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I cambiamenti previdenziali e l’internazionalizzazione stanno spingendo gli asset gestiti nella regione a nuovi record, con Cile e Messico in testa. E mentre il Lussemburgo conferma il ruolo di hub strategico per veicoli regolamentati e UCITS, gli investimenti negli alternativi aprono possibilità per i gestori del Vecchio Continente
Il risparmio gestito dell’America Latina si prepara a entrare in una nuova fase di espansione, trainato dalle riforme dei sistemi previdenziali e da una crescente apertura agli investimenti globali. È il quadro emerso nel corso dell’Alfi Global Asset Management Conference, dove rappresentanti dell’industria locale hanno delineato le principali direttrici del mercato: aumento degli asset gestiti, centralità dei fondi pensione, crescente allocazione verso asset alternativi e ruolo chiave del Lussemburgo come hub di investimento. Un’evoluzione che promette di aprire opportunità significative anche per i gestori europei.
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La spinta dei fondi pensione
Il pilastro dell’industria nella regione LATAM resta un sistema previdenziale, di cui quello cileno rappresenta l’esempio più lampante, basato sulla capitalizzazione individuale e gestito da operatori privati. La crescita degli asset negli ultimi anni è stata infatti strutturale, sostenuta dall’ingresso di nuove generazioni nel sistema e da riforme che hanno aumentato i contributi. “Stiamo parlando di un modello che continua ad accumulare masse”, ha spiegato dalla società di consulenza Díaz Toro, precisando che solo in Cile si viaggia attorno ai 240 miliardi di dollari e le previsioni lasciano intravedere un raddoppio nei prossimi. La riforma recentemente approvata in Cile rappresenta uno spartiacque: il passaggio da un modello a cinque comparti (multi-fund) a uno basato su target date funds cambierà profondamente le logiche di allocazione.
“Questo cambiamento favorirà investimenti più stabili e di lungo periodo e aprirà ulteriormente agli asset alternativi”, ha sottolineato. Un altro elemento chiave è l’aumento graduale dei contributi previdenziali, destinati a salire fino al 18% entro il 2033, con un impatto diretto sulla crescita degli asset gestiti e sulla capacità di investimento dei fondi.
Il ruolo del Lussemburgo e il dominio degli UCITS
In questo contesto, il Lussemburgo si conferma una giurisdizione di riferimento per gli investimenti dei fondi pensione latino-americani. “Grazie al livello di regolamentazione e protezione”, ha evidenziato Díaz Toro, “gli UCITS rappresentano un brand estremamente solido per gli istituzionali della regione”. Una centralità confermata dai numeri: su 1.787 veicoli registrati per la distribuzione a questa categoria in Cile, ben 960 risultano infatti domiciliati nel Gran Ducato. Questo riflette non solo la fiducia nella giurisdizione ma anche la preferenza per veicoli regolamentati in grado di offrire un mix tra trasparenza, governance e orizzonte di lungo termine. La relazione con il Paese europeo si è rafforzata anche a seguito delle turbolenze politiche e sociali degli ultimi anni, ha osservato l’esperto, che hanno portato l’industria LATAM a guardare entro i suoi confini per strutturarsi offshore.
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Nuove rotte di investimento bidirezionali
Le tensioni politiche e sociali, in particolare in Cile a partire dal 2019, hanno quindi innescato un forte deflusso di capitali verso l’estero. “Molti family office hanno spostato i propri asset fuori dalla regione e oggi operano con strutture sofisticate spesso basate in Lussemburgo”, ha raccontato Díaz Toro. Un processo che ha cambiato in modo strutturale i flussi di investimento: una parte significativa di questi capitali continua a essere infatti allocata nel Vecchio Continente, piuttosto che rientrare nei mercati domestici. Parallelamente, si osserva anche il fenomeno opposto: un crescente interesse degli investitori europei verso strategie latino-americane, veicolate tramite piattaforme del Gran Ducato. “area LATAM sta guadagnando momentum e vediamo sempre più operatori internazionali guardare alla regione”, ha sottolineato.
La corsa agli alternativi: private equity, credito e infrastrutture
Uno dei trend più rilevanti riguarda la crescente allocazione verso asset alternativi. “Vediamo un’evoluzione chiara dal private equity al private credit e oggi sempre più alle infrastrutture”, ha spiegato Díaz Toro. Attualmente, circa il 10% degli asset cileni è investito in asset non quotati, una quota destinata a crescere con la nuova architettura dei fondi pensione. In Colombia il peso è già più elevato, mentre in Messico resta inferiore ma in rapido aumento. “C’è ancora molto spazio di crescita ma serve tempo perché i team interni sviluppino le competenze necessarie”, ha aggiunto l’esperto. La domanda si sta orientando anche verso soluzioni evergreen e strutture che offrano maggiore flessibilità o liquidità, rispondendo alle esigenze di investitori istituzionali sempre più sofisticati per quanto ancora vincolati da limiti regolamentari stringenti.
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Consolidamento e integrazione regionale
Un’altra tendenza chiave è il consolidamento dell’industria attraverso operazioni di M&A tra asset manager regionali. “Stiamo assistendo a una crescente integrazione tra operatori creare piattaforme più grandi e sofisticate”, ha spiegato Díaz Toro, che ha citato su tutti gli esempi di Cile e Brasile. Queste aggregazioni rispondono all’esigenza di raggiungere economie di scala e competere a livello globale, soprattutto in un mercato dove la dimensione conta sempre di più. Il gigante sudamericano, in particolare, viene descritto come “un mercato a sé” e con dinamiche proprie ma il cui ruolo nel processo di integrazione regionale appare in crescita.
Messico e Colombia: traiettorie divergenti
Accanto a Cile e Brasile, anche altri mercati mostrano dinamiche interessanti ma differenziate. Il Messico emerge come uno dei Paesi più promettenti, con asset in gestione pari a circa 488 miliardi e una riforma recente destinata ad accelerarne ulteriormente la crescita. “È un mercato da monitorare con attenzione”, ha osservato Díaz Toro, “perché sta aumentando l’esposizione agli alternativi e attira sempre più grandi gestori internazionali”. Diverso il caso della Colombia, dove un patrimonio stimato attorno ai 143 miliardi di dollari potrebbero risentire di riforme che incidono sulla struttura del sistema pensionistico. “Le dinamiche politiche stanno influenzando direttamente il livello degli asset gestiti”, ha spiegato il manager, sottolineando come il quadro regionale mostri opportunità significative ma anche rischi legati all’instabilità normativa e geopolitica.
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Opportunità per i gestori internazionali
Per i player europei e globali, il mercato latino-americano rappresenta quindi un’opportunità ma da approcciare con un approccio mirato. “Una volta che si entra con un fondo pensione”, ha evidenziato Díaz Toro, “spesso gli altri seguono e si innesca un effetto domino molto evidente”. Questo meccanismo, unito alla crescente sofisticazione degli investitori istituzionali, rende strategico costruire relazioni dirette con i soggetti istituzionali e ridurre il ruolo degli intermediari tradizionali. In prospettiva, l’aumento degli asset insieme all’apertura agli alternativi e al rafforzamento dei legami con hub internazionali come il Lussemburgo delineano un mercato destinato a giocare un ruolo centrale nel panorama globale del risparmio gestito.
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