Da una ricerca di Finer condotta per Efpa Italia emerge un’Italia che accantona liquidità ma fatica a trasformarla in progetto. I giovani non pianificano e confidano ancora nello Stato, mentre la previdenza integrativa resta marginale
Gli italiani continuano a risparmiare molto, ma faticano a trasformarsi in investitori consapevoli. È la fotografia emersa dalla ricerca ‘Il tempo: il vero alleato per tutte le generazioni’ realizzata da Finer Finance Explorer e presentata nel corso di una tavola rotonda in occasione dell’Efpa Italia Meeting 2025 tenutosi nei giorni scorsi a Firenze. L’indagine, basata su 9.160 investitori italiani, segmentati per generazione ed entità del patrimonio, e 5.390 professionisti tra consulenti finanziari, private banker e gestori bancari, ha messo in luce un Paese che accantona liquidità ma raramente la traduce in progettualità finanziaria. Prevale una visione di breve periodo, una diffidenza culturale verso l’azionario e una fiducia mal riposta nel sistema pensionistico pubblico.
“Partiamo da un dato: oggi il 57% degli italiani risparmia e solo il 30% investe. Il vero tema è riuscire a convertire quel 27% che resta nel mezzo: significherebbe raddoppiare il mercato per le società di asset management”, ha osservato Nicola Ronchetti, CEO e fondatore di Finer Finance Explorer. “La maggior parte accumula liquidità, ma non la trasforma in un progetto finanziario strutturato”. Alla base, ha spiegato, c’è una combinazione di prudenza, scarsa cultura finanziaria e un approccio di breve respiro. “In Italia prevale una vera e propria miopia”, ha sottolineato Ronchetti, “perché quasi la metà degli intervistati dichiara un orizzonte di investimento inferiore ai cinque anni. E addirittura un 35% non ha alcun orizzonte temporale: è come partire per un viaggio senza sapere la destinazione né quanto tempo richiederà. Colpisce soprattutto che siano i più giovani a mostrarsi meno consapevoli: proprio loro che avrebbero più da guadagnare iniziando presto a investire”.
Il problema riguarda soprattutto l’orizzonte temporale. Oltre la metà dei risparmiatori si concentra su un arco di tempo inferiore ai cinque anni: tra i giovani della Generazione Z la quota sale al 57%, mentre tra i Baby Boomer si ferma al 40%. Una visione di breve periodo che si traduce in scelte difensive e in una diffidenza radicata verso gli investimenti azionari. Solo il 2% del campione sceglie l’azionario, mentre il 50% si affida alle obbligazioni, soprattutto Btp, il 27% predilige l’investimento immobiliare e il 21% mantiene la liquidità. Le ragioni della scarsa propensione all’azionario sono molteplici: il 33% teme di perdere il capitale, il 27% lo considera adatto solo a esperti, il 19% lo ritiene troppo volatile. A prevalere è quindi l’idea di protezione, anche a scapito della crescita. A conferma di questo atteggiamento prudenziale, il 73% degli italiani investe in modo occasionale, solo quando si presenta la disponibilità di liquidità o in base all’andamento dei mercati. Il 39% decide di investire soltanto quando ha soldi da parte, il 27% si lascia guidare dall’andamento delle borse, mentre appena il 12% affida le proprie scelte a un consulente. Solo il 27% del campione investe in modo regolare e programmato.
Previdenza: fiducia nello Stato e poca pianificazione
Un altro punto critico riguarda la previdenza. Solo il 10% degli italiani dichiara di pensare a un fondo pensione, mentre il 55% continua a confidare nel sistema statale. Una fiducia che diventa illusoria tra i più giovani: il 70% della Generazione Z ritiene che lo Stato provvederà, ignorando la fragilità del modello pubblico. “Manca ancora una trasmissione efficace di conoscenze finanziarie tra generazioni”, ha osservato Diego Martone, presidente e fondatore di Demia, “e spesso il tema della previdenza integrativa non viene affrontato per tempo. La famiglia, però, può diventare il primo luogo in cui attivare consapevolezza e avviare un percorso di educazione finanziaria”. Martone ha anche richiamato i fattori culturali che condizionano i comportamenti: “In Italia paghiamo un doppio fattore: da un lato un’arretratezza culturale nella conoscenza della materia finanziaria, dall’altro un mondo che cambia molto più velocemente di prima. Il 70% delle persone risparmia pensando agli imprevisti, perché viviamo in un contesto complesso: il Covid, le guerre, l’instabilità globale hanno rafforzato un fenomeno che definisco ‘presentismo’, cioè la tendenza a concentrarsi sul qui e ora senza una vera proiezione futura, soprattutto tra i più giovani”.
