridurre i consumi discrezionali”, scrivono gli esperti, avvertendo che per evitare il rischio di trasformare questo shock dell’offerta in una recessione che si autoavvera, i governi dovranno fornire un certo sostegno alle imprese e alle famiglie. Misure che, unite a quelle della Bce, dovrebbero mantenere gli spread periferici più stretti.
Conseguenze per gli investitori
Intanto i mercati stanno rispondendo rapidamente all’escalation della crisi Ucraina. Per gli investitori la questione chiave è se la reazione del mercato sia sufficiente per tenere conto dei rischi che la guerra pone all’economia globale e quindi agli utili aziendali, e come questo influenzi l’attrattiva relativa dei mercati degli asset.
Stando al Comitato investimenti del Credit Suisse, anche se i mercati impareranno a convivere con la realtà di un nuovo ordine mondiale nel lungo termine, meglio essere cauti nel breve. “I mercati non sono ancora a buon mercato e ci sono diverse incognite su come questa crisi potrebbe evolversi”, affermano gli esperti.
“Per il momento, manteniamo le nostre attuali allocazioni, compresa un’allocazione neutrale alle azioni – spiegano -. Inoltre, crediamo che gli investitori dovrebbero ancora cercare modi per fornire una diversificazione di portafoglio anche rispetto a questa crisi geopolitica e al potenziale impatto su altre economie. Nei nostri portafogli, le soluzioni interne di hedge fund hanno registrato solidi guadagni da un anno all’altro e rimangono quindi preziosi pilastri di diversificazione. Oltre al rischio per gli asset più direttamente interessati, una domanda chiave che gli investitori devono porsi è se questo conflitto ha il potenziale di portare le economie occidentali e quindi l’economia globale in recessione”.
Sostanzialmente, quindi, per gli esperti elvetici non è il momento di aumentare il rischio nei portafogli. L’attenzione dovrebbe invece concentrarsi sul mantenimento di una diversificazione sufficiente per limitare qualsiasi potenziale ulteriore ribasso legato a questa crisi. “Inoltre – concludono – , consideriamo prudente costruire delle coperture. Come abbiamo scritto in precedenza, siamo in attesa di cambiare le allocazioni nel caso in cui vedessimo che i mercati degli asset sono scesi a livelli che non sembrano in linea con la nostra valutazione del rischio. Ma non abbiamo ancora raggiunto questo punto”.
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