Il dodicesimo Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali fotografa un comparto in salute ma con ampi margini di crescita. L’80% del patrimonio è affidato a gestori esterni e il trend è in crescita
Un patrimonio che continua a crescere e che sfonda il tetto dei 1.000 miliardi di euro. I dati del dodicesimo Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali restituisce il quadro di un comparto che tra flussi e rendimenti degli investimenti aumenta dimensionalmente e diversifica sempre di più l’allocazione, guardando anche a comparti più sofisticati come quello dei mercati privati.
La fotografia scattata a fine 2024 vede la crescita del patrimonio degli investitori istituzionali toccare quota 1.030 miliardi, pari a circa il 47% del PIL nazionale.
“In termini patrimoniali”, si legge nel dodicesimo Rapporto di Itinerari Previdenziali, “nel 2024 gli investitori istituzionali evidenziano un patrimonio che ammonta a 315,93 miliardi di euro, in aumento di 19,96 miliardi (+6,74%), in linea con la crescita registrata lo scorso anno. In dettaglio, 50,8 miliardi fanno capo alle Fondazioni di origine Bancaria, 115,2 miliardi alle Casse di Previdenza, 74,6 ai fondi negoziali, 69,6 ai fondi preesistenti e circa 5,7 miliardi si stima possano essere gestiti dalle forme di assistenza sanitaria integrativa. A questi investitori si aggiungono i soggetti operanti nel welfare cosiddetto privato, e cioè i fondi pensione aperti, i Piani Individuali Pensionistici (PIP) e le Compagnie di Assicurazione relativamente al ramo Vita, il cui patrimonio complessivo ammonta a 714,22 miliardi, con un aumento di circa 17 miliardi di euro rispetto ai 697,4 del 2023. Sommando il welfare contrattuale alle Casse e Fondazioni e al welfare privato, il patrimonio totale raggiunge i 1.030,14 miliardi con un aumento di 36,77 miliardi rispetto ai 993,37 miliardi di euro del 2023”.
Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
“Guardando ad esempio alla sola previdenza complementare”, ha commentato il professor Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, “se si considera che il rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il PIL è pari all’11,7%, quando in molti altri Paesi supera il 50%, risulta evidente come il nostro sia un mercato già molto interessante, ma con alte potenzialità di sviluppo, soprattutto se verranno implementate le necessarie riforme in termini di rendite complementari, fondo di garanzia per le microimprese e le PMI (eliminato dal Governo Prodi/Damiano nel 2007) e la revisione fiscale prevista nella delega”.
Per quanto riguarda i rendimenti viene inoltre osservato nell’analisi degli esperti del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali come “le tendenze sui mercati si siano riflesse sui risultati degli investitori istituzionali, che hanno registrato (nel 2024) in media rendimenti ampiamente positivi, in particolare per le linee a maggiore contenuto azionario”. I dati di sintesi relativi allo scorso anni vedono un +6,8% per le Fondazioni di origine Bancaria, un +6% per i fondi negoziali, un +4,3% per i fondi preesistenti, un +6,5% per i fondi aperti e un +9% per i PIP di ramo III.
Crescono, infine, gli investimenti in economia reale nazionale, come rilevato dallo studio: “Al netto degli investimenti in titoli di Stato italiani, che pesano in particolar modo sui portafogli delle Casse di Previdenza e dei fondi negoziali, e degli immobili a uso strumentale, anche per il 2024 le Fondazioni di origine Bancaria si riconfermano i maggiori investitori nell’economia domestica, con il 42% del patrimonio investito, seppur sostenuto da un’esposizione nella banca conferitaria pari al 23,84%; seguono le Casse Privatizzate dei liberi professionisti, con il 17% circa, mentre si conferma modesta la quota investita nel Paese da parte di fondi pensione negoziali e preesistenti, che si fermano rispettivamente al 3,10% e al 6,31% del patrimonio”.
L’allocazione di Casse di previdenza e Fondi pensione
Di particolare interesse il dettaglio dell’allocazione di Casse di previdenza e Fondi pensione analizzata da Itinerari previdenziali su un orizzonte di dieci anni. Partendo dalle prime, i maggiori cambiamenti si rilevano nell’aumento esponenziale degli OICVM passati dal 12,2% del 2014 al 29,6% del 2024. Una crescita simile si riscontra anche nella categoria “altri OICR” che comprende, in particolare, fondi su infrastrutture e private debt. Se la quota di Titoli di Stato scende dal 21,2% del 2014 al 16,6% del 2024, a crollare è l’investimento in immobili che passa dal 12,2% al 2%, segno dell’impegno delle Casse previdenziali nell’ammodernare la parte di portafoglio destinata al real estate.
Per quanto riguarda i Fondi pensione le differenze nell’asset allocation a dieci anni sono molto meno marcate, principalmente a causa di vincoli normativi. Si nota in ogni caso una spinta alla diversificazione con la quota di Titoli di Stato che scende dal 50,2% al 38,5%. Crescono di contro le rilevanti categorie, e cioè Titoli di capitale, Altri titoli di debito e OICR. Da notare che quest’ultima contiene quote di FIA pari a 4,7 miliardi di euro. Stabili infine i depositi e residuale l’investimento diretto e indiretto in real estate.
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