Secondo gli analisti, la pausa potrebbe durare qualche mese. Almeno finché non saranno chiare le decisioni di Trump e non arriveranno nuovi dati su inflazione e lavoro
Nella prima riunione del 2025 la Federal Reserve ha rispettato le previsioni lasciando i tassi invariati al 4,25%-4,50%. L’obiettivo dell’istituto centrale è capire come si evolverà la situazione, ora che Donald Trump è di nuovo alla Casa Bianca, prima di agire. Negli Stati Uniti, ha infatti spiegato il presidente Jerome Powell, l’inflazione “rimane elevata”, il tasso di disoccupazione “si è stabilizzato a bassi livelli” e le condizioni del mercato del lavoro “restano solide”: un quadro che rende possibile e rafforza l’approccio cauto. Per questo molti analisti ritengono che la pausa nel ciclo di allentamento monetario durerà ancora per qualche mese, almeno finché non saranno chiare le politiche della nuova amministrazione e non arriveranno nuovi dati macro. Per ora i mercati hanno mantenuto intatte le aspettative di altri due tagli dei tassidi interesse quest’anno, ma sono in molti a temere che le sforbiciate alla fine potrebbero ridursi a una.
“I 100 punti base di tagli dei tassi da settembre e la solidità del mercato del lavoro offrono ai funzionari della Fed la flessibilità necessaria per attendere che l’inflazione si moderi ulteriormente”, commenta Allison Boxer, economista di Pimco, secondo cui è altamente probabile che l’attesa continui. “Un taglio dei tassi nella riunione di marzo richiederebbe probabilmente che i dati sull’inflazione e sul mercato del lavoro siano più deboli di quanto previsto dall’istituto centrale. A meno di sorprese, è probabile che i tassi rimangano fermi per il momento”, afferma.
Nonostante questo, Boxer resta comunque convinta che la Fed ridurrà il costo del denaro quest’anno, seppure in misura modesta. Ma tempi ed entità delle sforbiciate si sono fatti più incerti. “Powell ha sottolineato che i funzionari si aspettano di vedere ulteriori progressi sull’inflazione e che la politica è ancora ‘significativamente al di sopra’ del tasso neutrale che si prevede di raggiungere nel tempo. Inoltre, ci è sembrato che abbia continuato a non prendere in considerazione l’ipotesi di un rialzo”, chiarisce. Aggiungendo che, in questo contesto di elevata incertezza, “i rendimenti obbligazionari a scadenza intermedia appaiono interessanti rispetto alla nostra ipotesi di base di tasso d’interesse reale neutrale a lungo termine dello 0%-1%”. Inoltre, per l’economista di Pimco i rendimenti di partenza di oggi sono favorevoli rispetto ai mercati azionari, dove le valutazioni sono decisamente elevate.
Dello stesso parere Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR, secondo cui la forward guidance della Fed resta: be data dependent. “Le opzioni delineate da Powell in conferenza stampa sono: rimanere fermi oppure tagliare (per ora si esclude un rialzo). Qualora la crescita economica continuasse a essere sostenuta e l’inflazione non mostrasse ulteriori progressi verso il target, i tassi rimarranno fermi a questo livello più a lungo; se invece il carovita dovesse scendere velocemente o il tasso di disoccupazione dovesse salire, saranno pronti a tagliare”, spiega.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Per Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, quella del Fomc è una decisione lineare, considerate la resilienza del mercato del lavoro e un’inflazione costantemente al di sopra dell’obiettivo. “Anche se questa mossa non mancherà di scontentare Trump, la banca centrale statunitense sta chiaramente adottando un approccio attendista. I policymaker stanno verosimilmente valutando l’impatto delle politiche del presidente USA sull’inflazione e sull’economia in generale, in particolare nel momento in cui le sue posizioni sull’immigrazione e sui dazi sono ancora in fase di delineamento”, sottolinea.
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