Dalla necessità di consolidamento al ruolo della tecnologia fino alla normativa: alla Alfi Global Asset Management Conference emerge un settore in trasformazione che punta a rafforzare efficienza e capacità di crescita nel lungo periodo. Ma i nodi restano
L’industria europea dell’asset management è chiamata ad accelerare sulla trasformazione per colmare il gap competitivo che ancora la separa dagli Stati Uniti e rispondere un contesto di mercato sempre più complesso. È questo il quadro emerso alla Alfi Global Asset Management Conference, l’evento con cui l’associazione dei fondi lussemburghesi porta nel Gran Ducato il dibattito sul settore, secondo cui il rilancio passa da tre fronti: maggiore scala operativa, innovazione tecnologica e semplificazione regolamentare. Una ricetta destinata però a scontrarsi con diverse criticità ancora da risolvere, che operatori e policymaker intervenuti all’evento riconducono alla scarsa integrazione.
L’appello della politica per competitività e integrazione
Gilles Roth, ministro delle Finanza del Lussemburgo
Ad aprire i lavori è stato il ministro delle Finanze del Lussemburgo, Gilles Roth, che ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare il ruolo dell’Europa nei mercati globali dei capitali. “Dobbiamo creare le condizioni affinché il risparmio del Vecchio Continente venga investito entro i suoi stessi confini anziché spostarsi al suo esterno”, ha sottolineato, evidenziando come la frammentazione normativa e operativa rappresentino ancora un freno significativo allo sviluppo del settore. Il titolare politico ha inoltre ribadito l’importanza di accelerare sul progetto dell’Unione dei mercati dei capitali, definendolo il dossier “un passaggio cruciale” per sostenere tanto crescita e l’innovazione quanto l’autonomia strategica”. In un contesto come quello attuale, ha concluso dal palco dello Centro Congressi Europeo, “serve un equilibrio tra regolamentazione e competitività per evitare sovrapposizioni che rischierebbero di penalizzare gli operatori europei rispetto ai concorrenti globali”.
Crescita moderata, prezzi in salita e banche centrali al bivio
L’appello di Roth si inserisce in un quadro macro sfidante ma che Martin Moryson, global head of Economics di DWS Investments, ha descritto come meno grave di quanto emerge dall’attuale narrativa mainstream. L’esperto crede infatti che ci avviamo verso una fase di crescita contenuta ma non recessiva, accompagnata da un livello di incertezza ancora elevato e da una normalizzazione solo graduale delle politiche monetarie. “Con un costo del denaro ancora relativamente alto e la traiettoria dell’inflazione tornata a farsi non lineare”, ha spiegato il manager della casa tedesca, “l’economia globale sta entrando in una fase più complessa”. Da qui la previsione di un “atterraggio morbido” come scenario centrale, caratterizzato da una variazione del PIL mondiale intorno al 3% che dovrebbe tradursi un +2,5% negli Stati Uniti e in un +1% nell’Eurozona. Un contesto nel quale, ha aggiunto Moryson, anche le banche centrali sono attese muoversi con cautela. “La direzione dei tassi è verso il basso ma il percorso sarà graduale e fortemente dipendente dai dati”, ha spiegato, chiarendo che la guerra in Iran influenzerà Fed e BCE in modo diverso: “La prima dovrebbe poter mantenere un atteggiamento più flessibile mentre la seconda potrebbe risultare più vincolata dall’evoluzione del ciclo europeo, caratterizzato da crescita più debole ma carovita in progressivo rientro”. Quanto alle opportunità di investimento, va da sé che Moryson non le abbia escluse. Quello che però ha tenuto a sottolineare è che servono “maggiore capacità di selezione e diversificazione”. In particolare, è stata ribadita la preferenza per un approccio globale e bilanciato tra asset class da abbinare all’attenzione alla qualità degli emittenti e alla gestione attiva del rischio. In un contesto di rendimenti meno compressi, ha sintetizzato l’economista, “diventa fondamentale costruire portafogli in grado di assorbire shock senza compromettere gli obiettivi di lungo periodo”.
