Visco: pandemia ha aggravato problemi di debito pubblico e pensioni
4 novembre 2020
di REDAZIONE
1 min
“Già prima debito elevato e sostenibilità previdenza sotto esame”
Ignazio Visco
La pandemia di coronavirus e le misure adottate per il suo contenimento “hanno esacerbato i problemi” di debito pubblico elevato e di sostenibilità dei sistemi pensionistici. Lo sottolinea il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo agli “Stati generali delle pensioni” organizzati dall’università Bocconi e da Deutsche Bank.
“Il rapporto tra debito pubblico e Pil – spiega il governatore – è aumentato ovunque, per effetto della recessione (sia in modo diretto sia attraverso l’operare degli ammortizzatori automatici di bilancio) e delle misure espansive discrezionali. L’aumento della disoccupazione si rifletterà, almeno nel breve periodo, in più alti tassi di pensionamento e in minori entrate contributive”.
“Già prima della pandemia – aggiunge Visco – in molti paesi avanzati il livello del debito pubblico risultava alto in prospettiva storica, in particolare a causa, nell’area euro, dell’eredità della crisi dei debiti sovrani. Anche la sostenibilità dei sistemi pensionistici era oggetto di attenzione: l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica appariva solo in parte compensato dall’inasprimento dei requisiti per il pensionamento”.
Possibile impatto permanente su produttività
“Il tasso di crescita della produttività potrebbe risentire permanentemente della pandemia”, insiste Visco al convegno sugli Stati generali delle pensioni. “Su di esso – spiega – potrebbero ad esempio influire: la ridefinizione delle catene del valore; l’uscita dai mercati di imprese profittevoli ma illiquide; la scarsità di investimenti dovuta all’incremento dell’incertezza; la riduzione della partecipazione al lavoro dovuta a fenomeni di isteresi”.
Conti pubblici “vanno riequilibrati nel medio periodo”
“Nel medio periodo, l’azione di politica economica non può che porsi l’obiettivo di conseguire un progressivo riequilibrio dei conti pubblici. Questo vale soprattutto per quei paesi che, come l’Italia, avevano un alto debito pubblico anche prima della pandemia. Assicurare nel prossimo decennio una rapida riduzione del debito, innalzato dagli effetti della pandemia e dalle indispensabili risposte di finanza pubblica – aggiunge Visco – richiederà la massima attenzione alla qualità delle misure di sostegno dell’economia e un graduale aggiustamento dei saldi di bilancio quando le condizioni macroeconomiche saranno piu’ favorevoli”.
In Italia “record giovani Neet, urgente intervenire”
L’Italia è “al primo posto per la percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione”, a oltre due milioni: il 22% della popolazione in questa fascia di età, il 33% nel Mezzogiorno.
Si tratta – ha detto Visco riferendosi ai ‘Neet’ (not in education, employment or training – giovani che non studiano e non lavorano, ndr) “di un drammatico spreco di potenzialità a livello non solo economico, con conseguenze particolarmente gravi sul piano sociale: è urgente rispondere” e “da questo soprattutto dipende il futuro del Paese e, in ultima istanza, il rientro da un debito pubblico molto elevato e la sicurezza del mantenimento degli impegni sul fronte previdenziale”.
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