Secondo Dufossé (Candriam), i prossimi mesi resteranno in balia di Trump. E la crescita a stelle e strisce rallenterà. Meglio quindi puntare sull’azionario non USA
Nadège Dufossé, global head of multi-asset di Candriam
Azionario ex-USA, duration, oro e alternativi. È questa la ricetta di Candriam per il secondo semestre dell’anno, che ancora una volta vedrà i mercati in balia delle decisioni imprevedibili di Donald Trump e della sua amministrazione. Gli esperti della casa di gestione, come spiega la global head of multi-asset Nadège Dufossé, prevedono nel loro scenario principale un rallentamento dell’economia globale dovuto a una modifica sostanziale dell’aliquota effettiva dei dazi statunitensi (oltre il 10%). Questo dovrebbe far sì anche che la crescita a stelle e strisce rallenti al di sotto del 2% e che, in caso di altri shock negativi, aumentino i rischi di una recessione.
Fed in difficoltà, la BCE potrebbe tagliare ancora
Secondo Dufossé, la missione della Fed sarà quindi tanto più delicata quanto più il contesto diventerà ‘stagflazionistico’. “Prevediamo un primo taglio dei tassi a dicembre e due o tre tagli consecutivi all’inizio del 2026”, afferma, precisando che il sostegno fiscale sarà solo marginale. Diverso il caso dell’Europa. Nel Vecchio Continente, analizza infatti l’esperta, la politica commerciale USA continuerà probabilmente a pesare sull’attività, in particolare rallentando le decisioni di investimento delle aziende. “L’inflazione nell’Eurozona è ormai sotto controllo e la crescita dei salari sta chiaramente rallentando. Questo offre del margine alla Bce per allentare la politica monetaria, attenuando così il rallentamento economico”, chiarisce.
Occhi sugli USA e sul dollaro
Alla luce di tutto questo, per l’esperta di Candriam l’evoluzione dei flussi di capitale e la ricerca di diversificazione nei prossimi mesi dipenderanno soprattutto dalla capacità degli Stati Uniti di mantenere la loro relativa attrattività. “In particolare riguardo le megacap e la leadership tecnologica, i titoli di Stato e soprattutto la stabilizzazione del dollaro, poiché il rischio di cambio rappresenta un elemento chiave in un’allocazione internazionale”, sottolinea. Precisando che da inizio anno il biglietto verde è sceso di oltre il 10% e che tale tendenza dovrebbe continuare nel secondo semestre.
Dufossé sceglie quindi un posizionamento neutrale e ben diversificato sul fronte azionario. “Evitiamo bias regionali e favoriamo la diversificazione per settore e stile, con particolare attenzione ai settori e ai titoli che mostrano un forte slancio degli utili, come la tecnologia, nonché a quelli supportati da politiche fiscali, come le infrastrutture e l’industria in Europa”, argomenta. Per l’esperta, al momento, le azioni statunitensi sembrano ben valutate, con i mercati che scontano uno scenario favorevole in termini di politica commerciale e fiscale, il che limita il loro potenziale di rialzo e potrebbe aumentare il rischio di delusioni. “In questo contesto, restiamo selettivi, privilegiando i titoli tecnologici, trainati dalla crescita strutturale legata all’intelligenza artificiale”, afferma.
A suo parere, il fatto che i portafogli globali siano strutturalmente sottopesati sui mercati al di fuori degli USA, unito all’indebolimento del dollaro, rende i mercati internazionali interessanti. “Contrariamente all’idea che la rotazione verso le azioni internazionali sia già in gran parte avvenuta, i dati mostrano che in realtà è solo all’inizio”, chiarisce. In Europa, nonostante le tensioni commerciali, per l’esperta le aziende stanno beneficiando di risposte fiscali più attive e di valutazioni più interessanti, che hanno contribuito alle loro recenti performance. “Dopo il rimbalzo, le valutazioni di alcuni settori nazionali, come banche e utility, sembrano essere in linea con la loro media storica. Anche l’apprezzamento dell’euro potrebbe pesare sugli utili”, fa notare. Aggiungendo di essere positiva sul settore tecnologico cinese per quanto riguarda i mercati emergenti.
Passando all’obbligazionario, Dufossé mantiene una posizione lunga sulla duration nell’Eurozona e neutrale sui Treasury USA. “In un portafoglio diversificato, la duration continua a offrire una protezione efficace, in particolare in un contesto di rallentamento economico e di inflazione moderata”, assicura. A suo parere, la BCE sembra essere vicina alla fine del suo ciclo di allentamento, anche se sono previsti altri due tagli dei tassi prima della fine dell’anno. “Questa dinamica, unita a un contesto macroeconomico ancora debole e a un’inflazione ben ancorata, supporta la nostra view costruttiva sul debito sovrano europeo”, rimarca. Negli Stati Uniti, il posizionamento di Candriam sui tassi rimane neutrale, in attesa di un punto di ingresso più interessante. “Ci aspettiamo un leggero calo dei rendimenti nella seconda metà del 2025, dovuto al graduale indebolimento dell’attività economica e ai previsti tagli dei tassi da parte della Fed. La traiettoria dell’inflazione rimarrà irregolare, con le pressioni al rialzo derivanti dai dazi e dalla politica fiscale espansiva compensate da un contesto macroeconomico più debole”, spiega l’esperta.
Il ruolo di oro e alternativi
Infine, per Dufossé l’oro mantiene un ruolo strategico nei portafogli, servendo da copertura efficace contro le incertezze geopolitiche, la volatilità dei tassi reali e i rischi macroeconomici estremi. “Considerata la continua volatilità e i rischi asimmetrici sui mercati, manteniamo un’allocazione in strategie alternative liquide”, conclude. Sottolineando come questi approcci garantiscano la stabilizzazione del portafoglio e integrino le esposizioni più tradizionali e direzionali, offrendo rendimenti decorrelati.
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