In un quadro macro sempre più complesso, come trovare soluzioni di investimento? Rispondono Erich Stock, country head Italia di Wellington Management, e gli esperti della società durante l’EMEA Investment Forum. Sicurezza nazionale ed elezioni USA i driver da monitorare
Erich Stock, country head Italia di Wellington Management
È passato poco più di un anno da quando il conflitto in Medioriente è esploso, complicando le già difficili condizioni macroeconomiche. “In questo periodo di incertezza è fondamentale capire quali soluzioni di investimento possano aiutare a cavalcare i cambiamenti”, ha affermato Erich Stock, country head Italia e responsabile EMEA di Wellington Management, in apertura dell’EMEA Investment Forum organizzato dalla società. Cambiamenti che dal quadro geopolitico ricadono a pioggia sui comparti obbligazionari e azionari.
Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management
La sicurezza nazionale sempre più è un tema che l’investitore deve monitorare. Per farlo è necessario seguire diversi driver, secondo Thomas Mucha, geopolitical strategist della società. “Il primo è quello delle elezioni USA, il cui esito è però incerto: la partita si giocherà nei soliti sei Swing States” spiega. “Il mercato dovrà concentrarsi soprattutto su due risvolti: la probabilità di un risultato contestato, quale che sia il verdetto delle urne, e chi controllerà effettivamente il Congresso”. Diversi osservatori hanno in più sedi definito gli scenari che, per quanto abbozzati, non risultano meno possibili. E come racconta Mucha, se vincesse la candidata democratica, “rimarrebbe stretto il rapporto di Washington con la Nato ma anche il coordinamento americano del commercio internazionale”. Al contrario, la prospettiva di vittoria targata Trump porta con sé la possibilità di “discontinuità nei rapporti internazionali e aumento dei dazi sia per la Cina (fino a 60%) sia per l’Europa”. Scenario che si associa ad alti livelli di incertezza sui mercati.
Sul tema clima, spiega poi Mucha, “il tycoon esacerberebbe i rapporti con Pechino e Bruxelles”. Le elezioni americane si qualificano per l’esperto come il driver principale da monitorare, poiché dalle urne scaturiscono temi di sicurezza prima ed economici poi su tre dossier differenti: Ucraina, Medio Oriente e tensioni su Taiwan. “Quali opportunità di investimento ci sono in un contesto così complesso e infiammato?”, si chiede allora l’esperto. “Si prospetta uno scenario vincenti-perdenti che bisogna saper prevedere esponendosi ad alcuni temi di lungo periodo: crescita delle spese per la difesa a livello globale, innovazione, diffusione di tecnologie a uso sia civile che militare decarbonizzazione”.
Marco Giordano, investment director di Wellington Management
“Si potrebbe pensare che inflazione in calo ci faccia tornare al mondo di prima, cioè con tassi bassi”, afferma Marco Giordano, investment director di Wellington Management. “In realtà la deglobalizzazione farà in modo che non sia così: ci aspettiamo inflazione strutturalmente più ampia, maggiori spese dei governi su difesa e cambiamento climatico”. Le attese sulle banche centrali sono in netto contrasto con il mercato, che si aspetta diversi tagli nei prossimi mesi. “Quanto al quadro macro, vediamo un no landing”, quindi aspettative non verso una recessione ma nella direzione di una crescita zero in Europa. “Per gli investitori obbligazionari”, continua, “il mercato torna ad avere caratteristiche positive: reddito da cedole e protezione lato duration”. “Oggi ci sono 10 trilioni di masse in liquidità”, spiega Giordano, che con il calo dei tassi dovranno trovare un’altra casa. “L’obbligazionario è la destinazione più logica” e, per questo, rappresenta il comparto in cui la società individua maggiori occasioni.
Andrew Heiskell, Global Equity strategist di di Wellington Management
Per quanto riguarda l’azionario invece sono due le preoccupazioni che interessano i mercati: l’inflazione e la concentrazione del comparto. Andrew Heiskell, Global Equity strategist della società, spiega infatti che “da un lato, gli investitori sono infatti sovrappesati su Big Tech e settori difensivi; dall’altro, sono invece sottopesati sulla Cina e sui mercati azionari, soprattutto emergenti”. Negli ultimi tre mesi però, dice l’esperto, c’è stata “un’evoluzione del quadro macroeconomico tutto sommato positiva” con l’inflazione core negli Stati Uniti in ribasso e che ha raggiunto quasi il 3%.
Occhi puntati anche sulla Cina. “Gli stimoli dei regolatori cinesi per sostenere la domanda interna hanno infatti allontanato lo spettro di un hard landing per il Paese” spiega l’esperto, “e così hanno reso più attrattivi i titoli del Paese anche in considerazione delle basse valutazioni”. “Restano certo i problemi della capacità in eccesso, della bassa domanda dai consumatori e della crisi del real estate ma noi continuiamo a monitorare questo mercato.”
L’implicazione del quadro descritto dagli esperti converge verso “la necessità di fare diversificazione e selezione” chiosa Heiskell, “perché oggi i cicli si muovono a ritmi diversi e in direzioni diverse. Bisogna tornare a concentrarsi sui fondamentali per capire dove c’è crescita e dove invece non c’è.”
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