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Il PIL globale si espanderà del 2,6% quest’anno. Corrono gli USA, frena la Cina. Bene l’Eurozona con il risveglio della Germania. L’Italia incassa la revisione più consistente tra i grandi del blocco (+1%)
L’economia globale non ha ceduto di fronte allo shock energetico. Dopo l’Ocse, anche Fitch Ratings certifica l’inaspettata tenuta del Pil mondiale e rivede al rialzo le sue stime per il 2026 portandole al 2,6% dal 2,4%. Il ritocco riflette attese migliori sia per Stati Uniti sia per gran parte dell’Eurozona e per i mercati emergenti, fatta eccezione per la Cina. Le motivazioni, messe nero su bianco nell’Economic Outlook di settembre, sono le stesse indicate dall’organizzazione parigina: finora i maxi investimenti nell’intelligenza artificiale e i consumi americani hanno permesso di attutire le conseguenze del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, i rischi restano tanti e minacciosi: a partire dalla geopolitica.
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Previsioni confermate per il prossimo biennio
“L’economia globale si sta dimostrando più resiliente del previsto di fronte allo shock dei prezzi dell’energia innescato dal conflitto in Iran”, scrivono gli analisti dell’agenzia di rating. “La spesa dei consumatori statunitensi e il perdurante boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno sostenendo la crescita”, aggiungono, “mentre l’attività ha tenuto meglio del previsto anche nell’Area Euro e in diversi mercati emergenti”. Restano invece invariate le proiezioni per il 2027 e il 2028, quando il Pil mondiale dovrebbe espandersi appena sotto il trend storico di lungo periodo: rispettivamente del 2,5% e del 2,6%.
Corrono gli USA, bene l’Eurozona, frena la Cina
La revisione riflette stime di crescita più elevate in particolare per gli Stati Uniti. Il Pil a stelle e strisce è infatti visto aumentare sia nel 2026 sia nel 2027 del 2,1%, dall’1,9% di tre mesi fa, con un ritocco all’insù di 0,2 punti percentuali per entrambi gli anni. In direzione opposta la Cina, la cui espansione è stata invece rivista leggermente al ribasso: +4,5% quest’anno e +4,4% il prossimo. Bene anche l’Eurozona, la cui attività economica dovrebbe crescere rispettivamente dell’1% dallo 0,9% atteso a giugno e dell’1,2%, dall’1,1%. Nonostante il rialzo, per il blocco il 2026 segnerà comunque un rallentamento rispetto al +1,2% del 2025.
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Il risveglio della Germania
Quanto ai Paesi, emergono alcune importanti differenze. A spiccare è la Germania, il cui Pil di quest’anno è stato alzato di 0,3 punti percentuali e ha raggiunto così l’1,1%. Berlino ha mostrato “una forza sorprendente” nel secondo trimestre del 2026, si legge nel documento, che recita: “Sebbene la dinamica sembri trainata dalle esportazioni, l’accelerazione della crescita all’1% su base annua nel secondo trimestre ha beneficiato dell’allentamento della politica fiscale”. Continua poi la marcia della Spagna, dove il flusso di investimenti “è rimasto solido”: Madrid è vista crescere del 2,5%, 0,2 punti percentuali in più. Male invece la Francia, che sconta “l’incertezza politica” e incassa un taglio dello 0,3% fermandosi a +0,5%.
Italia prima della classe
È però l’Italia a ottenere l’aggiustamento più marcato: il Pil tricolore 2026 passa da +0,6% a +1%, ben 0,4 punti percentuali in più. Secondo Fitch è merito delle dinamiche di investimento, rimaste solide anche grazie ai progetti finanziati dall’Unione europea. Un ritocco che arriva poche settimane dopo la conferma del rating BBB+ con outlook stabile, quando l’agenzia aveva anticipato una crescita media dello 0,8% tra il 2026 e il 2028 parlando di resilienza dell’economia nonostante gli shock esterni.
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I rischi
Nonostante il buon andamento globale, Fitch mettere però in guardia sul futuro. Lo scenario resta infatti esposto a diversi fattori di incertezza, a partire da una correzione dei mercati azionari e da un ridimensionamento degli investimenti nel settore dell’AI. Negli USA, proseguono gli analisti, pressioni inflazionistiche più persistenti potrebbero spingere la Federal Reserve ad accelerare i rialzi dei tassi “soprattutto se le tensioni geopolitiche mantenessero elevati i prezzi del petrolio”. Per l’Europa, infine, un’altra sfida arriva dalla crescente competitività delle esportazioni cinesi.
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