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La relazione Covip: risorse giù del 3,6% a 205,6 mld. Ma nei 10 anni i rendimenti restano positivi e superiori al Tfr. Oltre metà del patrimonio è in titoli di Stato. Balzani: rimodulare gli incentivi ai giovani
Le difficoltà del 2022 non hanno risparmiato i rendimenti dei fondi pensione, che però hanno visto aumentare iscritti e contributi versati. È un bilancio in chiaroscuro quello emerso dalla relazione annuale di Covip, l’autorità di vigilanza del settore, secondo la cui le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari hanno toccato a fine anno 205,6 miliardi di euro, in calo del 3,6% rispetto al 2021 a causa dell’andamento negativo dei mercati finanziari.
Rendimenti giù ma il bilancio a 10 anni è sempre positivo
Il crollo dei mercati ha inciso quasi indistintamente sui risultati di gestione delle forme complementari, tanto per le linee di investimento a maggiore contenuto azionario quanto per quelle obbligazionarie. In media, nel 2022, il rendimento per i fondi negoziali è stato negativo per il 9,8%, per i fondi aperti del 10,7% e per i Pip nuovi dell’11,5%. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato dell’8,3%. Se si considerano gli ultimi dieci anni, periodo più adeguato per valutare il risultato del risparmio previdenziale, il rendimento si è dimostrato però superiore al 2% per tutti i fondi, in linea con il riprezzamento del Trattamento di fine rapporto (+2,4%). Da fine 2012 al 2022, infatti, i negoziali hanno reso mediamente il 2,2% mentre gli aperti il 2,5% e i Pip il 2,9%.
Se poi si considera un periodo ancora più lungo e si guarda agli ultimi 20 anni, i fondi negoziali registrano un +2,9% netto annuo e gli aperti un +2,7% mentre il Tfr presenta una rivalutazione media annua del 2,5% a fronte di un’inflazione media annua dell’1,9%. Infine, se si guarda solo agli ultimi tre anni, le perfomance dei fondi si dimostrano lievemente negative mentre l’accantonamento dello stipendio appare rivalutato in media del 4,3% annuo, comunque meno dell’inflazione (4,9%).
Crescono gli iscritti e i contributi
Decisamente positivo il bilancio degli iscritti, cresciuti lo scorso anno del 5,4% a quota 9,2 milioni, per un tasso di copertura del 36,2% sul totale delle forze di lavoro. Tra questi, coloro che hanno versato contributi nell’anno sono stati 6,6 milioni, il 26,3% degli occupati. Le posizioni in essere sono invece quasi 10,3 milioni, in aumento del 5,8%. La Covip spiega poi che versamenti del 2022 ammontano a 18.237 milioni, con un aumento del 3,6%, mentre le risorse destinate alle prestazioni sono pari a 205.596 milioni (-3,6%). Il totale delle risorse destinate alle prestazioni è pari al 10,8% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.
Più nel dettaglio, i fondi negoziali contano 3,7 milioni di iscritti, gli aperti quasi 1,8 milioni e i Pip nuovi 3,5 milioni. Circa 650mila sono invece gli iscritti ai fondi preesistenti. Alla fine del 2022, i fondi pensione in Italia erano in totale 332: di questi, sono 33 i negoziali, 40 gli aperti, 68 i piani individuali pensionistici e 191 i preesistenti.
Resta il gap generazionale
Gli uomini continuano a essere la maggioranza: cubano il 61,8% degli iscritti (il 73% nei fondi negoziali). Si conferma poi anche un gap generazionale: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento. Il 48,9% ha infatti un’età compresa tra 35 e 54 anni, il 32,3% ha almeno 55 anni e solo il 18,8% è sotto i 35 anni. Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 11,2 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 4,6 miliardi di euro e in rendita per 440 milioni. I riscatti si sono attestati a quota 2 miliardi e le anticipazioni a 2,3. Nell’anno sono poi stati erogati circa 1,6 miliardi di rendite integrative temporanee anticipate, per lo più concentrati nei prodotti preesistenti.
“La sostanziale stabilità dei flussi di nuovi iscritti e di contributi ha confermato il fondamentale dualismo del sistema. Esso, infatti, accoglie soprattutto uomini, di età matura, residenti nel Nord del Paese, inseriti in imprese ragionevolmente solide e in grado di dare continuità ai flussi di finanziamento. Donne, giovani, lavoratori del Sud del Paese continuano invece a essere meno presenti”, si legge nel rapporto.
Per Francesca Balzani, presidente facente funzioni della Covip, “la crescente incidenza di carriere discontinue e frammentate, spesso accompagnate da curve salariali piatte, evidenzia che chi più avrebbe bisogno di un’integrazione del reddito pensionistico è paradossalmente meno in grado di partecipare alla previdenza complementare”. In questo contesto, chiarisce la manager, bisognerebbe rimodulare gli incentivi in funzione del reddito degli iscritti prevedendo un intervento diretto dello Stato a sostegno delle posizioni pensionistiche di determinate categorie, e in particolare dei più giovani”.
Oltre la metà degli investimenti in titoli di Stato
Quanto agli investimenti, si attesta a 35,5 miliardi quanto destinato dai fondi pensione all’economia italiana. Una cifra pari al 20,9% del patrimonio, in calo sia in valore assoluto sia in termini percentuali rispetto al 2021 (rispettivamente, 40 miliardi e 22,7%). I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, con 26,1 miliardi di euro.
In generale, l’allocazione degli investimenti registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, per il 54,6% del patrimonio: il 15,4% sono bond governativi italiani. In calo al 20% i titoli di capitale (rispetto al 22,6% del 2021) e anche le quote di Oicr, passate dal 16 al 15,3%. I depositi si attestano invece al 6,5%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano circa l’1,9% del patrimonio, sostanzialmente stabili rispetto al 2021. Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono contenuti, riflettendo anche le limitate dimensioni del mercato azionario nazionale. Il totale di 4,1 miliardi è meno del 3% delle attività: in obbligazioni sono investiti 2,6 miliardi, in azioni 1,5 miliardi; gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di Oicvm si attestano a 1,8 miliardi. Gli investimenti immobiliari in Italia risultano infine pari a circa 2,8 miliardi.
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