A quattro anni esatti dall’invasione russa, gli investitori incorporano stabilmente il fattore sicurezza nelle valutazioni. Secondo Filippo Diodovich (IG Italia), l’aumento dei budget e la resilienza industriale sostengono il comparto difesa. Ma energia e settori ciclici sono in balia dell’incertezza
Filippo Diodovich, senior market strategist di ING Italia
A quattro anni di distanza da quella mattina del 24 febbraio in cui i carrarmati russi entrarono nel Donbass e in Crimea, i mercati finanziari non considerano più la guerra in Ucraina come uno shock temporaneo ma ne hanno fatto un elemento strutturale del quadro macro e geopolitico europeo. È questa la lettura di Filippo Diodovich, senior Market strategist di IG Italia, secondo cui l’evoluzione del conflitto ha modificato in modo permanente le logiche di allocazione degli investitori. Un cambio di prospettiva che ha ridisegnato anche le priorità strategiche, ponendo in primo piano temi come la sicurezza industriale o energetica e facendo decollare i titoli collegati.
Secondo l’analisi dello strategist, il conflitto ha fatto sì che oggi il rischio geopolitico si stabilmente incorporato dagli investitori nelle strategie di portafoglio. Il sostegno europeo a Kiev resta infatti un pilastro politico dell’UE, ma è accompagnato da tensioni interne all’Unione che rappresentano a loro volta un driver di mercato. Tra gli elementi osservati con attenzione figura ad esempio il veto ungherese su sanzioni e finanziamenti, interpretato dai mercati come possibile segnale di frammentazione decisionale in seno ai 28. “Il contesto continua a influenzare direttamente il sentiment degli operatori”, spiega Diodovich, sottolineando come ogni frizione istituzionale possa riflettersi rapidamente su asset risk-sensitive.
Difesa europea: un tema strutturale di investimento
In questo scenario, il settore della difesa non può che continuare a registrare forti flussi in ingresso. Non si tratta però, secondo l’analista, di un movimento tattico legato all’emergenza ma di una vera e propria trasformazione strutturale. “La forza del comparto deriva da fattori industriali concreti”, afferma Diodovich, “dai backlog elevati alla visibilità sui ricavi fino a una spesa pubblica destinata a crescere ancora”. Proprio quest’ultimo punto rappresenta, forse, la chiave per interpretare al meglio il fenomeno: dal 2022 la spesa militare europea èinfatti aumentata in modo significativo e, stando a quanto dichiarato dai vari governi, il trend dovrebbe proseguire nei prossimi anni. Inoltre, spiega l’esperto di IG Italia, l’orientamento verso filiere produttive continentali anche per il supporto a Kiev rafforza ulteriormente le prospettive del settore. “Il mercato continua a comprare il tema sicurezza perché non è più un trade di breve periodo ma un’allocazione strategica”, aggiunge.
Oltre al comparto difesa in senso stretto, il focus su sicurezza e resilienza sta sostenendo però anche diversi segmenti collegati. Il primo menzionato da Diodovich è l’ecosistema aerospaziale, beneficiario dei programmi di riarmo e del rinnovo delle scorte militari. In parallelo, la guerra ha accelerato lo sviluppo di tecnologie dual-use e rafforzato l’interesse degli investitori verso aziende tecnologiche integrate nella filiera della sicurezza: droni e sensoristica avanzata, come anche software e componentistica. “Il conflitto ha accelerato l’innovazione bellica e ampliato il perimetro industriale oltre i semplici armamenti”, osserva l’analista, evidenziando come la domanda si stia estendendo a tutta la supply chain tecnologica.
I comparti sotto pressione
Non tutti i settori beneficiano però del nuovo scenario geopolitico. L’analisi di IG Italia mostra come energia e logistica o anche gli altri comparti ciclici restino più vulnerabili all’incertezza legata al conflitto, mentre alcune dinamiche di mercato evidenziano rotazioni rapide in presenza di segnali diplomatici. Quando emergono prospettive di negoziato o di tregua, infatti, gli investitori tendono a spostarsi temporaneamente verso titoli legati alla ricostruzione e al sistema bancario con esposizione all’area. “Si tratta però di movimenti e non di un’inversione strutturale”, precisa lo strategist.
