“Non è la vendita di un semplice prodotto”, spiega Sergio Corbello, presidente Assoprevidenza, “c’è bisogno da parte del consulente di spiegare al cliente che si tratta di dare rilievo alle proprie necessità future”
“Il fondo pensione non è uno strumento di risparmio gestito, né una polizza: è uno strumento di risparmio previdenziale”. A proporre la novità lessicale è Giuseppe Rivellino, responsabile Specialisti Previdenziali di Anima Sgr, nella cornice dell’evento “Anima è previdente”.
La definizione che ne dà Rivellino evidenzia i diversi punti esplosi durante l’evento. Parlare di strumento di risparmio previdenziale significa, infatti, inglobare la doppia anima del fondo pensione: quella previdenziale e quella finanziaria. Significa anche sottolineare i vantaggi dello strumento stesso. Benefici che, stando ai dati dell’Osservatorio — sezione fondopensione di Anima Sgr, non sono del tutto noti a bancarizzati e investitori.
Più conoscenza, più previdenza
Stando all’analisi quantitativa su 1019 interviste, 3 su 4 tra i bancarizzati e 4 su 5 tra gli investitori dichiarano di ritenere fondamentale la questione della previdenza complementare. “Eppure”, dichiara Matteo Tagliaferri, head of marketing and communication della società, “il numero di iscritti alla previdenza complementare non rispecchia tale tendenza”.
La situazione previdenziale complementare in Italia è ben fotografata dalla Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, in un aggiornamento di giugno 2022 dal titolo “La previdenza complementare. Principali dati statistici”. Il Comitato segnala che nello stesso mese “le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari hanno raggiunto quota 10 milioni, in crescita di 280.000 unità (+2,9 per cento) rispetto alla fine del 2021. A tali posizioni, che includono anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti di circa 9 milioni di individui”. E ancora: “Nei primi sei mesi del 2022 i contributi incassati da fondi negoziali, fondi aperti e PIP nuovi sono stati pari a 6,2 miliardi di euro, 266 milioni di euro in più (+4,5 per cento) rispetto al corrispondente periodo del 2021. L’incremento si riscontra in tutte le forme pensionistiche”.
Incremento che sicuramente si pone come una nota di crescita, ma che si situa in un contesto di scarsa consapevolezza dello strumento, lasciando quindi immaginare come il mondo dei fondi di previdenza complementare potrebbe (o dovrebbe) coprire un numero ancora più ampio di contribuenti.
L’Osservatorio mette anche in evidenza la predisposizione al rischio in relazione all’età. Secondo l’indagine, gli over 65 sono il cluster più predisposto, chiaramente, ad avere una linea prudente. Ma la stessa tendenza si riscontra anche negli under 44 e negli under 34, dove solo il 2% sceglie una linea azionaria.
Infine, buona parte del campione dichiara di essere più interessato a investire nella previdenza complementare se ci fossero dei benefici fiscali importanti. “I vantaggi esistono” sottolinea Tagliaferri, ma, secondo i dati, solo il 32% dei bancarizzati e il 48% degli investitori ne è a conoscenza.
Cosa c’è da fare
Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali
Dopo aver ripercorso le tappe che hanno portato al passaggio, all’inizio del 2000, a una nuova previdenza distribuita nel tempo della carriera lavorativa del contribuente, Alberto Brambilla presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, non si ritiene ancora totalmente soddisfatto dei numeri raggiunti dal comparto.
La volontà dei protagonisti del settore nel fornire nuovi input per la prossima Legge di Bilancio si concretizza in diverse proposte. “Dovremmo ridurre la tassazione o reintrodurre il fondo di garanzia per le piccole medie imprese ad esempio” afferma. “Basilare”, aggiunge, “tornare a informare.”
Consulente informatore
Sergio Corbello, presidente Assoprevidenza
In questo senso, racconta Sergio Corbello, presidente Assoprevidenza, fondamentale “è il ruolo della consulenza finanziaria”. “Non è la vendita di un semplice prodotto”, spiega, “c’è bisogno da parte del consulente di spiegare al cliente che si tratta di dare rilievo alle proprie necessità future”.
A coadiuvare il consulente nel compito c’è anche una variabile di facilità di accesso all’adesione, come spiega Paolo Pellegrini, vicedirettore generale del MEFOP. “La normativa nel 2017 ha fatto da apripista ipotizzando l’adesione ai fondi pensione online. A seguire, la Iorp 2, tra le altre cose, ha imposto di rivedere la trasparenza di rapporti tra i fondi e il cliente. Nel 2022 sono stati incrementati anche gli elementi di interattività: richieste telematiche, anticipazioni, riscatto, gestione delle pratiche in autonomia”.
“Il consulente” conclude Corbello, ha tutti gli strumenti per avvicinare il cliente al comparto, ma deve partire dalla consapevolezza di essere “il soggetto che si fa carico delle necessità dei clienti che sta seguendo tramite un’attività polisettoriale che risponde a una domanda: cosa posso fare per l’ottimo del mio cliente?”
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