Giorgio Fernicola, responsabile clientela istituzionale di State Street Global Advisors, ha incontrato FocusRisparmio per una conversazione sulle prospettive per il 2025 degli investitori e della casa di gestione
Fare leva su struttura e competenze globali per offrire soluzioni personalizzate per ogni esigenza dell’investitore istituzionale, mostrando in modo chiaro ed evidente la forza e la rilevanza dell’asset manager quarto al mondo per masse in gestione.
Giorgio Fernicola, responsabile della clientela istituzionale di State Street Global Advisors Italia
È questa, in sintesi, la ricetta di Giorgio Fernicola, dalla metà dello scorso anno responsabile della clientela istituzionale di State Street Global Advisors in Italia, per dare un’ulteriore spinta alla penetrazione della casa di gestione nei confronti di assicurazioni, fondazioni, casse e fondi negoziali e preesistenti.
“Spingere l’ETF come veicolo sul mercato istituzionale, preservare la rilevanza dell’offerta di fondi indicizzati e aumentare la notorietà della nostra gamma di fondi attivi, in particolare quelli quantitativi e di analisi fondamentale. Con le nostre competenze possiamo fare qualsiasi tipo di mandato e puntare su expertise distintive come quella del desk LDI, molto sviluppato in Gran Bretagna, dove offriamo copertura tasso, valutaria e dall’inflazione a decine di fondi pensione e assicurazioni”.
Da che cosa è caratterizzato l’ingresso nel 2025 degli investitori istituzionali? Quali domande si fanno o dovrebbero farsi?
Il problema principe di tutti gli istituzionali è capire l’inflazione. Ogni conversazione parte da questo elemento o lo contiene implicitamente. Il secondo grande quesito riguarda la crescita e abbiamo inoltre molte domande sul rischio geopolitico.
Ad oggi il consensus vede l’inflazione come una variabile tutto sommato sotto controllo con banche centrali propense a continuare il percorso di discesa dei tassi in un contesto di soft landing. Per quanto riguarda la crescita l’attesa è per un lieve rallentamento nella seconda metà del 2025, mentre sul rischio geopolitico il grosso problema è comprendere per quale motivo non ci siano stati grossi movimenti sui mercati a fronte di una situazione di forti tensioni. Un grande interrogativo che ha portato a un aumento dell’allocazione in oro per tutto lo scorso anno.
Un 2024 in cui le allocazioni che sono cresciute maggiormente a livello globale sono azionario americano, tasso statunitense e europeo.
Tenendo conto di queste variabili, su che cosa concentrarsi per comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi?
Per quanto riguarda le banche centrali, negli USA bisognerà concentrarsi particolarmente sui dati del mercato del lavoro che resta la variabile principe che guiderà le scelte di politica monetaria in un contesto di discesa ordinata dell’inflazione. La debolezza della crescita europea è certamente un altro fattore da monitorare, mentre un tema che a nostro avviso deve tornare all’attenzione dei clienti è quello dei mercati emergenti che stanno beneficiando di un rallentamento dell’inflazione complessiva e di un’economia che nel complesso continua a crescere. Valutazioni interessanti e flussi in ripresa sono ulteriori elementi di supporto ad un apprezzamento degli emergenti, anche se manca ancora una view chiara su cosa accadrà al dollaro con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca.
Quali sono, quindi, le principali chiamate di State Street Global Advisors per il 2025?
State Street è l’inventore dell’ETF e mantiene un ruolo di leadership in alcuni importanti comparti come quello dell’azionario americano. In questo momento stiamo puntando molto sulle small e mid cap statunitensi perché abbiamo una chiamata molto forte sull’asset class determinata da discesa dell’inflazione e prospettiva di misure di sostegno alla produzione a stelle e strisce. A nostro parere è il momento di diversificare rispetto agli indici core come l’S&P 500 perché hanno già corso molto e comportano una grande concentrazione sui titoli tecnologici. L’indice S&P mid cap 400, ad esempio, offre esposizione ad aziende molto liquide che per dimensione equivalgono ad una large cap europea e che oggi offrono più possibilità di apprezzamento, oltre a uno spostamento più sul settore industriale rispetto al tecnologico.
L’ETF su convertibili è un’altra idea centrale per il 2025 offrendo una migliore convessità del portafoglio tra le asset class del reddito fisso.
Lato azionario, ci aspettiamo molto dalle nostre strategie attive denominate ‘enhanced’, che puntano ad un tracking error limitato, compreso tra 0,25% e 1,75%, controllo del rischio e extra performance tra 0,50% e 1% all’anno in maniera costante e continua rispetto al benchmark di riferimento. Numeri che per chi ha un orizzonte lungo come un investitore istituzionale possono fare una differenza enorme alla luce dell’effetto dell’interesse composto.
Parliamo di strategie tradizionali su mercati consolidati che riducono il rischio per l’investitore, offrendo una prospettiva di extra performance coniugando caratteristiche attive e passive che le rendono adatte ad ogni tipologia di investitore.
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