Il chief economic advisor di Allianz avverte che un’escalation prolungata in Medio Oriente rischia di alimentare l’inflazione, frenare la crescita e destabilizzare i mercati energetici. L’incognita principale resta lo Stretto di Hormuz
Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz Global Investors (Foto: Sergio Oliverio/2019/Imagoeconomica)
Il nuovo conflitto in Medio Oriente potrebbe trasformarsi in uno shock macroeconomico globale. È quanto sostiene Mohamed El-Erian, che ai microfoni della CNBC ha lanciato un messaggio chiaro subito dopo lo scoppio delle tensioni: l’escalation militare in Iran rischia di innescare una nuova fase stagflazionistica per l’economia mondiale, soprattutto se le ostilità dovessero prolungarsi o coinvolgere altri attori della regione. Un monito, quello lanciato dal chief economic advisor di Allianz Global Investors, che riaccende il tema della sottovalutazione dei pericolo da parte del mercato.
“Molto dipenderà dalla durata e dall’estensione del conflitto”, ha spiegato l’economista all’emittente americana, precisando che un’espansione progressiva significherebbe freno alla crescita economica e nuova risalita dei prezzi come riflesso dei rincari energetici e dei limiti alla circolazione delle merci. L’allarme arriva dopo che gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno già provocato turbolenze sui mercati finanziari internazionali, con l’indice S&P 500 che ha chiuso diverse sedute consecutive in perdita e ribassi significativi registrati anche in altre piazze globali come Londra o quelle asiatiche.
Il nodo dell’energia e di Hormuz
Il punto critico riguarda soprattutto il mercato dell’energia. L’Iran è infatti uno dei principali produttori ed esportatori di petrolio e gas naturale ma il rischio maggiore per l’economia mondiale è rappresentato dall’eventuale interruzione dei traffici nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo che collega i giacimenti del Golfo Persico ai mercati globali. Attraverso questo canale transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas scambiate sui mercati internazionali. Una chiusura prolungata, sia per una decisione diretta dell’Iran sia perché le compagnie di navigazione potrebbero decidere di evitare un’area diventata troppo rischiosa, potrebbe quindi provocare nella view di El-Erian un forte shock sull’offerta energetica globale.
Le ipotesi messe sul tavolo dall’esperto restano comunque molteplici. Un’escalation breve e circoscritta potrebbe provocare un aumento temporaneo dei prezzi dell’energia e dell’inflazione headline, spiega El-Erian. “Al contrario”, prosegue, “un conflitto prolungato e in espansione geografica rischierebbe di alimentare pressioni inflazionistiche più persistenti ma anche interrompere alcune catene di approvvigionamento e indebolire la crescita globale”. Le tensioni arrivano inoltre in una fase delicata per l’economia internazionale. Negli ultimi anni il sistema mondiale ha mostrato una notevole capacità di resilienza, riuscendo a evitare la recessione che molti analisti prevedevano nel 2022 nonostante una serie di shock geopolitici e finanziari.
Un contesto difficile
Negli Stati Uniti, tuttavia, i segnali di rallentamento stanno aumentando. La crescita del PIL ha perso slancio alla fine dello scorso anno e i dati del Dipartimento del Lavoro mostrano che nel 2025 i datori di lavoro hanno creato solo 181.000 posti di lavoro, il risultato più debole dall’epoca della pandemia. In questo contesto, l’escalation in Medio Oriente rischia di rappresentare a maggior ragione un ulteriore test per un’economia globale che negli ultimi anni ha già dovuto assorbire numerosi shock. Come ha scritto lo stesso El-Erian in un intervento pubblicato su LinkedIn, gli attacchi contro l’Iran rappresentano “l’ennesimo shock per un’economia globale che finora ha dimostrato una notevole resilienza” ma che potrebbe ora trovarsi di fronte a una nuova fase di instabilità.
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