A febbraio l’economia britannica è cresciuta a sorpresa dello 0,5%. Ma i dazi di Trump mettono a rischio la ripresa. Per gli analisti, a maggio Bailey ridurrà i tassi di 25 punti base
Buone notizie per il Regno Unito, che però rischiano di essere state già vanificate dall’effetto Donald Trump. Dopo un avvio d’anno deprimente, a febbraio il PIL britannico è infatti cresciuto più delle attese, registrando un incremento dello 0,5% e superando le previsioni di un modesto +0,1%. Si tratta della maggiore accelerazione da marzo 2024, mentre anche il dato su base annua ha battuto il consensus attestandosi a +1,4%. Non solo. L’Office for National Statistics ha poi rivisto leggermente al rialzo la crescita di gennaio, comunicando che l’economia di sua maestà ha ristagnato nel primo mese dell’anno e non si è contratta dello 0,1% come precedentemente stimato.
Il quadro lascia quindi presagire che Londra possa aver registrato una solida espansione nel primo trimestre, dopo un periodo di forte debolezza che dura ormai dalla metà dello scorso anno. La cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, ha definito i dati “incoraggianti”, ma listini e sterlina hanno reagito tiepidamente. L’attenzione è infatti tutta puntata sui dazi imposti dall’amministrazione USA, che secondo la vice governatrice della Bank of England, Sarah Breeden, potrebbero avere un “effetto paralizzante” sulla produzione inglese. Proprio ora che, stando ai dati di febbraio, l’industria ha iniziato a rialzare la testa.
Inoltre, con tutta probabilità l’attività britannica, come quelle degli altri Paesi nel mirino di Trump, aveva già rallentato prima dell’annuncio ufficiale delle nuove tariffe, con le imprese paralizzate dall’incertezza. E a questo si aggiunge il fatto che le aziende inglesi hanno già dichiarato di aver ridimensionato piani di assunzione e investimenti a causa del forte aumento delle imposte sul lavoro e del salario minimo appena entrato in vigore. Due misure volute dal governo laburista.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Insomma: il paziente inglese ci prova a migliorare, ma le condizioni interne ed esterne continuano a rendergli la ripresa difficile. Per questo, secondo molti analisti, la BoE procederà con un nuovo taglio dei tassi di 25 punti base il prossimo 8 maggio. Proprio in vista dell’effetto che avrà l’aumento del 10% delle tariffe sulla maggior parte delle esportazioni britanniche verso gli Stati Uniti. “Nonostante questo sviluppo positivo della crescita, le prospettive economiche generali restano incerte”, avverte infatti Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm.
Secondo l’esperto, la recente decisione della Banca d’Inghilterra di rinviare un’asta da 600 milioni di sterline di titoli di Stato a lungo termine, a causa dell’instabilità di mercato causata dai dazi, mette in luce che le preoccupazioni persistono. “Per rafforzare la resilienza dell’economia di fronte agli shock esogeni, i mercati prevedono un possibile taglio dei tassi da 25 punti base in maggio, una mossa che dovrebbe essere attuata a prescindere dall’incertezza sul fronte macroeconomico”, spiega. Sottolineando che la solida performance del PIL di febbraio rappresenta un segnale incoraggiante per il percorso del Regno Unito, ma che a determinare le future decisioni di politica monetaria sarà “l’interazione tra le dinamiche del commercio internazionale e gli indicatori economici interni”.
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