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Accenture: una compagnia su due sta sviluppando casi d’uso in diverse funzioni aziendali. E il valore dell’intermediazione si sta spostando verso la consulenza. La sfida? Passare dalla sperimentazione alla scala
L’intelligenza artificiale si è ormai ritagliata un ruolo da protagonista nel settore assicurativo italiano. Sia dal lato delle compagnie, con quasi una sua due (49%) che sta sviluppando casi d’uso di AI e GenAI in diverse funzioni aziendali, sia dal lato dei clienti, con l’80% che la considera già una fonte affidabile di consigli. È quanto emerge dal rapporto presentato da Accenture all’Insurance Day 2026, secondo cui ormai il valore dell’intermediazione si sta spostando sempre più verso consulenza e relazione, mentre per le società la sfida vera è passare dalla sperimentazione alla scala.
Un mercato in crescita
Il comparto tricolore parte da una posizione solida. Nel 2025 la raccolta complessiva è infatti arrivata a quota 181,9 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Gli spazi di sviluppo maggiori, rilevano gli esperti della società di consulenza, riguardano salute, coperture contro le catastrofi naturali, piccole e medie imprese, longevità e previdenza.
Compagnie a più velocità
Tuttavia il grado di maturità nell’adozione dell’intelligenza artificiale è molto disomogeneo. Il 49% delle compagnie sta infatti sviluppando casi d’uso di AI e GenAI in più funzioni, anche se con applicazioni ancora frammentate. Il 23% ha invece raggiunto una piena integrazione lungo la catena del valore. E il 19% è ancora in una fase iniziale, caratterizzata da applicazioni limitate e con un impatto ancora contenuto.
Dove si investe
Gli investimenti si concentrano soprattutto sulle attività a diretto contatto con il cliente e sui processi core. Il 65% delle compagnie indica infatti il customer care e l’esperienza cliente come obiettivo principale, il 41% punta a migliorare l’accuratezza dell’underwriting e un’identica quota ha come priorità l’efficienza nella gestione dei sinistri. Per il 35% l’AI è anche una leva per far crescere i ricavi e favorire l’espansione commerciale. Tra i benefici già visibili nelle applicazioni operative, spiccano invece tempi di liquidazione dei sinistri più stretti, maggiore precisione nell’underwriting e nel pricing, ma anche un time-to-market più rapido, clienti più soddisfatti e cicli di sottoscrizione più brevi.
La GenAI ha già conquistato i clienti
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non riguarda solo l’organizzazione interna delle compagnie, ma anche il modo in cui i consumatori si informano e scelgono. Oltre all’80% che già si fida dei consigli della GenAI, il 63% ritiene che la tecnologia influenzerà la sua futura ripartizione della propria spesa assicurativa.
L’intermediario diventa sempre di più un consulente
Ne deriva, secondo Accenture, un impatto diretto sulla distribuzione. Con strumenti digitali sempre più capaci, l’intermediario tenderà infatti a concentrarsi sempre di più sulla consulenza, sulla comprensione dei bisogni e sulla relazione con il cliente. Una trasformazione che, per gli esperti, apre dunque “nuove opportunità per la rete distributiva”. L’AI può infatti affiancare queste attività ma senza esaurire il valore del rapporto professionale.
La sfida: portarla a scala
Per le compagnie, conclude quindi lo studio, la sfida è organizzativa. L’86% dei C-level prevede infatti di accrescere la spesa in tecnologie AI e GenAI, ma solo il 14% delle organizzazioni dei servizi finanziari integra in modo strutturato strategia, tecnologia e persone. Da qui l’approccio ‘Human + AI’ proposto da Accenture, che implica una revisione di ruoli e processi di lavoro. Secondo Paolo Ceschi, responsabile financial services di Accenture Italia, “il tema non è più se investire nell’AI, ma come scalarla davvero per generare nuova capacità produttiva, agendo insieme su modello operativo, business e persone”: ciò che la società chiama “Reinvention”. Per l’esperto, inoltre, in un settore regolamentato governance e fiducia non sono un vincolo ma un vantaggio competitivo. Fabio Frisa, responsabile insurance di Accenture Italia e Grecia, indica la direzione: “I dati mostrano che l’adozione è già diffusa in molte realtà, ma anche che la vera sfida oggi è portarla a scala, integrando tecnologia, persone e organizzazione”. È in questo passaggio che, rimarca, prende forma la cosiddetta AInsurance: “un modello in cui l’AI non è più soltanto uno strumento di efficientamento, ma una leva per ripensare il valore dell’intermediazione, migliorare l’esperienza del cliente e aprire nuove opportunità di crescita per il settore”.
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