Cicli economici più brevi, elevata volatilità e risposte più flebili da parte delle autorità richiedono la ricerca di resilienza dei portafogli anziché la corsa ai rendimenti.
Verifica di realtà
Dopo un attento esame degli aspetti messi in rilievo in passato, siamo giunti alla conclusione che i temi illustrati nel nostro Secular Outlook 2021 “L’Epoca della Trasformazione” siano tuttora molto attuali. Avevamo previsto un contesto macroeconomico più incerto e volatile e individuato nella transizione ecologica, nella digitalizzazione e nelle trasformazioni sociali i principali fattori di cambiamento dirompente. Avevamo indicato di prevedere cicli di crescita e inflazione di minore durata e di accresciuta ampiezza nonché maggiore divergenza fra i vari paesi. Tutto questo vale tuttora.
L’ovvio aspetto nuovo da considerare è stato l’enorme sconvolgimento che non avevamo previsto lo scorso anno: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia a febbraio e l’orribile guerra che imperversa da allora nonché l’ampia portata delle sanzioni economiche e finanziarie e delle altre risposte adottate dalla maggior parte delle democrazie occidentali. Nel riflettere sulle implicazioni di tali eventi per la nostra tesi d’investimento, abbiamo ritenuto opportuno operare una distinzione fra il nostro orizzonte ciclico di breve termine (6-12 mesi), quello di medio termine (da uno a due anni) e il nostro orizzonte secolare, ossia di più lungo termine, di cinque anni e potenzialmente oltre.
Prospettive di breve termine: anti-Goldilocks
Abbiamo brevemente discusso e confermato la nostra tesi ciclica, illustrata nelle nostre Prospettive Cicliche “Anti-Goldilocks” di marzo di quest’anno. I recenti dati macroeconomici corroborano il nostro giudizio che conflitto bellico e sanzioni assieme ai lockdown dovuti al COVID in Cina configurino uno shock di stampo stagflazionistico: spingono l’inflazione ancora più in alto sul breve periodo e rallentano la crescita economica delle principali economie verso la velocità di stallo nell’orizzonte ciclico. Inoltre, a fronte di un’inflazione complessiva attualmente elevata su scala mondiale – intorno all’8% negli Stati Uniti e in Europa al momento della stesura di questo documento – le principali banche centrali sembrano determinate prima di tutto a domare l’inflazione e a preoccuparsi della crescita più avanti, e questo ci conduce alle nostre previsioni sul medio termine.
Medio termine: rischi di recessione elevati
Ravvisiamo un elevato rischio di recessione nell’orizzonte dei prossimi due anni alla luce del maggior potenziale di turbolenze sul versante geopolitico, dell’inflazione ostinatamente alta che riduce il reddito reale disponibile delle famiglie e della determinazione delle banche centrali a concentrarsi prima di tutto sulla lotta all’inflazione, che in aggiunta al netto inasprimento delle condizioni finanziarie già osservato aumenta il rischio di incidenti finanziari.
Inoltre, quando arriverà l’eventuale prossima recessione, ci aspettiamo che la risposta monetaria e fiscale sarà più contenuta e ritardata in confronto alle ultime recessioni, quando l’inflazione non era una preoccupazione e i debiti pubblici e i bilanci delle banche centrali erano meno ingrossati. Così come le autorità fiscali hanno imparato dalle difficoltà della ripresa dopo la crisi finanziaria globale e hanno risposto in modo più energico in occasione della recessione dovuta alla pandemia, allo stesso modo l’elevata inflazione di oggi potrebbe fare esitare le autorità a riconsiderare questi strumenti, in particolare negli Stati Uniti.
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