Guardando ai prossimi mesi, Diodovich individua quattro fattori principali destinati a guidare i mercati: la continuità del supporto a Kiev e le tensioni politiche interne all’UE sulla questione; l’evoluzione della spesa militare e la sua distribuzione tra Paesi e aziende; la resilienza dell’infrastruttura energetica ucraina, cruciale per inflazione e prospettive economiche; i segnali diplomatici e la loro capacità di generare rapide rotazioni settoriali. “È un mercato ancora fortemente news-driven”, sottolinea l’esperto, “dove ogni sviluppo geopolitico può cambiare rapidamente la leadership e far emergere un comparto in luogo di un altro”.
Una nuova normalità per l’Europa
Nel complesso, secondo IG Italia, i mercati stanno ormai prezzando una nuova realtà europea caratterizzata da maggiore spesa per la sicurezza ma anche attenzione alla resilienza industriale ed energetica e sensibilità permanente al rischio geopolitico. “La difesa del Vecchio Continente resta al centro degli acquisti per ragioni strutturali mentre i settori più esposti agli effetti economici del conflitto continuano a operare in un contesto incerto”, conclude Diodovich. Parallelamente, le opportunità legate alla ricostruzione potranno emergere nelle fasi di ottimismo diplomatico ma con livelli di volatilità destinati a restare elevati.
Secondo l’agenzia, l’esposizione dei sette maggiori istituti ammonta a 108 miliardi di euro è non è "una fonte materiale di pericolo sistemico”. Ma è possibile un progressivo deterioramento dei portafogli creditizi dei fondi
Il comparto ricomincia ad attrarre capitali grazie al ritorno dell’appetito azionario. Premiata soprattutto Wall Street, mentre sul fronte settoriale cresce l’interesse per credito e industriali ma anche materiali. Tra le materie prime, attenzione all’oro. Lo studio di BlackRock
Secondo l’Agenzia, nel 2026 la domanda mondiale di petrolio si contrarrà di 420mila barili al giorno, ma la produzione non riuscirà comunque a soddisfarla.
Ad aprile i prezzi sono balzati del 3,8%, il massimo da quasi tre anni. Pesa il rincaro dell’energia causato dal conflitto in Iran. Su anche il dato core. Per gli analisti, sale la pressione sulla Fed
Secondo DWS e Xtrackers, la domanda al dettaglio sta spingendo la categoria anche nel Vecchio Continente. A trainare il mercato sono trasparenza, negoziabilità e strategie sempre più diversificate. “Ma per distinguersi sarà decisiva la capacità dei gestori di generare vera alpha”
La rottura della tradizionale correlazione azioni-obbligazioni impone l’adozione i nuove strategie. E per Alexander Roll, investment strategist di Global X, gli ETF con buffer stanno diventando uno strumento strutturale per affrontare volatilità, rischio di drawdown e scenari di stagflazione
Sul tavolo dei due leader non c’è solo l’Iran, ma anche dazi, terre rare, AI, Taiwan e la fragile intesa di ottobre. Secondo i gestori, i cambiamenti tangibili saranno modesti, ma l’azionario cinese resta appetibile
Il commercio globale continua a crescere ma si riorganizza per aree, mentre la rivalità tra USA e Cina ridisegna gli equilibri. Uno scenario in cui l’Europa può pagare con l’irrilevanza la frammentazione e l’assenza di una vera unione dei capitali. Con riflessi anche su valute, flussi e scelte degli investitori
Vanguard: nel primo trimestre distribuzioni in crescita del 6,7%. Nord America ed Europa protagoniste, frenano Cina ed Emergenti. Il resto dell’anno è appeso al conflitto mediorientale
Tra ansie geopolitiche e dispersione dei rendimenti, i fund selector ricalibrano le scelte per i prossimi mesi: più disciplina, gestione attiva e una nuova mappa delle opportunità da monitorare
Per il gestore azionario di Lemanik la crisi energetica produrrà solo effetti temporanei sui prezzi, mentre la politica americana continuerà a sostenere Wall Street in vista delle midterm. Focus ancora sull’AI, ma il focus si sposta sulle società che beneficiano indirettamente del boom di investimenti. In Italia banche nel mirino
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio