Dopo il crollo di Credit Suisse e lo stralcio di 16 miliardi di AT1, l’asset class torna nel mirino degli investitori. Ma per il gestore della società Björk, le vere opportunità sono nel Vecchio Continente. Merito di un sistema bancario più solido che mai
Daniel Björk, fund manager di Swisscanto
Non solo la nascita di un nuovo campione nazionale pronto ad aumentare la concorrenza nell’industria del credito europea. Il fallimento di Credit Suisse nel 2023 e la sua incorporazione nella connazionale UBS ha scosso anche il reddito fisso. Lo stralcio di 16 miliardi di bond subordinati AT1 appartenenti alla ex banca svizzera ha infatti fatto scomparire il 6% della base di asset del mercato dei contingent convertible bond, gettando ombre su un asset class tra le più redditizie ma storicamente guardata con una certa diffidenza. A due anni di distanza da allora, complice un periodo di ritorno a tassi come non si vedevano dal 2008, questo comparto sembra però tornato a catturare l’interesse di molti investitori. Tra loro c’è anche Daniel Björk, che tra la fila di Swisscanto gestisce un fondo dedicato dal nome Bond Fund Committed CoCo. La redazione di FocusRisparmio lo ha raggiunto per capire stato di salute e prospettive del settore.
Il mercato dei CoCo è tornato alla normalità da oltre un anno. Questo si riflette nei livelli normali degli spread di credito, nell’attività di nuove emissioni e nei volumi dei rimborsi delle obbligazioni. Alla luce di questi fattori, non vi sono indicazioni che suggeriscano un possibile mutamento di scenario nel prossimo futuro. Va inoltre aggiunto che livello medio di capitalizzazione delle realtà bancarie quando questi strumenti furono lanciati era circa la metà rispetto a oggi e, da quel momento, le opportunità offerte dall’asset class sono cresciute enormemente.
Quello attuale è però un contesto che spinge gli investitori a cercare opportunità di investimento resilienti. Cosa offrono i CoCo bond da questo punto di vista?
I CoCo bond hanno sempre saputo offrire rendimenti competitivi agli investitori, sebbene a fronte di una maggiore volatilità rispetto ad altri segmenti dello spettro obbligazionario. Se da una parte gli spread creditizi di questi strumenti sono oggi inferiori alla media storica, i ritorni offerti sono superiori alla media storica. I fondamentali del settore finanziario europeo stanno inoltre mostrando una grande solidità, con una bassa esposizione diretta ai dazi commerciali.
Con i tassi alti degli ultimi anni, la banche hanno fatto incetta di interessi. Considerando l’allentamento monetario in atto, come vede il futuro del settore? Cosa si aspetta dalle riunioni di Fed e BCE e che impatti avranno sui CoCos?
Ho una view positiva sul settore finanziario europeo perché il rafforzamento dei fondamentali attuato negli ultimi dieci anni fornisce un importante fattore di supporto. Trovo infatti rassicurante che le banche del blocco vantino molti strumenti per mantenere utili solidi anche in un contesto di tassi d’interesse più bassi. Rispetto alle decisioni future di politica monetaria, vedo maggiori margini per ulteriori tagli dei tassi da parte della BCE nel breve termine: uno scenario che, combinato con aspettative di politiche fiscali più espansive nei prossimi anni, potrebbe portare a curve dei tassi più ripide e favorire ulteriormente redditività degli istituti creditizi. Ciononostante, ho costruito un portafoglio ‘agnostico’: in una fase di incertezza economica e politica come quella attuale, credo si tratti dell’unico approccio capace di minimizzare i rischi.
Quali invece gli effetti dei dazi e della regolamentazione?
Il settore finanziario è rimasto per ora al riparo dagli effetti diretti della guerra commerciale. E paiono ampiamente gestibili anche quelli di second’ordine, come la possibilità che le tariffe facciano aumentare la disoccupazione. La redditività delle banche, da sempre considerata un baluardo dell’economia, è infatti storicamente forte nel Vecchio Continente e lo stesso vale anche per la seconda linea di difesa: la capitalizzazione. Proprio per questo, non mi aspetto cambiamenti normativi generalizzati a livello di settore. I coefficienti di rischio più elevati sui mutui sono già stati adeguati e la revisione del trading book continua a essere rinviata. A parte alcune incertezze specifiche per singoli Paesi, come la Svizzera, non è quindi nell’assetto legislativo che si celano insidie per il comparto.
Com’è strutturato il fondo Swisscanto (LU) Bond Fund Committed CoCo? Quali strategia adotta e come avviene la selezione dei titoli?
Il fondo punta a sovraperformare l’indice ICE Contingent Capital. E, sebbene abbia un orientamento globale, la maggior parte degli emittenti in portafoglio è concentrata nell’Europa occidentale. Il focus è in particolare sui cosiddetti ‘campioni nazionali’, ovvero istituzioni bancarie leader nei rispettivi Paesi, dove la performance storica è stata guidata principalmente da una gestione attiva del beta attraverso una selezione accurata dei titoli.
Il Paese maggiormente rappresentato in portafoglio a livello di emittenti è il Regno Unito. Cosa vi aspettate dalla BoE nei prossimi mesi? Come cambiare, a livello geografico, la vostra allocazione di qui a fine anno?
Il fondo mantiene tipicamente una ripartizione per emittente e per Paese stabile nel tempo. Le variazioni nei pesi sono di solito determinate da significativi cambiamenti nella valutazione relativa rispetto al resto del mercato o da una modifica nella nostra view fondamentale. Come detto, sono agnostico rispetto alle decisioni delle banche centrali e mi concentro invece sulla costruzione di un portafoglio di emittenti e obbligazioni in grado di performare indipendentemente dal contesto.
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