Consolidamento e tecnologia: due leve sempre più centrali
Serge Weyland, ceo di Alfi
Uno dei temi centrali emersi nel corso della giornata riguarda la necessità di rafforzare la dimensione degli operatori europei, proprio perché il limite strutturale del nostro mercato rispetto ai grandi hub internazionali è la frammentazione. Diversi interventi hanno infatti sottolineato come il consolidamento tra asset manager non sia più soltanto un’opzione strategica, ma una condizione necessaria sia per sostenere gli investimenti che per migliorare l’efficienza e competere su scala globale. È il caso dello speech del ceo di Alfi Serge Weyland, che ha individuato nella capacità di creare “piattaforme più ampie e integrate” un passaggio chiave per aumentare la resilienza del settore e ampliare l’offerta verso gli investitori. Accanto alla scala, il secondo pilastro della trasformazione non poteva non essere identificato con l’utilizzo avanzato dei dati e dell’intelligenza artificiale per ridefinire i modelli operativi. “La tecnologia non è più un supporto ma un elemento centrale della catena del valore”, è stato osservato nel corso dei lavori, con riferimento alla crescente importanza di strumenti capaci di migliorare sia i processi di investimento sia la relazione con il cliente. Allo stesso tempo, è emersa la necessità di integrare queste soluzioni mantenendo un forte controllo sui rischi e sulla qualità delle decisioni.
Regolamentazione: tra armonizzazione e competitività
Il tema normativo resta uno dei principali nodi per lo sviluppo dell’industria europea. A porvi l’accento è stato Evert Van Walsum, responsabile Esma per l’Investor Protection and Sustainable Finance Department, nel dialogo con lo stesso Weyland. Il funzionario ha sottolineato come l’Authority abbia lavorato negli ultimi 15 anni per ridurre la frammentazione tra gli organismi nazionali e armonizzare tanto l’interpretazione quanto l’applicazione delle regole, facilitando il movimento dei capitali e aumentando la trasparenza del mercato. E se tra le iniziative chiave su tavolo di lavoro c’è il progetto MISP, pensato per definire criteri comuni nella gestione e nell’approvazione dei fondi in modo da garantire uniformità senza bloccare l’innovazione, la sfida principale è stata individuata nel coordinamento: “Servono strumenti più efficaci e meccanismi di escalation per risolvere eventuali divergenze”. Guardando al futuro, Van Walsum ha evidenziato l’importanza di consolidare le competenze locali e di integrare nuove modalità di supervisione per sostenere crescita e competitività globale del settore.
Mercati privati e sostenibilità i trend del futuro
Un altro filone rilevante riguarda l’espansione degli investimenti nei mercati privati, considerati anche nell’ambito dell’evento Alfi elementi sempre più centrali nella costruzione di portafogli resilienti. Private equity, private debt e infrastrutture sono stati indicati da tutti i partecipanti ai lavori come strumenti fondamentali per generare rendimento in un contesto di mercato più complesso, anche se è sottolineato come l’evoluzione verso un’asset allocation che riesca a includere l’universo non quotato in maniera efficace richieda competenze specifiche e una gestione più attenta dei rischi soprattutto in termini sia di liquidità sia valutazione degli asset. Ma un altro tema che continua a rappresentare un elemento strutturale per l’industria, nonostante un contesto meno favorevole rispetto al passato, è la finanza sostenibile. Gli operatori hanno infatti evidenziato come l’ESG stia entrando in una fase più matura, caratterizzata da maggiore attenzione alla qualità delle soluzioni e alla misurabilità degli impatti. “Serve meno ideologia e più concretezza”, è stato il mantra della convention, con un focus crescente su strategie in grado di coniugare rendimento e transizione.
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