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Articolo pubblicato su FocusRisparmio (Marzo – Aprile 2022). Accedi e scaricalo gratuitamente a questo link.
E alla fine arrivano i PEPP. Dal 22 marzo 2022 è applicabile il regolamento europeo che disciplina i Pan-European Personal Pension Product. Siamo pronti al lancio?
L’argomento è complesso, più del previsto; e senza voler far crollare l’interesse dei lettori è bene chiarire un punto importante: al 22 marzo nessun PEPP è pronto al decollo, almeno in Italia. I motivi sono riconducibili in buona parte a due ragioni.
La prima deriva da un certo scettiscismo dei provider europei dettato da alcune caratteristiche del PEPP e dal fatto che è un prodotto nuovo, forse ancora da comprendere fino in fondo. La seconda, tutta italiana, è dovuta all’assenza del decreto legislativo con il quale devono essere definiti alcuni aspetti della fase di accumulo e di decumulo dei PEPP e, soprattutto, il trattamento fiscale, vero e proprio propellente di ogni prodotto di risparmio previdenziale. Lo schema di decreto è stato pubblicato soltanto lo scorso 24 febbraio ed è restato in consultazione fino al 12 marzo.
La lunga storia dei Pepp
Dopo anni di studi, ricerche e pareri, nel 2017 la Commissione europea ha pubblicato una proposta di regolamento sul prodotto pensionistico individuale paneuropeo. L’idea di partenza era nello stesso tempo semplice e sfidante; individuare delle regole, direttamente applicabili in tutti gli Stati membri, per armonizzare le caratteristiche di un nuovo prodotto pensionistico individuale con l’obiettivo di aprire e sviluppare il mercato della previdenza di terzo pilastro, ampliando l’offerta delle soluzioni di risparmio previdenziale, soprattutto per i cosiddetti mobile workers e contribuendo a rafforzare il mercato dei capitali in Europa. La Commissione europea ha subito puntato molto sul progetto PEPP, inserendolo tra le iniziative della prima Capital Markets Union.
Anche l’EIOPA ha sempre intravisto nei PEPP una nuova speranza per consentire un salto di qualità dei prodotti pensionistici individuali in Europa. Alcuni commentatori, all’indomani della pubblicazione della proposta della Commissione, scrivevano con toni entusiastici che il PEPP sarebbe potuto diventare il nuovo UCITS del risparmio previdenziale. Presto, però, il progetto iniziale di creare un prodotto semplice, fatto di poche ed essenziali regole, è stato ostacolato e messo in discussione in una lunga stagione di serrati e duri confronti che hanno avuto luogo nei vari passaggi istituzionali che hanno portato alla definizione del regolamento finale…
E’ possibile leggere l’articolo completo nell’ultimo numero del magazine FocusRisparmio alle pagine 16-17. Accedi e scaricalo gratuitamente a questo link.
*Direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni
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