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A gennaio, i comparti equity globali hanno fatto il pieno di nuovi capitali. Bene anche gli emergenti e Wall Street. Ecologia e finanziari sono stati i settori preferiti, mentre la tecnologia ha subito i primi riscatti da maggio 2021
Non è stato un inizio d’anno tranquillo per gli investitori in fondi. Sui mercati è prevalsa la volatilità a causa dell’impennata dell’inflazione e del conseguente cambiamento di atteggiamento da parte delle banche centrali dopo anni di politiche monetarie ultra-espansive. A questa situazione si è aggiunta l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che ha dato un ulteriore colpo alle Borse.
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Nei prossimi mesi vedremo l’effetto sui fondi del conflitto nell’est Europa, intanto dobbiamo registrare lo sforzo che hanno fatto gli investitori per tenere i nervi saldi a gennaio. Secondo l’ultimo rapporto Morningstar sulla raccolta in Europa, i comparti azionari hanno ricevuto sottoscrizioni nette per 36,3 miliardi di euro, in significativo aumento rispetto all’ultimo semestre, quando erano affluiti circa 20 miliardi ogni mese.
Gli investitori si sono diretti soprattutto sui fondi azionari globali, sui Paesi emergenti e Wall Street. Tra le migliori categorie, troviamo anche due settoriali: ecologia e servizi finanziari. Con flussi netti per 15,2 miliardi di euro, l’equity globale in stile misto ha registrato il più alto risultato mensile dal 2007, quando Morningstar ha cominciato a raccogliere i dati. Per gli azionari emergenti, invece, gennaio è stato il terzo miglior mese nello stesso periodo.
Le categorie di fondi che hanno raccolto di più a gennaio 2022
Preferenze settoriali
Nelle scelte settoriali emergono diverse tendenze. Continua l’interesse per i temi ambientali, con i fondi specializzati sull’ecologia che hanno raccolto 3,7 miliardi di euro a gennaio e oltre 33,6 miliardi negli ultimi dodici mesi. Intanto, gli investitori hanno cercato di trarre vantaggio dal miglior andamento dell’industria dei servizi finanziari rispetto ad altri settori e hanno destinato quasi 3,4 miliardi ai comparti specializzati su questo segmento. Per contro, i fondi azionari tecnologia hanno accusato riscatti netti per oltre 2 miliardi, per la prima volta da maggio 2021.
A gennaio, i fondi che investono nel settore finanziario hanno guadagnato in media l’1% in euro, un dato che si confronta con le performance negative dei tecnologici (-10%) e dell’ecologia (-8,8%). In febbraio, i primi sono scesi in territorio negativo, ma con ribassi inferiori rispetto agli altri due. L’anno scorso tutti avevano avuto performance ampiamente superiori al 20%.
Andamento dei fondi azionari ecologia, tech e finanziari da inizio 2021 (base 100 euro)
Le strategie passive fanno il pieno
“La raccolta record dei fondi azionari è riconducibile quasi interamente agli strumenti passivi, inclusi gli Exchange traded fund (ETF)”, spiega Valerio Baselli, autore del report Morningstar. “Hanno registrato sottoscrizioni nette per 32 miliardi, il miglior risultato di sempre”. Questo ha contribuito a far crescere la quota di mercato dei passivi sugli asset totali dei fondi a lungo termine dal 20,37% di gennaio 2021 al 22,25%.
Fuori da monetari e obbligazionari
Gli effetti dell’inflazione si sono fatti sentire pesantemente sui fondi monetari, che hanno subito riscatti netti per 13,2 miliardi di euro. Anche gli obbligazionari hanno sofferto, accusando il colpo del cambio di rotta delle banche centrali. Per la prima volta da marzo 2020, quando è scoppiata la pandemia di Covid-19, il reddito fisso ha subito deflussi per 4,6 miliardi di euro, con gli obbligazionari sul debito emergente, i diversificati in euro e dollaro, i flessibili globali e gli high yield tra i più penalizzati. Tra le poche voci fuori dal coro, ci sono stati i bond in divisa cinese e i governativi euro. In controtendenza rispetto alle principali banche centrali occidentali, Pechino sta allentando la sua politica monetaria per stabilizzare l’economia e l’inflazione sembra essere sotto controllo.
Gli investitori terranno i nervi saldi?
Nel complesso, i fondi a lungo termine europei hanno archiviato un primo mese dell’anno positivo, con flussi netti per 41,5 miliardi. Tuttavia, il calo delle Borse ha contratto gli asset totali appena sotto i 12 mila miliardi di fine dicembre. Resta da vedere quali saranno gli effetti del conflitto russo-ucraino sul comportamento degli investitori. Riusciranno a mantenere ancora i nervi saldi o, come spesso accade durante il crollo dei mercati, si faranno prendere dalla paura e riscatteranno? A tal proposito è bene ricordare che chi ha resistito alla tentazione di vendere a marzo 2020 ha visto i principali indici azionari globali recuperare gran parte delle perdite e in alcuni casi chiudere l’anno con valori superiori a fine 2019.
*Editorial manager di Morningstar
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