Nonostante il ritorno dei timori di inflazione, per gli analisti la frenata dei prezzi di giugno offre a Francoforte del tempo per valutare i rischi. Ma dopo l’estate un rialzo dei tassi è molto probabile
Tassi fermi e indicazioni limitate. È quanto si aspettano i mercati dalla riunione di giovedì della Banca centrale europea visto il complicarsi del quadro geopolitico. Dopo la stretta di giugno e il sollievo per la firma da parte di USA e Iran del Memorandum of Understanding per un accordo di pace, i timori per l’inflazione sono infatti tornati in primo piano dal momento che il riaccendersi del conflitto ha riportato il prezzo del petrolio intorno ai 90 dollari al barile. Il board di Francoforte si trova quindi ancora una volta a dover fronteggiare uno scenario di forte incertezza, prima della pausa estiva, tra i nuovi rischi di uno shock energetico e gli ultimi dati che indicano un rallentamento dei prezzi. Secondo gli analisti, proprio la frenata del carovita al 2,8% registrata a giugno, più marcata del previsto, ha ridotto l’urgenza di un secondo intervento immediato. Per settembre, però, quando verranno pubblicate le nuove proiezioni macro, un ritocco è già prezzato con una probabilità superiore all’80%.
“La riunione di giovedì si tradurrà in uno status quo operativo, volto a consolidare gli effetti della stretta di giugno”, commenta Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco. Per l’esperto, la retorica della presidente Christine Lagarde rimarrà rigorosamente data-dependent e priva di forward guidance vincolante, “in vista del meeting chiave di settembre, per il quale i mercati monetari scontano un ultimo incremento di 25 punti base”.
Ulrike Kastens, european economist di DWS
Anche per Ulrike Kastens, senior economist di DWS, non c’è urgenza di agire: le aspettative di inflazione restano ben ancorate e il calo del carovita registrato a giugno dovrebbe proseguire a luglio. Ciononostante, evidenzia, l’attuale volatilità dei prezzi energetici sottolinea la necessità di mantenere cautela riguardo ai rischi inflazionistici. “Con la pubblicazione delle nuove proiezioni degli staff a settembre, ci aspettiamo che la BCE alzi nuovamente i tassi”, afferma, precisando che un orientamento di politica monetaria realmente restrittivo non è tuttavia necessario, “poiché gli attuali sviluppi economici non indicano pressioni salariali significative né un potere di determinazione dei prezzi rilevante da parte delle imprese”.
Cosa tenere d’occhio
Quanto alle decisioni future, per Alessandro Vitaloni, senior portfolio manager di Symphonia SGR, molto dipenderà dai dati “La recente volatilità dei prezzi energetici e le nuove proiezioni macroeconomiche, che verranno pubblicate a settembre, daranno indicazioni importanti sulla direzione della politica monetaria e su un eventuale possibile ulteriore rialzo in autunno”, spiega. A suo parere, anche la comunicazione di Lagarde durante la conferenza stampa sarà cruciale per capire il grado di attenzione e cautela della banca centrale: “Gli investitori cercheranno indicazioni su come la BCE intenda bilanciare i rischi inflazionistici legati all’energia con la stabilità della crescita economica europea”.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Per Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, i prezzi dell’energia più bassi, il carovita di giugno inferiore alle attese, la crescita salariale in linea con l’obiettivo di inflazione e la debole crescita economica suggeriscono un numero di rialzi inferiore a quello attualmente scontato dai mercati, sebbene l’incertezza rimanga elevata. “Ci aspettiamo una decisione unanime di mantenere i tassi invariati, accompagnata da una comunicazione basata sui dati, dall’assenza di un impegno preventivo e dalla continua disponibilità ad agire”, afferma, confermando la sua ipotesi di base di un ulteriore ritocco a settembre. “Se la BCE dovesse concludere il proprio ciclo di rialzi con un tasso di riferimento pari o inferiore al 2,5%, riteniamo che cercherà di preservare il margine di manovra e che difficilmente invertirà la rotta il prossimo anno”, aggiunge.
Tassi invariati fino a fine 2027
Più ottimista David Kohl, chief economist di Julius Baer, secondo cui i tassi rimarranno invariati per il resto del 2026 e per tutto il 2027. La sua previsione si basa sul fatto che l’ipotesi di Francoforte di un prezzo del petrolio pari a 102 dollari al barile per il terzo trimestre di quest’anno è significativamente superiore alla media registrata finora, pari a 75 dollari: “Ciò crea un considerevole potenziale di revisione al ribasso delle proiezioni di inflazione elaborate dallo staff dell’Eurotower”, chiarisce. Tuttavia, l’esperto precisa che i falchi probabilmente preferiranno attendere il completo riassorbimento dell’aumento dell’inflazione dei beni e dei servizi non energetici, “mantenendo quindi un’impostazione restrittiva nei prossimi mesi e aspettative dei mercati monetari superiori alle nostre previsioni”.
Mohammed Kazmi, chief strategist & senior portfolio manager di UBP
Anche per Mohammed Kazmi, chief strategist & senior portfolio manager di UBP, è difficile che le banche centrali adottino una politica monetaria restrittiva nella misura attualmente scontata dai mercati. Soprattutto alla luce delle deboli prospettive di crescita di aree come l’Eurozona e il Regno Unito. Per questo, nonostante la ripresa degli spread creditizi, è convinto che i rendimenti dei titoli di Stato si collochino nella fascia alta dell’intervallo, aumentando l’attrattiva dell’asset class dal punto di vista del rendimento complessivo e offrendo agli investitori l’opportunità di guadagnare il carry disponibile. “Gli ultimi anni hanno dimostrato che, alla luce di tale carry, nei segmenti a reddito più elevato di questa asset class è la permanenza sul mercato a dare i suoi frutti, piuttosto che il tentativo di anticiparne con precisione l’andamento”, rimarca. Kazmi ha poi un view positiva anche sui metalli preziosi e industriali e su alcune valute dei mercati emergenti. E si sta concentrando su posizioni lunghe nel settore tecnologico tramite obbligazioni convertibili, con particolare attenzione ai partner chiave degli hyperscaler. Infine, definisce “moltointeressanti” i titoli high yield tramite indici CDS, gli AT1, le obbligazioni BB e i CLO.
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