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Il nuovo report di BCG mostra che nei primi otto mesi il valore del mercato a livello mondiale è aumentato del 15%. Il nostro Paese si ferma a 39,9 miliardi di dollari. TLC, banche e sanità i settori più attivi. Private equity protagonista
Il mercato globale delle fusioni e acquisizioni archivia i primi otto mesi del 2026 con il segno più grazie all’impennata dei megadeal. Il valore delle operazioni è infatti aumentato del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025, superando la media decennale dell’11%. Il quadro italiano appare invece capovolto: secondo l’M&A Report di Boston Consulting Group (BCG), nei primi sette mesi le operazioni con un target o un acquirente tricolore sono state oltre 900, il numero più alto degli ultimi dieci anni per lo stesso periodo, ma il valore aggregato è sceso del 26%, a 39,9 miliardi di dollari dai 53,8 miliardi del 2025, e si colloca circa il 10% sotto la media decennale.
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Il ritorno dei megadeal, ma non in Italia
A livello mondiale, le operazioni sopra i 10 miliardi di dollari sono state 37, contro le 24 dello stesso periodo del 2025 e sopra il record di 32 registrato nel 2021. Il resto del mercato, sottolinea lo studio, non ha però ancora recuperato lo stesso slancio e il rimbalzo resta quindi più limitato di quanto suggeriscano i numeri complessivi. Quanto all’Italia, come osserva Enrico Tanduo, managing director e partner di BCG, i dati raccontano una storia diversa dal resto d’Europa: più operazioni, ma con un valore aggregato più contenuto, pari a 39,9 miliardi di dollari. Il Paese conferma insomma la propria ampiezza (breadth) rispetto alla scala (scale) che caratterizza altri mercati europei. Tuttavia, secondo l’esperto, la partita 2026 è tutt’altro che chiusa, perché diverse operazioni di grandi dimensioni non ancora formalizzate potrebbero far salire in modo sostanziale il bilancio. “Ciò che rimane degno di nota è che le aziende tricolori si confermano acquirenti sempre più attive all’estero: quattro delle dieci maggiori operazioni con una parte italiana coinvolta sono state acquisizioni oltreconfine, per un valore combinato di circa 9 miliardi di dollari”, rimarca Tanduo.
Le grandi operazioni: TLC, banche e sanità
I deal di maggior valore sono arrivati da sanità, telecomunicazioni e servizi finanziari: a partire dall’acquisizione di Tim da parte di Poste Italiane per 12,5 miliardi e da Unipol Assicurazioni, che ha rilevato da Intesa alcuni asset di MPS per un massimo di 4 miliardi di dollari nell’ambito dell’Opas su Siena. Il settore bancario resta comunque il più attivo tra le grandi operazioni nazionali, con l’interesse di UniCredit per la tedesca Commerzbank tra le potenziali acquisizioni più rilevanti. Nel comparto della sanità, il take-private di Recordati da parte di un consorzio guidato da CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert, per 12,1 miliardi, è il terzo deal tricolore dell’anno, mentre le acquisizioni all’estero di Angelini Pharma (Catalyst Pharmaceuticals, 4 miliardi), Chiesi (KalVista, 1,9 miliardi) e Amplifon (la divisione hearing di GN Store Nord, 2,6 miliardi) segnano il cambio di direzione più netto del settore, orientato alla scala internazionale più che alla riorganizzazione domestica.
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Middle market e imprese familiari
Il resto della crescita si concentra nel middle market. Gli industriali hanno generato 193 operazioni annunciate, più di ogni altro settore, ma solo 1,1 miliardi di valore dichiarato. I beni di consumo di base combinano volumi e valori, con 66 operazioni per 4,1 miliardi, trainate dall’acquisizione di Irca da parte di CVC per 3,4 miliardi. Secondo BCG la lunga coda di pmi a controllo familiare spiega questa ampiezza: quando i fondatori arrivano al passaggio generazionale, le aziende vanno sul mercato e sostengono i volumi anche mentre, nel resto d’Europa, l’attività si riduce.
Private equity protagonista
Il private equity si distingue come punto di forza del nostro mercato. Il valore delle operazioni sponsorizzate da fondi è infatti cresciuto del 37% su base annua, a 9,3 miliardi di dollari, mentre il numero è salito solo dell’1%, segno che la liquidità accumulata viene indirizzata verso meno asset, ma più grandi. Gli sponsor hanno generato circa un quarto del valore e un terzo del numero dei deal, con il take-private di Recordati che resta il più rilevante dell’anno e una delle maggiori acquisizioni sanitarie in Europa dell’ultimo periodo. Gli investitori internazionali hanno partecipato a nove delle dieci maggiori operazioni sponsorizzate in Italia nei primi sette mesi del 2026, mentre le condizioni di uscita restano selettive: secondary e vendite strategiche progrediscono, le Ipo restano marginali.
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Fiducia e riforme
Intanto, nonostante il contesto turbolento, tra gli operatori europei continua a prevalere l’ottimismo. L’M&A Sentiment Index, che misura le intenzioni di dealmaking a sei mesi, si attesta a 100 nel Continente, in linea con la media di lungo periodo e sopra le Americhe (73) e la media globale (83). Per la seconda parte dell’anno BCG indica come fattori di sostegno il consolidamento bancario, le cessioni legate ai passaggi generazionali nelle imprese familiari di fascia media, una pipeline infrastrutturale rafforzata dal via libera di Bruxelles a uno schema di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro per le rinnovabili e un quadro normativo aggiornato con la riforma del Testo unico della finanza e la Legge 4/2026 che estende il perimetro del Golden Power.
Finanziamenti e rischi
Infine, le condizioni di finanziamento restano di supporto, anche se selettive: il credito privato si è consolidato come componente stabile del middle market italiano e le aziende con flussi di cassa solidi accedono facilmente al capitale. Il principale freno è l’incertezza geopolitica: volatilità dei prezzi energetici, tensioni commerciali e conflitti in corso allungano i tempi di due diligence e allargano il divario tra le attese di acquirenti e venditori. Nonostante questo, secondo gli esperti di BCG, i driver strutturali del mercato tricolore, dalla frammentazione proprietaria alla solidità del private equity, offrono comunque una base solida per la continuità dell’attività nella seconda metà dell’anno.
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