La strategia di allocazione tattica della banca prevede un posizionamento neutrale su azioni e obbligazioni, con un sovrappeso per il settore immobiliare quotato
Bob Homan, chief investment officer di ING
Normalizzazione in un mondo anomalo. “Perché sì, c’è stata molta volatilità ma, guardando ai ritorni, negli ultimi sei mesi, i mercati si sono comportati un po’ come ci attendavamo” dice subito Bob Homan, chief investment officer di ING, nella sede italiana della banca olandese. L’esperto presenta alla stampa l’aggiornamento di metà anno dell’ING Investment Outlook 2025. “Nel primo semestre si sono confermate le nostre previsioni, dunque, con una crescita globale moderata e un allentamento della pressione inflattiva ma lo scenario resta complesso, con fattori di incertezza legati alla politica commerciale USA, alla frammentazione geopolitica e all’andamento dell’economia europea”, spiega Homan. La questione del debito pubblico americano tiene indubbiamente banco ma l’esperto rassicura: “Non preoccupatevi troppo, sarà un vero problema solo nel prossimo decennio”.
Parlando di crescita globale la stima è al 2,8%, in calo rispetto al 3,2% previsto lo scorso novembre, con una frenata rispetto al 2024 stesso. Negli Stati Uniti, la previsione è stata rivista al ribasso all’1,2% per il 2025 e all’1,1% per il 2026, penalizzata dall’aumento dei tassi di interesse. Le politiche della nuova amministrazione Trump, tra cui tagli fiscali, deregulation e dazi all’importazione, generano effetti contrastanti: da un lato stimoli fiscali, dall’altro inflazione e pressione sui tassi. In questo contesto, la Fed dovrebbe ridurre i tassi di 100 punti base nella seconda metà dell’anno, contro i 50 previsti dai mercati. “In Europa, la BCE ha già effettuato tre tagli portando i tassi al 2% e potrebbe scendere fino all’1,75% entro fine anno, in risposta a una crescita debole e un’inflazione ritardata”, sottolinea il cio di ING. “Tuttavia, permane il rischio di stagflazione in caso di nuovi dazi americani sulle esportazioni europee. In Cina, la crescita si stabilizza attorno al 4,7%, sostenuta dalla domanda interna, con un’inflazione stabile e politiche monetarie accomodanti”.
Scelte tattiche
Nel corso dell’anno la banca ha attuato alcune scelte tattiche: ha portato a neutrale il sovrappeso sulle azioni USA, alleggerito temporaneamente il settore IT, successivamente riportato a sovrappeso, e, durante l’ondata di vendite di aprile, ha riportato a neutrale il portafoglio azionario, aumentando l’esposizione. “La strategia di allocazione tattica per quest’anno prevede un posizionamento neutrale su azioni e obbligazioni, con un sovrappeso per il settore immobiliare quotato”. Nel real estate, infatti, secondo l’economista, è attesa una ripresa nel secondo semestre anche sul fronte americano, sostenuto da una possibile inversione del dollaro. In Europa e in Asia, infatti, i titoli immobiliari hanno mostrato una maggiore tenuta e per l’intero anno si prevede un rendimento totale di circa il 5%.
Se i rendimenti sull’obbligazionario si mostrano in linea con le previsioni (Homan sottolinea una maggiore esposizione all’investment grade corporate), l’equity invece mostra una performance disomogenea: “Manteniamo un sovrappeso su IT e comunicazioni e un sottopeso su difensivi come beni di consumo di base ed energia”. Su materie prime e investimenti alternativi l’esperto rimane, invece, neutrale. Homan ipotizza anche due scenari alternativi: uno positivo in cui crescita e inflazione sono in aumento, i rendimenti obbligazionari più alti ma premi di rischio in calo, azionario con ritorni fino al 20%. L’alto più negativo con un rallentamento degli utili e calo delle valutazioni, ritorni positivi per l’obbligazionario, ma correzione azionaria fino al -10%.
Diversificazione e flessibilità
Insomma l’anno si conferma per ING come quello della normalizzazione dei mercati, ma richiede una costante attenzione ai dati macroeconomici e all’evoluzione della politica monetaria. La diversificazione e la flessibilità restano le leve principali per cogliere le migliori opportunità in un contesto incerto e frammentato. Per questo Homan tende a ribadire l’importanza della gestione attiva: “Il differenziale atteso tra i rendimenti azionari e obbligazionari è molto ristretto quest’anno, con un premio per il rischio azionario ai minimi da 15 anni. In questo contesto, e viste le marcate divergenze tra regioni e settori, ribadiamo più che mai l’importanza della gestione attiva” sottolinea il cio di ING.
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