Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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L’Europa in testa nella rivoluzione virtuosa verso l’obiettivo net zero, le aziende cinesi che arrancano e il Giappone che brilla per le opportunità. È questa, in estrema sintesi, la fotografia che emerge dall’indagine annuale degli analisti di Fidelity International dedicata ai temi Esg, stando alla quale il solco della transizione verde è ormai tracciato, ma resta ancora tanta strada da fare.
Secondo la survey Fidelity, che studia le opinioni dei suoi analisti interni dislocati in tutto il mondo e si basa su quasi 200 risposte provenienti da team azionari e obbligazionari, il Vecchio Continente può vantare la percentuale più alta di aziende riconosciute dagli analisti come ‘leader’ in questo viaggio. E mentre la Cina per ora mostra la percentuale più piccola, oltre la metà delle aziende cinesi sta iniziando a cambiare, il che significa che oltre il 70% sta valutando la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
“Il sondaggio di quest’anno ha trovato segni tangibili di progresso aziendale verso l’obiettivo net zero, nonostante l’impatto della guerra in Ucraina, e un aumento della domanda immediata di combustibili fossili sostitutivi, compreso il carbone, per mitigare i prezzi più elevati”, sottolinea Fiona O’Neill, head of strategic initiatives, global investment research di Fidelity International, secondo cui la traiettoria positiva della transizione della Cina mostra che le società cinesi stanno rispondendo positivamente all’aumento della consapevolezza degli investitori derivante dall’annuncio di Pechino del 2020 di puntare all’obiettivo net zero entro il 2060.
“Tuttavia – osserva la O’Neill – molte aziende sono ancora all’inizio del loro percorso Esg e hanno ancora molta strada da fare. Nel complesso, il progresso è più lento di quanto vorremmo, ma è visibile”.
Il sondaggio rileva, inoltre, che gli analisti di Fidelity nel complesso vedono più opportunità che rischi derivanti dalla transizione verde, soprattutto nel lungo termine. In particolare, si distingue Giappone, con gli esperti che evidenziano opportunità significative che dovrebbero emergere nel settore automobilistico, dei beni di prima necessità e dei semiconduttori nel prossimo decennio. È poi probabile che anche la Cina tragga vantaggio dalle opportunità green ed è già leader in settori come i pannelli solari.
“Un tema chiave cui stiamo guardando è quello di una ‘giusta transizione’ – sottolinea la O’Neil -. Il passaggio, infatti, a un’economia più verde rischia di avere un impatto negativo su alcuni individui e comunità, come quelli che lavorano nell’industria dei combustibili fossili, e dovrebbero essere compiuti sforzi per mitigare tali rischi. I nostri analisti vedono segnali di progressi incrementali, con una percentuale maggiore di aziende che ha annunciato iniziative per promuovere una corretta transizione supportando i dipendenti disoccupati”.
Infine dalla Fidelity Esg Analyst Survey emerge anche che non sono state solo le emissioni di gas serra a dominare le discussioni negli incontri con i consigli di amministrazione e i dirigenti negli ultimi 12 mesi. Marcato è stato anche l’aumento delle interazioni trasversali su temi sociali, come il benessere e la diversità dei dipendenti.
“Dopo i cambiamenti repentini e drammatici dell’ultimo anno, le catene di approvvigionamento sono al centro dell’attenzione, in particolare le preoccupazioni sul lavoro, che hanno mostrato il maggiore aumento delle menzioni da parte degli analisti. Ma l’ambiente rimane un tema chiave e la biodiversità è presente nel 26% delle conversazioni degli analisti, con il nostro team che si aspetta aumenterà nel prossimo anno”, conclude la O’Neill.
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