Dalla ricerca emerge anche un interessante scarto percettivo tra clienti e consulenti: per il 38% degli investitori la priorità è trovare un referente di fiducia, il 32% cerca qualcuno che lo aiuti a capire quando investire e solo il 27% pone l’accento sul come e in cosa investire. I consulenti, invece, ritengono che i clienti siano più focalizzati sugli strumenti che sulla relazione. “Il rapporto tra cliente e consulente è sempre più centrale”, ha osservato Ronchetti. “Chi risparmia non cerca solo prodotti, ma qualcuno che lo aiuti a dare un orizzonte alle proprie scelte e a comprendere il valore del tempo. È proprio il tempo la chiave per trasformare il risparmio in investimento”.
In questo quadro, il ruolo dei professionisti qualificati si rivela decisivo. Tra i clienti dei consulenti certificati Efpa cresce la propensione a investire in modo regolare, si amplia l’orizzonte temporale e cala il ricorso al fai-da-te o al passaparola. “Il punto è far capire alle persone che la previdenza integrativa non è un tecnicismo, ma uno strumento che aiuta a costruire un progetto di vita”, ha sottolineato Martone. “Bisogna ricordare che il tempo passa, e che pianificare oggi il proprio futuro pensionistico fa tutta la differenza. Il futuro viene percepito come qualcosa che ‘prima o poi arriverà’, e di conseguenza ci si concentra sul presente. Ma questa mentalità è uno dei limiti più grandi da superare”.
Nicola Ardente. presidente di Efpa Italia
Sul ruolo dei professionisti è intervenuto Nicola Ardente, presidente di Efpa Italia: “Quando avevo 20 anni non guardavo con troppa lungimiranza al futuro, e mi sembrava normale. Si guarda al domani solo quando arriva il momento. Noi però, come professionisti, dobbiamo sensibilizzare i nostri clienti a pensarci prima. Possiamo decidere di iniziare già oggi una pianificazione seria che tenga conto della previdenza integrata e stabilisca un programma”.
Il nodo centrale, ha sottolineato Ardente, resta la fiducia: “La relazione con il cliente si costruisce passo dopo passo e il primo obiettivo è creare un rapporto fiduciario solido. Bisogna condividere un progetto. Il consulente deve mettere il risparmiatore nelle condizioni di capire cosa è utile non solo per sé, ma anche per gli eredi a cui sarà destinato il patrimonio. Il nostro è un mestiere complesso, che richiede tempo e si fonda inevitabilmente sulla fiducia”.
Tempo, protezione e fiducia: le tre leve per cambiare rotta
In chiusura, i tre relatori hanno indicato le leve principali per il futuro del risparmio italiano. Ronchetti ha sintetizzato così: “Se c’è un dato che riassume lo stato del risparmio in Italia è questo: gli italiani tengono la liquidità ferma per protezione, per far fronte agli imprevisti. Ma protezione e investimento devono andare insieme: se riuscissimo a superare questa logica difensiva e la sottoassicurazione, si libererebbero risorse importanti da destinare a progetti di investimento di lungo periodo”. Martone ha puntato sulla dimensione educativa: “La chiave per cambiare l’approccio al tempo è culturale: bisogna informare, spiegare e rendere i concetti comprensibili. Le persone, soprattutto i giovani, hanno bisogno di chiarezza. E per i consulenti è fondamentale coinvolgere il cliente come portatore di interesse non solo per sé, ma per tutti quelli che gli stanno attorno”. Infine, Ardente ha chiuso con un richiamo alla relazione: “La priorità, per rendere il tempo un alleato di tutte le generazioni, sta nel rapporto fiduciario. Lo sforzo del consulente è rendere comprensibili i concetti necessari per iniziare il percorso. Posso aiutare il cliente a capire ciò che serve per partire, e poi si cresce insieme”.
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