Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Novembre – Dicembre 2020 |

La sostenibilità passa anche dallo scaffale del supermercato o dalla scelta del ristorante. Lo sanno bene i 5,3 milioni di italiani che, secondo il 32° Rapporto Eurispes hanno scelto uno stile di vita “cruelty free”. Si tratta del 9% circa della popolazione italiana (il 2,2% si dichiara vegano, mentre il 6,7% vegetariano), in deciso aumento dal 7,3% del 2019 e dal 7,1% del 2018. E il trend non è destinato a rallentare a giudizio degli esperti.
Tutto questo si traduce, inevitabilmente, anche in opportunità di investimento. E non solo nel Bel Paese, dove le stime vedono un mercato alimentare “veg” intorno al miliardo. Secondo le proiezioni di Euromonitor, il mercato vale 50 miliardi di dollari, di cui i soli sostituti della carne ben 19,5 miliardi. E la crescita è esponenziale. Stando a uno studio di At Kearney, se nel 2025 il mercato complessivo della carne a livello mondiale varrà 1.200 miliardi di dollari, di cui 120 derivanti dai sostituti, nel 2040 l’intero mercato toccherà quota 1.800 miliardi di dollari, ma solo il 40% di questo proverrà dalla carne tradizionale. Spazio quindi a tutte le società come Beyond Meat (che a quasi un anno e mezzo dalla quotazione ha più che raddoppiato la propria valutazione, arrivando a sfiorare i 10 miliardi di capitalizzazione) e Impossible Food (di cui si attende l’Ipo), che lavorano proprio su questo fronte. Ma anche colossi come Nestlè, Tesco e Unilever, oltre ad altri 21 colossi del settore alimentare e della Gdo, compresi Amazon e Walmart, secondo i dati di Fairr investor network, stanno aumentando gli investimenti nel settore sulle alternative vegetali di carne, pesce e latticini, sulla spinta delle richieste sempre più pressanti della base clienti. E anche i fondi di venture capital stanno scommettendo sul trend: nel primo semestre gli investimenti sono ammontati a 1,1 miliardi di dollari, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2019, e nel 2025 sono attesi a 17,9 miliardi.
Allargando l’orizzonte a una alimentazione sostenibile, poi, il potenziale è enorme. “Si tratta di un’industria complessivamente valutata nel 2019 circa 11,7 trilioni di dollari e che, secondo le stime di settore, dovrebbe crescere a un tasso composito annuale del 5% per i prossimi 7 anni”, sostiene Rahul Bhushan, co-fondatore di Rize Etf.
E, in effetti, Bhushan segnala anche società come Givaudan, che produce fragranze e aromi da ingredienti naturali e sintetici: “con l’allargarsi del mercato dei prodotti a base vegetale, i consumatori gradiscono mangiare cibo che abbia colori, sapori e odori simili a quelli a cui sono abituati”. Da non trascurare, a giudizio dell’esperto, anche l’ambito della sicurezza alimentare, in cui segnala Neogen. Il trend della sostenibilità alimentare, sempre secondo il co-fondatore di Rize Etf, passa anche dall’agricoltura di precisione, che punta a migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse (un ambito su cui è attiva anche Deere &Co), sulle scienze agricole, in cui si distingue Origin Enterprises, sulle tecnologie idriche, tra cui si segnala Lindsay Corp, sulle tecnologie della catena di fornitura per ridurre lo spreco alimentare (come fa Tomra Systems) e infine sul packaging sostenibile (come fa BillerudKorsnas).
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