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Secondo l’Osservatorio Deloitte-Luiss, la domanda globale di investimenti in infrastrutture sostenibili è destinata a crescere del +38% entro il 2030. C’è l’Italia fra le mete preferite dagli investitori
Gli investimenti in infrastrutture hanno un peso crescente nei portafogli degli investitori italiani, sia retail che istituzionali. Sebbene l’interesse verso questa asset class sia sempre stato vivo, oggi c’è una recente fase di popolarità dettata dai vasti piani di stimolo varati dai governi per rispondere alla pandemia.
Da uno studio sulle politiche di investimento degli investitori istituzionali condotto da Itinerari Previdenziali emerge che in cima alla classifica degli strumenti acquistati direttamente figura il comparto delle infrastrutture (cresciuto dal 19% del 2020 al 67% di quest’anno). Ma anche per gli investitori retail il tema infrastrutture, ancor più se anche sostenibili, è sempre rilevante.
Infrastrutture e sostenibilità

Secondo l’Osservatorio annuale sui settori regolati e le infrastrutture condotto da Deloitte e l’Università Luiss Guido Carli – giunto alla sua quarta edizione – nel 2020 i fondi chiusi quotati che investono in infrastrutture sostenibili a livello globale utilizzando criteri Esg sono 378, pari al 42,7% del totale. Il numero dei fondi infrastrutturali Esg è significativamente aumentato: essi erano solo 26 nel 2007. Nel 2020, i fondi infrastrutturali Esg gestiscono asset per 29,6 miliardi di euro (41% dell’industria dei fondi infrastrutturali), in costante crescita fin dal 2007 e più stabile nell’ultimo triennio (2018-2020), anche a causa dei vincoli da rispettare nelle scelte allocative legate all’applicazione della metrica Esg.
I fondi aperti che investono in infrastrutture

Fra i fondi aperti distribuiti presso la clientela retail italiana emerge il Global Listed Infrastructure di M&G gestito da Alex Araujo con una performance annualizzata a due cifra sia nel breve termine (1 anno) sia in un periodo di tre anni. Sul lungo periodo (cinque anni) spicca invece il prodotto Infrastructure Equity di Credit Suisse.
Nel portafoglio gestito da Araujo di M&G trovano spazio alcune realtà italiana come A2a ed Enel. “Siamo un fondo d’investimento globale e vediamo opportunità nelle aziende attive nei processi di decarbonizzazione e transizione verso fonti energetiche come gas naturale e idrogeno”, spiegava il fund manager in un evento virtuale tenuto ad aprile nel quale ha sottolineato il ruolo dell’Italia nel suo fondo che occupa – in termini di peso relativo del portafoglio rispetto al benchmark – il terzo posto, dietro solo a Canada e Regno Unito e davanti agli altri paesi europei come Germania, Spagna, Francia.
Su quali infrastrutture puntare
Come emerso dall’Osservatorio Deloitte-Luiss, la domanda globale di investimenti in infrastrutture sostenibili è destinata a crescere del +38% entro il 2030, con il 50% del totale che sarà destinato all’Africa e a Paesi in via di sviluppo. Secondo l’Ocse, in riferimento all’Sustainable Development Goal (Sdg) 9 (Infrastrutture Sostenibili), l’Italia si colloca nella seconda metà della classifica, con circa il 67% del target 2030 raggiunto.
“Se è vero che la dotazione infrastrutturale del nostro Paese è carente in alcuni settori, con le risorse del Recovery Fund si presenta però un’occasione senza precedenti: colmare questo gap mediante la realizzazione di infrastrutture sostenibili in termini ambientali, sociali, finanziari, tecnologici e istituzionali”, commenta Luca Petroni, Chairman di Deloitte Financial Advisory.
Secondo Deloitte, oltre il 50% del gap negli investimenti infrastrutturali dovrà essere destinato al trasporto ferroviario, sebbene anche quelli navali ed aerei siano caratterizzati da un fabbisogno considerevole. Il settore stradale, per contro, risulta in linea con la spesa programmatica per investimenti da qui al 2040. Subito dopo le ferrovie, fra i settori che più necessitano di interventi figurano le energie rinnovabili, le telecomunicazioni e le infrastrutture digitali.
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