Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli ETF
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
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Meno propensione al risparmio mensile, ma un tesoretto accumulato superiore alla media europea. Gli italiani si confermano formiche e hanno iniziato a rivedere il modo in cui mettono a frutto i propri soldi, ponendo un’attenzione crescente a rendimento e diversificazione. Cresce poi la fiducia nei confronti delle soluzioni digitali e dell’AI, con i fondi di investimento e la previdenza che restano le scelte d’investimento preferite. Il quadro emerge dall’European Savings Barometer realizzato da Crédit Agricole con Occurrence-Ifop, che fotografa un’Italia del risparmio più dinamica di quanto si possa pensare.
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L’indagine ha coinvolto 4mila persone tra Italia, Francia e Germania, e si basa sul Savings Vitality Index, indicatore che misura la mobilità del risparmio, la fiducia nelle piattaforme digitali e l’apertura verso automazione e intelligenza artificiale. Il punteggio ottenuto dal nostro Paese è di 54 su 100, oltre la media europea: un segnale, viene sottolineato nel report, che conferma il ruolo chiave del mercato tricolore per il risparmio continentale.
A colpire è poi l’atteggiamento attivo dei nostri connazionali nei confronti del loro gruzzoletto. Negli ultimi dodici mesi, infatti, il 45% dei risparmiatori ha preso una decisione su una parte del proprio patrimonio, in linea con la media europea. A guidare le scelte sono soprattutto la ricerca di rendimenti migliori e la volontà di diversificare, senza però rinunciare alla prudenza: il 43% degli intervistati dichiara infatti di cercare un equilibrio tra rischio e rendimento. Tra gli strumenti, i fondi di investimento restano il prodotto preferito (38%), davanti ai fondi pensione e ai risparmi previdenziali (35%) e ai depositi a vista (33%). Si conferma poi forte anche la componente precauzionale: per il 38% il risparmio serve prima di tutto a costruire una rete di sicurezza contro gli imprevisti, mentre il 23% guarda a obiettivi di lungo periodo come pensione, indipendenza finanziaria o sostegno ai figli.
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Uno dei motori più potenti della mobilitazione del risparmio è proprio la tecnologia. E l’indagine individua due profili di risparmiatori che insieme rappresentano il 42,1% del totale. Il primo è quello dei ‘Digital Wealth Mover’ (21,5% del totale, contro il 18,4% europeo), che hanno capacità di risparmio mensile superiore alla media (612 euro contro 529 euro a livello nazionale), confrontano attivamente le offerte e sono aperti a soluzioni digitali e basate sull’AI. Il secondo è quello che viene chiamato dei ‘Digital Project Seeker’ (20,6%): più giovani, più mobili, orientati a progetti di breve-medio termine e pronti a confrontare e a spostare i propri fondi in caso di condizioni migliori. Insieme formano un pubblico ampio e “pronto per il digitale” che rende l’Italia terreno fertile per le piattaforme capaci di coniugare performance, trasparenza e un tocco di rassicurazione umana. Non a caso, il 66% dichiara di fidarsi delle piattaforme digitali, percentuale che sale all’89% tra chi già le utilizza. Tuttavia la fiducia va conquistata, e lo dimostra quell’85% che considera un fattore chiave la trasparenza su costi, rischi e performance.
Anche sul fronte dell’AI, gli italiani si mostrano più aperti della media europea, seppure con qualche paletto. Quasi uno su due (49%) è convinto che una guida automatizzata possa aiutare a scegliere e monitorare i propri soldi, a condizione di capire come funziona. E il 40% sarebbe disposto a lasciare che l’intelligenza artificiale applichi regole predefinite per gestire parte del proprio patrimonio. Un segnale chiaro, conclude lo studio: la tecnologia può affiancare le decisioni di risparmio solo se resta spiegabile, trasparente e sotto il controllo del risparmiatore.
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