A FocusRisparmio il presidente della Cassa dei Dottori Commercialisti (Cdc) spiega com’è ripartito il portafoglio dell’ente e come vengono selezionati gestori e advisor
Stefano Distilli. presidente della Cassa dei Dottori Commercialisti (Cdc)
Un portafoglio da 10 miliardi – a valori di mercato – in cui la parte destinata alle obbligazioni resta preponderante, il 35%, ma nel quale la componente degli investimenti alternativi si fa sempre più consistente, ben oltre quella azionaria. E per il 2022 la Cassa Dottori Commercialisti (Cdc) punta sempre di più sulle strategie illiquide: private equity, infrastrutture, private debt. Lo rivela a FocusRisparmio il presidente, Stefano Distilli, che spiega come per l’asset allocation, oltre che su un’articolata struttura e procedure interne, Cdc fa affidamento su una serie di gestori e advisor. Ecco chi sono e come vengono selezionati.
Quali sono gli orientamenti prevalenti nel rapporto con l’industria dell’asset management?
Riguardo alle modalità gestionali applichiamo modelli differenziati: una componente sempre maggiore di patrimonio è investita in Oicr e strumenti quotati, mentre una porzione del portafoglio viene affidata a operatori tramite mandati specifici. Quest’ultima parte però è stata ridotta in maniera consistente progressivamente, perché ci stiamo orientando maggiormente verso le sottoscrizioni di Oicr detenuti direttamente in portafoglio. Quanto al numero di case di gestione, lavoriamo con un numero molto significativo di operatori fra i principali a livello nazionale e internazionale. Il processo di selezione è piuttosto complesso perché le decisioni finali spettano a Cda e Commissione investimenti, che lavora a stretto contatto con la Direzione investimenti mobiliari e immobiliari, una struttura articolata su diversi livelli, che si avvale a sua volta del supporto esterno di advisor specializzati.
Quali sono le società di consulenza specializzare con cui lavora attualmente Cdc?
Il nostro modello è articolato. Abbiamo un advisor strategico, Mercer, che ci supporta nella definizione e nell’aggiornamento annuale dell’asset allocation strategica e delle strategie di asset allocation tattica in base alla situazione dei mercati. Per la selezione delle strategie passive, ci affidiamo tipicamente alla nostra struttura interna, composta da una decina di persone divise per aree, dal risk control alla fund selection. Per le selezioni sulle strategie attive sui mercati tradizionali ci avvaliamo di Bfinance, mentre per quelle illiquide-alternative ci affidiamo a StepStone. Per il risk advisor abbiamo scelto Mangusta Risk, che si occupa anche della valutazione degli aspetti Esg.
Come sono ripartiti gli investimenti in base all’asset allocation strategica del fondo?
La componente illiquida sta pian piano assumendo rilevanza maggiore, diventando parte significativa dei piani di investimento a lungo termine. In ogni caso, a fine 2021, la componente principale rimane quella obbligazionaria, al 35%: titoli investment grade divisi più o meno equamente tra governativi e corporate in parte indicizzati. Le azioni si fermano invece al 17%, mentre gli alternativi illiquidi sono arrivati al 18%, con investimenti significativi su commodities-oro, e strategie decorrelate. Un 20% è invece investito in asset altamente illiquidi: fondi chiusi, fondi immobiliari, immobiliari diretti, che in questi ultimi anni siamo andati a implementare. Infine, il 10% è costituito dalla liquidità, aumentata a fine anno grazie all’apporto di nuovi contributi degli aderenti.
Cosa prevede il piano investimenti per il 2022?
Sia a fronte delle dinamiche contributive sia in termini adeguamento dell’asset allocation, il piano impieghi per il 2022 dovrebbe comportare nuovi investimenti per circa un miliardo di euro. A livello di riposizionamenti sono attualmente in corso le analisi con gli advisor. Certamente una fetta consistente di impieghi andrà alle strategie illiquide: private equity, infrastrutture, private debt. Dobbiamo valutare le evoluzioni del mercato. Era anche previsto un riposizionamento sulla componente azionaria legata ai Paesi emergenti, ma ora la situazione andrà analizzata nel dettaglio alla luce dei recenti avvenimenti sul fronte Russia-Ucraina. Per quanto riguarda la componente obbligazionaria, è previsto un incremento dei titoli legati all’inflazione.
In merito alla selezione degli asset manager con cui collaborare, preferite gestori specializzati o generalisti, boutique o società di grandi dimensioni?
Prendiamo in considerazione tutte le tipologie di soggetti in relazione all’ambito nel quale vengono lanciate le selezioni. Per ogni asset class l’obiettivo è quello di avere il maggior numero di soggetti da valutare. Certo, a monte della selezione vengono posti una serie di paletti e parametri di tipo quantitativo e qualitativo. Dipende tutto dai processi: con un portafoglio così complesso e articolato la cosa più importante è quella di porre requisiti qualitativi e quantitativi che permettano di fare le scelte migliori.
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