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Il costo del denaro sale tra il 3,75% e il 4%. Il presidente: “Inflazione troppo elevata”. Trump: “Abbassate i tassi in fretta!”. Per i gestori, il FOMC salterà ottobre e interverrà ancora a dicembre
Un rialzo subito e un altro entro fine anno. Contro i desiderata di Donald Trump, la Federal Reserve di Kevin Warsh ha deciso all’unanimità (12 a zero) di aumentare i tassi d’interesse di 25 punti base, portandoli nell’intervallo tra il 3,75% e il 4%. Si tratta della prima stretta dal lontano luglio 2023: da allora, il FOMC ha ridotto il costo del denaro sei volte per un totale di 175 punti base. Non solo: a causa di un’inflazione “troppo alta da troppo tempo”, e a fronte di una crescita economica solida e un mercato del lavoro in salute, i banchieri centrali prevedono anche un ulteriore ritocco nel 2026.
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Inflazione elevata
L’attività economica, si legge nella nota diffusa al termine della due giorni di meeting, “si sta espandendo a un ritmo solido”. Malgrado “l’incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici”, la spesa interna viene definita “resiliente”. La crescita della produttività, aggiunge lo statement, “è sostenuta” e “gli investimenti in capitale sono robusti”. L’aumento dell’occupazione, inoltre, “è andato di pari passo con l’andamento della forza lavoro e il tasso di disoccupazione ha subito variazioni minime”. Il problema però è l’inflazione che “rimane elevata”, spiegano i banchieri, rispondendo indirettamente a Trump che chiede a gran voce un allentamento monetario nonostante la guerra con l’Iran abbia fatto schizzare i costi energetici. Per questo, chiariscono, è stato scelto di aumentare il costo del denaro: nella speranza di favorire “un ritorno più tempestivo all’obiettivo del 2%”.
Altro ritocco entro fine anno
Ancora più indigesto per la Casa Bianca è però il cosiddetto ‘dot plot’, il grafico a punti pubblicato ogni tre mesi che mostra le previsioni dei 19 membri del FOMC sul futuro livello dei tassi di interesse. Ber 16 su 18 funzionari, infatti, prevedono di aumentarli almeno un’altra volta entro la fine del 2026, con quattro che si attendono due ulteriori ritocchi. Il costo del denaro dovrebbe poi restare fermo nel 2027, anche se otto banchieri centrali puntano a un terzo rialzo, per poi calare al 3,75-4% nel 2028 e al 3,5-3,75% nel 2029. Warsh, come accaduto a giugno, è rimasto fedele alla sua linea anti-forward guidance e non ha fornito le proprie stime. La previsione mediana del costo del denaro è salita al 4,1% dal 3,75% di tre mesi fa.
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Inflazione al 2% solo nel 2029
I policymaker hanno poi diffuso l’atteso Statement of Economic Projections. Il PIL a stelle e strisce è ora visto crescere del 2,3% (dal 2,2% di giugno) nel 2026, del 2,4% nel 2027, del 2,2% nel 2028 e del 2,1% nel 2029. La disoccupazione, invece, dovrebbe restare costante al 4,1% nel quadriennio, mentre l’inflazione è attesa salire al 3,7% nel 2026 (dal 3,6% di giugno), per poi ripiegare al 2,3% e al 2,1%. Il ritorno all’obiettivo del 2% è atteso solo nel 2029. L’attività economica USA ha avuto un’espansione “a un passo solido, mostrando una forte resilienza”, ha spiegato il presidente. Rimarcando le incertezze geopolitiche attuali, Warsh ha poi sottolineato che il trend dell’occupazione rimane solido, mentre “per cinque anni l’inflazione è rimasta sopra il target” e perciò “troppo alta per troppo tempo”. “Con la decisione adottata oggi all’unanimità, il FOMC ha mostrato la volontà di combattere il rialzo dei prezzi”, nel rispetto del suo duplice mandato, ha scandito il presidente.
Il botta e risposta con Trump
Alla domanda, in conferenza stampa, se avesse parlato con Trump, Warsh non si è scomposto: “Non ho nulla da riferire in merito a eventuali colloqui con il presidente”, ha tagliato corto, ricordando che, per quanto riguarda i cittadini americani, “sono le fasce meno abbienti a trarre i maggiori benefici dalla stabilità dei prezzi”. “La decisione odierna è quella giusta per adempiere al mandato conferitoci dal Congresso, ovvero garantire la stabilità dei prezzi”, ha aggiunto. La risposta del tycoon non si è fatta attendere. Prima, indirettamente, attraverso le parole del portavoce della Casa Bianca, Kush Desai. “La scelta piuttosto infelice della Fed di alzare i tassi di interesse non era, dal punto di vista dell’amministrazione, sostenuta da motivazioni economiche particolarmente convincenti”, ha affermato il giornalista. Poi direttamente via Truth, nello stile che lo caratterizza e con un’abbondanza di maiuscole, il presidente degli USA ha scritto: “I tassi di interesse negli Stati Uniti dovrebbero essere dell’1% o meno, perché vantiamo il miglior merito creditizio al mondo, di gran lunga. Il nostro Paese sta vivendo un boom di nuovi investimenti! Abbassate i tassi di interesse per gli Stati Uniti d’America, e fatelo in fretta!”.
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Mercati e gestori guardano a dicembre
Intanto gli investitori hanno già iniziato a prezzare il secondo aumento dei tassi: i rendimenti dei Treasury a più breve scadenza, quelli maggiormente sensibili alle manovre dell’istituto centrale sui tassi, hanno ripreso a salire. “La Fed ha segnalato che, in questa fase, non prevede un ciclo aggressivo di rialzi”, osserva Kay Haigh, global head and cio of Fixed Income & Liquidity Solutions di Goldman Sachs Asset Management. A suo parere, è probabile che il FOMC si preda una pausa il prossimo 28 ottobre, vista la vicinanza delle elezioni di midterm, e torni ad intervenire prima di Natale. Anche se, avverte, tutto “resta subordinato ai prossimi dati sull’inflazione CPI e all’andamento dei prezzi dell’energia”.
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