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Ad agosto l’indice più osservato dal Fomc si è attestato al 3,4%, contro il 3,7% atteso. Bene anche il PIL del secondo trimestre e il mercato del lavoro. Calano le scommesse di un ritocco ad ottobre, ma per i gestori una stretta entro fine anno è quasi certa
Inflazione sotto le stime, mercato del lavoro in buona salute e crescita solida. È un quadro più rassicurante del previsto quello che emerge dall’attesa raffica di dati macro provenienti dagli Stati Uniti, il cui effetto è stato di raffreddare immediatamente le scommesse su un secondo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già in ottobre. L’indice Pce di agosto, il più affidabile secondo la banca centrale, si è infatti attestato al 3,4%, il PIL del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo al +2,2% e l’occupazione privata Adp è tornata a crescere di 90mila unità, sopra le previsioni. Subito dopo la pubblicazione dei nuovi indicatori, secondo il Cme FedWatch, per i mercati le probabilità di una stretta il mese prossimo sono scese al 37%, dal 51% della vigilia e dal 70% di lunedì, prima che il governatore John Williams affermasse di non vedere “alcuna urgenza” di procedere con ulteriori ritocchi.
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Inflazione sotto le attese, PIL sopra
Ad agosto l’indice dei prezzi delle spese per consumi, il Pce, è salito dello 0,3% su base mensile, in linea con il consensus. Rispetto a un anno prima, è cresciuto del 3,4%, contro le attese di una conferma del 3,7% del mese precedente. L’indicatore core, quello al netto di energia e alimentari, è aumentato dello 0,2% rispetto a luglio, contro lo 0,3% stimato, e del 3% su base annua, meno del 3,3% ipotizzato dagli analisti. Intanto, il PIL a stelle e strisce del secondo trimestre, secondo la lettura finale del Bureau of Economic Analysis, si è attestato a +2,2%, sopra il +1,5% delle precedenti letture e delle attese. Il dato del primo trimestre è stato invece rivisto da +2,1% a +2,5%. Ne emerge quindi un ritmo meno sostenuto rispetto ai primi tre mesi dell’anno, ma che segnala comunque un’economia più solida del previsto.
Mercato del lavoro e consumi solidi
La solidità degli USA è confermata poi anche dal mercato del lavoro. L’occupazione nel settore privato statunitense ha infatti registrato un settembre oltre le aspettative: secondo il rapporto mensile Adp, sono stati creati 90mila posti di lavoro in più rispetto al mese precedente, contro i 68mila stimati. Buone notizie anche dalla spesa per i consumi, che ad agosto è salita dello 0,9%, dopo il +0,1% di luglio rivisto al ribasso dal precedente +0,2%. I consumi valgono oltre due terzi dell’attività economica a stelle e strisce e anche se il dato è in contrasto con quello relativo alla fiducia dei consumatori del Conference Board, crollato a settembre ai minimi da quasi dodici anni e mezzo, per ora non ci sono segnali di un ridimensionamento significativo della spesa.
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Un nuovo rialzo resta sul tavolo
Secondo Adam Hetts, global head of multi-asset di Janus Henderson Investors, è evidente che le pressioni inflazionistiche persistono, sebbene al di sotto dei livelli previsti. Nonostante gli ultimi dati Pce siano leggermente migliori delle attese, avverte quindi Hetts, “i numeri positivi sul mercato del lavoro e sul Pil suggeriscono che tali cifre difficilmente potranno smentire le aspettative di consenso relative a un ulteriore aumento dei tassi prima della fine dell’anno”.
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