Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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“Negli ultimi tre anni la domanda e l’offerta di investimenti legati ai temi ambientali, sociali e di governance (ESG) sono cresciute in modo esponenziale, con l’Europa a fare da guida. Da sempre gli investitori hanno fatto affidamento sui gestori azionari per le loro esigenze ESG, ma adesso le cose stanno cambiando. Con l’obbligazionario che rappresenta la seconda asset class per dimensioni al mondo e il cambiamento climatico in particolare che monopolizza l’attenzione degli investitori, gli investimenti obbligazionari svolgono un ruolo fondamentale nell’odierna economia basata sui combustibili fossili, con il finanziamento del debito come fonte importante di capitale per favorire un percorso di sostenibilità alle attività responsabili delle emissioni di anidride carbonica, come i servizi di pubblica utilità, i trasporti e le costruzioni”.
Henrietta Pacquement, head of Investment Grade Credit Europe di Wells Fargo Asset Management, sottolinea come nell’ultimo triennio il valore totale del Bank of America Merrill Lynch Green Bond Index (GREN) sia all’incirca quadruplicato, con un ritmo in accelerazione nell’ultimo anno. “Le obbligazioni verdi e quelle sostenibili saranno in futuro una componente fondamentale dei mandati obbligazionari”, afferma.
Riteniamo che i gestori debbano adottare un approccio alla costruzione del portafoglio che tenga conto di molteplici meccanismi di decarbonizzazione. Sostanzialmente, lo scopo è quello di canalizzare i capitali verso le imprese che si sono dotate di strategie societarie più rigorose in materia di clima, sfruttando opportunità di transizione nei diversi settori e gestendo al tempo stesso il rischio climatico. Questo approccio trae vantaggio dalla gestione attiva con lo scopo di ottenere nel tempo migliori rendimenti aggiustati per il rischio.
Riteniamo che debbano essere prese in considerazione tre fasi. Prima di tutto si tratta di effettuare un’analisi fondamentale approfondita del credito dei settori e dei singoli emittenti nell’ottica della transizione climatica. La seconda fase è quella della decarbonizzazione del portafoglio nel tempo e in questo caso l’attenzione è incentrata sulle caratteristiche top down del portafoglio. Utilizzando il percorso per gli 1,5 gradi dell’Ipcc, coerente con l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050 della Net Zero Alliance, il punto d’inizio comporterebbe un vantaggio del 30% in termini di intensità di carbonio rispetto al riferimento del portafoglio al giorno uno. Lo scopo è quello di incentivare chi fa di più in termini di transizione climatica, e non solo investire in emittenti a bassa emissione di carbonio.
Infine, come terza fase, è necessario limitare le esclusioni e concentrarsi sull’engagement. La presenza di un numero eccessivo di esclusioni importanti potrebbe ostacolare la diversificazione dei settori o degli emittenti e mancare l’obiettivo di agevolare il cambiamento nell’economia reale.
Esiste anche la possibilità che alcune società responsabili di emissioni elevate stiano mettendo a punto modelli di business orientati al futuro e diventare un’interessante opportunità d’investimento. Un maggiore impegno diventerà sempre più importante man mano che saranno più chiari gli obiettivi e i piani di emissione delle singole società.
Considerando l’Accordo di Parigi e l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di carbonio entro il 2050, gli investitori devono iniziare a rivedere oggi stesso i loro portafogli obbligazionari. Un utile strumento che abbiamo a disposizione a questo proposito sono gli Indici di riferimento climatici dell’UE, in particolare i benchmark di Transizione climatica. Questi indici sono in linea con la nostra filosofia secondo la quale i portafogli dovrebbero avere un limite iniziale d’intensità di carbonio inferiore del 30% rispetto all’indice di riferimento del portafoglio. Quindi, negli anni successivi, i portafogli dovrebbero continuare la decarbonizzazione nel tempo, allo scopo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Per poter riuscire a far ciò, è essenziale un impegno attivo con le società partecipate, al fine di migliorarne, ad esempio, le comunicazioni in materia di cambiamenti climatici ed anche per responsabilizzarle per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni
Un approccio alla transizione climatica, che comprenda diversi meccanismi di decarbonizzazione, e sia in grado d’incanalare i capitali verso le imprese che si sono dotate delle strategie societarie più rigorose in materia di clima, può sfruttare le opportunità di transizione in più settori e gestire al tempo stesso il rischio climatico.
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