Analisti divisi su un possibile rialzo dei tassi nel corso dell’anno, che il mercato ha già iniziato a prezzare. Decisiva sarà la durata della crisi nello Stretto di Hormuz
Nessuno dubita che la Banca centrale europea lasci i tassi d’interesse invariati al termine della prima riunione post guerra in Iran. D’altra parte la cautela è d’obbligo, visto il livello record di incertezza e un’impennata di petrolio e gas ancora troppo recente. L’attenzione dei mercati sarà quindi tutta rivolta alle nuove stime di Francoforte sulle prospettive di inflazione e crescita dell’Eurozona. Numeri che, però, non dovrebbero riflettere appieno gli sviluppi delle ultime due settimane e saranno probabilmente corredati da scenari alternativi. Altro osservato speciale sarà il tono della conferenza stampa della presidente, Christine Lagarde, insieme alle eventuali indicazioni su come l’Eurotower intende muoversi. I mercati hanno infatti iniziato a prezzare anche la possibilità di nuovi aumenti del costo del denaro se la ferita dei prezzi dovesse riaprirsi, mentre poco più di due settimane fa le attese erano per possibili tagli. Su una cosa però i gestori concordano: la numero uno dell’istituto farà di tutto per non replicare gli errori commessi nel 2022 e assicurerà di essere pronta ad agire tempestivamente, evitando di dover ricorrere in un secondo momento a interventi massicci come avvenuto dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
“Nell’Eurozona, l’inflazione complessiva sta convergendo verso il target, pur con qualche oscillazione e persistenti dubbi sulla possibilità che quella dei servizi rallenti a sufficienza per permettere un ritorno all’obiettivo in modo duraturo”, osserva Sean Shepley, senior economist di Allianz Global Investors. Per questo la BCE ha potuto permettersi di pazientare. Ora però, avverte, “un aumento prolungato dell’energia potrebbe spingerla a lanciare un segnale d’avvertimento ai responsabili delle negoziazioni salari, per evitare che il percorso di ritorno verso l’obiettivo non subisca deviazioni persistenti”. Per l’esperto, i mercati obbligazionari considerano concreto questo rischio, scontando la possibilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base dopo l’estate.
Ulrike Kastens, european economist di DWS
Sulla stessa linea Ulrike Kastens, senior economist di DWS, che rimarca come la questione cruciale sia la durata del conflitto e per quanto tempo continuerà a generare tensioni sui prezzi dell’energia. In assenza di risposte chiare, per l’esperta diventa ancora più importante che Lagarde rassicuri i mercati sul fatto che le dinamiche inflazionistiche osservate nel 2022 e nel 2023 non si ripeteranno. “In questo contesto, la probabilità di ulteriori rialzi dei tassi appare in aumento, mentre eventuali tagli sono esclusi dallo scenario”, assicura. Evidenziando come il rischio di effetti di secondo impatto sul carovita sia ora maggiore, anche alla luce delle tensioni sul mercato del lavoro e della capacità delle imprese di trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi finali. Nonostante ciò, precisa, “non si prevede che la BCE intervenga con eccessiva rapidità: per innescare una risposta di politica monetaria sarebbe necessario ben più di un singolo dato inflazionistico negativo”.
Atteggiamento vigile ma per ora niente rialzi
Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM
Secondo Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM, Lagarde dovrà riconoscere i nuovi rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Ma sarà cauta nel trarre conclusioni vista la grande incertezza che caratterizza le prospettive economiche. Per questo adotterà probabilmente un atteggiamento “vigile” e ribadirà di essere determinata a prevenire uno scenario simile a quello del 2022. “Se le aspettative sui prezzi rimarranno sostanzialmente stabili, la BCE potrà mantenere invariata la propria posizione. La nostra strategia sarebbe quindi quella di non scontare un rialzo dei tassi: con valore di circa +43 pb previsto per il 2026, siamo fermamente convinti che sarà difficile per l’Eurotower andare oltre, anche se lo volesse”, afferma.
François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management
“Mantenendo lo status quo, la BCE dovrebbe riaffermare i suoi principi di comunicazione: decisioni che dipendono dai dati, un approccio meeting per meeting e nessun impegno preventivo su un percorso futuro dei tassi”, analizza François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management. A suo parere, con il costo del denaro vicino alla neutralità, Lagarde sottolineerà la flessibilità a disposizione di Francoforte per modificare, se necessario, la politica monetaria. Infine, a proposito dell’inflazione, per l’esperto “il tono dovrebbe restare fermo e la BCE ripeterà la sua determinazione nel prevenire che shock energetici si traducano in pressioni durevoli sui prezzi o in effetti secondari”.
Colin Graham, Co-Head of Sustainable Multi-Asset Solutions di Robeco
Colin Graham, co-head of Sustainable Multi-Asset Solutions di Robeco, fa notare come in passato, durante crisi importanti come quella finanziaria globale del 2008 o la quella del debito sovrano europeo del 2011, la BCE aveva persino alzato i tassi. “Oggi tuttavia il contesto è diverso: strumenti come il quantitative easing fanno ormai parte dell’arsenale della banca centrale e l’esperienza del passato potrebbe indurre un approccio più prudente”, chiarisce. L’attenzione, secondo l’esperto, sarà quindi rivolta soprattutto all’inflazione core e agli eventuali effetti di secondo impatto, più che alla volatilità del dato headline legato all’energia. Inoltre, le pressioni salariali stanno mostrando segnali di attenuazione. “L’evoluzione della crisi rimane comunque strettamente legata alla situazione nello Stretto di Hormuz e, in particolare, alle decisioni dell’Iran: più a lungo lo Stretto dovesse rimanere chiuso, maggiore sarebbe il rischio di un impatto negativo sull’economia globale”, conclude.
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